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La newsletter del Camposanto · Mar 12, 2026

Un retroscena postumo sulla storia di Ines

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Giulia Depentor · La newsletter del Camposanto

Ciao camposanter!

Come state? Io sono molto contenta di come stanno andando le cose con questa newsletter e in generale su Substack. Vi state iscrivendo in tantissimə, e qualcuno ha anche deciso di sottoscrivere un abbonamento. Anche se, come ho ribadito in varie occasioni, questo progetto rimarrà sempre gratuito, sto iniziando a pensare anche a contenuti esclusivi per voi generosə sostenitori e sostenitrici. Grazie! ❤️

[Parentesi: proprio quando avevo deciso di lasciar perdere Instagram, il mio account è esploso. Devono avermi sentito. Quindi grazie anche a chi arriva da lì, più siamo e meglio è!]

Inizialmente avevo dichiarato solennemente che questa newsletter sarebbe stata mensile e non avrei intasato le vostre caselle di posta elettronica ma io, donna dalle mille contraddizioni, il mese scorso ho fatto uno strappo alla regola e ho pubblicato ben due post: uno regolare e uno straordinario.

Perché? Semplicemente perché avevo un sacco di cose da raccontarvi e non ce la facevo a resistere per un altro mese!
L’ultima newsletter, infatti, era totalmente dedicata alla storia di Ines (della quale ho parlato nell’ultimo episodio di Camposanto) e, nello specifico, ai documenti che avevo trovato su di lei durante le mie ricerche.

In questo numero della newsletter, invece, vi racconterò un retroscena che ho scoperto poche ore dopo aver lanciato la puntata.

Prima di continuare a leggere, ascolta la storia di Ines!

Come d’abitudine, dopo la pubblicazione dell’episodio del podcast, l’ho gridato ai quattro venti nei miei account social.
E proprio nel social che considero e leggo di meno – e cioè facebook – il giorno successivo ho trovato il commento più interessante.


La prima cosa che ho pensato – e sono sicura avrete pensato anche voi – è stata:

Quindi sono parente di Celentano?

La seconda cosa che ho pensato (nonché una delle frasi che dico più spesso) una volta esaurita la mia scorta giornaliera di simpatia, è stata:

Ok, fermi tutti.

E poi una delle mie frasi preferite che mi rendo conto essere molto da boomer, ma pazienza:

CALMA E SANGUE FREDDO.

Scherzi a parte (anche se “Calma e sangue freddo” l’ho detto davvero), ho capito che la prima cosa da fare era contattare il Sig. Celentano e chiedere chiarimenti. Cosa che ho prontamente fatto.
La prima cosa che ho scoperto, tenetevi forte, è che non era veramente il molleggiato a scrivermi, bensì Gabriele, appunto figlio della sorella di Ines, nonché nipote di quest’ultima.
Ora torniamo seri perché – altra frase che amo e che dico ogni 3-4 minuti – “ogni bel gioco dura poco”. Parlando con Gabriele, ho capito che la storia scoperta da me non era sbagliata, ma solo parziale.

Ines P. (1925-1945) è la prima cugina di mia nonna Isetta.
Mia nonna ha sempre raccontato che la ragazza è morta durante il terribile bombardamento che colpì San Donà durante la Seconda guerra mondiale. Grazie alle mie ricerche, scopro che quel bombardamento è avvenuto nel 1944 (non nel 1945) e che Ines è morta di “febbre miliare e meningite” in ospedale. Quindi, deduco che la leggenda familiare sia stata tramandata in modo inesatto ma sono comunque contenta di aver scoperto che cosa è successo alla povera Ines (che, stando ai miei calcoli, è la mia terza cugina).


Così finisce la puntata del podcast.

Gabriele mi racconta una storia diversa. O meglio, una storia che completa quella da me scoperta.

Ines, in effetti, muore di malattia. Ma la causa della sua febbre altissima viene inizialmente imputata a uno shock che la ragazza ha subito qualche mese prima: è infatti rimasta sotterrata dalle macerie di un gravissimo bombardamento accaduto in città.

Stando alla ricostruzione, Ines – che abita nei pressi dell’ospedale – si rifugia dentro un fossato per cercare di ripararsi. Il bombardamento le risparmia la vita, ma lei rimane comprensibilmente traumatizzata dall’evento, le cui conseguenze la portano infine alla morte qualche mese dopo. Ovviamente, con gli occhi di oggi, non possiamo sapere con certezza se il trauma e la malattia fossero collegati o una semplice coincidenza, ma questa fu la “diagnosi” iniziale del medico del 1945.

