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Hello Hikimi · Nov 18, 2025

Quanto vale un’opportunità?

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Roberto Blefari · Hello Hikimi

Ciao,

Ti è mai capitato di ricevere una proposta di lavoro “troppo bella per essere vera” per poi scoprire che “non c’era budget”?

Lo so, la mia è una domanda retorica 😏

In questa newsletter racconto perché a volte accettiamo di lavorare gratis (o quasi), e come capire se un’opportunità è davvero un investimento — o solo uno sconto di troppo.

Keep imagining – detail (© Hikimi)

Che sia la copertina per il “romanzo d’esordio del giovane fenomeno social”, l’illustrazione editoriale per l’articolo di un premio Nobel del 2013 o le illustrazioni per la comunicazione della “start-up che cambierà il futuro dei bambini nel mondo” — se non “c’è budget”, due domande te le fai, sempre:

Accetto e spero che mi apra molte strade?

Oppure: come si dice in inglese “no grazie, con la visibilità non ci pago le bollette”?

Nel lavoro indipendente la linea tra “opportunità” e “sfruttamento” è sempre sottile. Oltre a capire se chi ci contatta è serio e affidabile, dobbiamo sviluppare anche un istinto imprenditoriale che ci aiuti a valutare molte incognite.

In teoria dovremmo sempre farci pagare il giusto. In pratica sappiamo che qualche rischio dobbiamo prendercelo: un freelance è anche un piccolo imprenditore, e a volte l’investimento per creare una nuova opportunità è parte del gioco.

Se decidiamo di fare dei compromessi, però, non dobbiamo essere sempre noi gli unici a farci carico del rischio.

Negli anni ho imparato (spesso a mie spese) che la differenza tra un’opportunità e una fregatura sta tutta nella reciprocità.

Le collaborazioni in cui si devono fare dei compromessi, come rinunciare inizialmente ad un compenso adeguato, funzionano solo se c’è un impegno e un investimento reciproco.

Un po’ come nelle relazioni: se la volontà di costruire qualcosa insieme non è condivisa, non c’è partnership che tenga.

Molte delle collaborazioni che mi hanno dato più soddisfazione in questo senso, sono nate proprio così: da un patto di impegno e fiducia, con obiettivi chiari per entrambi, che ci fosse il giusto budget oppure no.

Con Paperbanana, ad esempio, oltre ad aver conosciuto due persone che oggi sono tra i miei amici più cari, ho potuto creare una collezione di pattern e illustrazioni che mi ha aperto nuove porte. Loro si sono sempre impegnati a riconoscere un compenso, più basso rispetto al mercato ma adeguato alla loro dimensione di start-up. Io, in cambio, ho avuto tutta la libertà di sperimentare e proporre idee nuove.

Con The Milaneser ho iniziato gratuitamente, ma con un sistema di royalties trasparente e corretto — che nel tempo mi ha fatto guadagnare più che con altri shop online.

O ancora CitySens: ho proposto io al founder un progetto illustrato per personalizzare uno dei suoi prodotti. Ci siamo parlati, ci siamo piaciuti, abbiamo fissato i termini e collaborato. Non è andata benissimo in termini di guadagno, ma è stata un’ottima esperienza, sia umana che professionale.

Ovviamente non è andata sempre così. Ci sono stati anche gli esperimenti meno riusciti: quelli in cui tempi, ruoli o aspettative non erano chiari. Red flag che oggi riconosco più in fretta, ma su cui inciampo ancora, ogni tanto.

Proprio per questo motivo, ho deciso di scrivere questa newsletter.

A colorful illustration of a calm, smiling face with closed eyes. The face is made up of abstract overlapping shapes in soft blue, orange, yellow, and green tones on a warm yellow background, symbolizing mindfulness and inner balance.
Light thoughts – © Hikimi

Se vuoi creare una nuova opportunità, ci sono alternative al non farsi pagare.

Ricordati sempre che puoi vendere o riutilizzare immagini o elementi grafici non coperti da licenza esclusiva, oppure scambiare servizi e visibilità, ma solo quando il rapporto è davvero bilanciato.

La cosa più importante è che sei tu a stabilire le regole del gioco.

Se abbassi il prezzo, spiega che è un investimento condiviso, non un prezzo di listino. Se il budget è più basso del previsto, stabilisci tu i limiti: una sola proposta invece di tre, nessuna modifica aggiuntiva inclusa. Se accetti una collaborazione gratuita, specifica che ti prenderai la libertà di sperimentare e creare qualcosa di diverso.

Scrivi tutto: anche le collaborazioni “amichevoli” meritano un’email chiara. È il modo migliore per proteggere te, il cliente e il rapporto di lavoro.

Il punto non è dire “mai lavorare gratis” ma capire perché lo stiamo facendo e con chi.

A volte è un passo indietro per farne due avanti.

A volte è solo un vicolo cieco.

Ti è mai capitato di accettare un progetto “a gratis” che poi si è rivelato utile (o disastroso)?

Raccontamelo rispondendo a questa email o nei commenti.

💌 È la prima volta che mi leggi?

Sono Roberto (Hikimi), illustratore freelance, e in questa newsletter racconto cosa succede quando creatività, lavoro e realtà si incontrano — non sempre nella stessa direzione.

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Read the original on hellohikimi.substack.com

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