Ecco perché non avevo trovato il nome di Ines nella lista delle vittime.

Nel sito che vi ho citato nel numero scorso della newsletter (quello dedicato ai bombardamenti in Veneto durante la guerra), si dice che in quell’episodio morirono 47 persone e vi furono 100 feriti.
Direi che, dopo tutte queste tristi scoperte, forse potremmo dire che le vittime furono in realtà 48, e probabilmente anche di più.

E questa è la storia completa di Ines, ragazza sandonatese di 19 anni, sfortunata per due volte.

Per la lettura completa degli eventi di quella giornata, vi rimando all’ottimo sito “San Donà ieri e oggi”, (il cui autore si è finalmente palesato e risponde al nome di Stefano Pasqualato).

Vi ricordo che a fine mese uscirà la seconda parte dell’episodio dedicato al cimitero della mia città.
Vi avevo detto che vi avrei raccontato le storie di Rita e Giovanna, ma i retroscena si sono moltiplicati e sembra che le puntate dedicate al cimitero di San Donà saranno tre.

Se anche tu ti senti un* camposanter, ti ricordo che ho scritto “Immemòriam”, un libro che racconta le mie avventure cimiteriali in giro per l’Italia!

Acquista il mio libro!

  • Un paio di settimane fa ho terminato “Un cappello pieno di ciliege”, il libro di Oriana Fallaci dedicato alla ricostruzione genealogica della sua famiglia (scusa Oriana, so che “ciliege” è una licenza poetica e che c’è una storia dietro, ma mi fa male scriverlo).
    Ve lo consiglio certamente con un’avvertenza: è un bel mattonazzo di oltre 800 pagine, quindi non riuscirete a leggerlo a letto, a meno di non crearvi uno spesso callo all’altezza dello sterno dove appoggiare lo spigolo del tomo. (Perché poi è così bello che non volete più metterlo giù, ma vi farà male tutto).

Tre siti importantissimi per chi fa ricerca genealogica
al di là dei soliti supporti per la ricerca (gli arcinoti FamilySearch, Ancestry…)

  • Progetto Torelli: l’archivio di tutti i soldati che hanno partecipato alle Guerre di indipendenza italiane. Io sono appena all’inizio della ricerca, ma prevedo un nuovo tunnel.

  • Archivio Gastone Fusaro: l’archivio dei soldati del Regno Lombardo-Veneto che hanno prestato servizio con l’esercito austriaco (di questo vi ho parlato anche nel mio libro “Dinastia”)

  • Aldilapp (non è un sito, ma una app): questa risorsa nasce come un modo per prendersi cura della tomba di un defunto a distanza (ad esempio scrivendo una dedica, commissionandone la pulizia etc. etc.) Naturalmente, la cosa davvero interessante per noi camposanter è che raccoglie un database completo dei cimiteri che aderiscono al progetto. In altre parole: se state cercando una tomba a Treviso ma vi trovate a Napoli, cercate nella app che, tra l’altro, fornisce un sistema di ricerca in tutta Italia (sempre contestualmente ai cimiteri che hanno aderito). Per me un’ottima risorsa!

E a proposito di FamilySearch: e se vi dicessi che il sito ha integrato un sistema di ricerca supportato dall’AI? E che io l’ho provato e ho fatto un salto di sei generazioni in un ramo familiare? Lo so, siamo nei guai.

Spero che le mie avventure cimiteriali e genealogiche continuino ad appassionarvi! Se questa newsletter vi piace, vi sentite camposanter o conoscete qualcuno che potrebbe apprezzare i miei contenuti, condividete, commentate, scrivetemi!

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Vi aspetto il mese prossimo – o prima se succede qualcosa di interessante!

Giulia 💀


- Questa newsletter, di solito, esce una volta al mese verso metà mese (salvo contenuti speciali). Si può ricevere via mail o seguire direttamente sulla app di Substack.
- Il mio podcast Camposanto esce sempre una volta al mese ma verso la fine del mese. Si ascolta un po’ ovunque, vedete voi come vi piace di più.
-
Su Instagram documento tutte le mie esplorazioni cimiteriali e spesso mi perdo in chiacchiere.
- Ho scritto vari libri, sempre sull’argomento.

Read the original on giuliadepentor.substack.com

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