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La newsletter del Camposanto · Feb 26, 2026

Un episodio molto complicato

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Giulia Depentor · La newsletter del Camposanto

Ciao camposanter, come state?

Lo so, ho sempre detto che questa newsletter è mensile ma io cambio idea di continuo e amo fare esperimenti.
[Non cancellate l’iscrizione, dai, dovete volermi bene sempre. Sembra una minaccia. Ok, non divaghiamo!]

Oggi è uscita una puntata del mio podcast e mi sono detta: perché non fare uno strappo alla regola offrendo dei contenuti aggiuntivi speciali che non si possono ascoltare (nel podcast) né guardare in velocità (nei social)?

Quindi eccomi qua. ❤️

Buona lettura, buon ascolto e buoni ragionamenti cimiterial-genealogici.

San Donà di Piave è la città in cui sono nata e da questo momento in poi, per comodità, faremo come tutti i sandonatesi e la chiameremo semplicemente San Donà.

All’università sono andata a vivere altrove (ma non conta perché tornavo a casa ogni fine settimana), e in seguito mi sono trasferita all’estero e ho vagato per più di dieci anni: Parigi, Barcellona, Berlino, Auckland, poi Milano (che ci crediate o no, è questo il trasferimento che continua a stupirmi di più), poi Berlino di nuovo.
Poi, anche se sono tornata in Italia quasi senza passare per il via, in tutto questo peregrinare mi sono resa conto che le radici sono lì e sono difficili da estirpare.
Si sono allungate moltissimo (e sono pronte ad allungarsi di nuovo quando servirà) ma affondano saldamente. E questa consapevolezza mi fa apprezzare ancora di più l’idea di potermene andare di nuovo altrove quando mi andrà. Ma non è questo quello di cui voglio parlarvi, come al solito divago.

Vi consiglio di ascoltare la puntata prima di leggere questo post, ma ovviamente potete fare come vi pare. Io ve la lascio qui.


Il cimitero di San Donà è quello che mi ha vista muovere i primi passi da camposanter. Ovvio che prima o poi una puntata ci scappava.

Lo so cosa state pensando. Ma come, dopo quasi sei anni di Camposanto, la puntata sul cimitero di San Donà arriva adesso? Come mai non ci ha pensato prima?

Non è che non ci avessi pensato, figuriamoci, è che credo sia infinitamente più difficile parlare di qualcosa che si conosce bene, anche se detta così può sembrare un paradosso.
Quando “affronto” i cimiteri di cui parlo nel mio podcast, cerco di non cadere nei facili sentimentalismi. Sembra scontato, ma quando si parla di morti (anche se sconosciuti) non è semplice mantenere l’equilibrio tra emozione (inevitabile) e oggettività. Il tutto è ancora più difficile in un luogo dove le storie dei defunti si intrecciano al vissuto personale.

Capite adesso perché fino ad ora avevo evitato questo cimitero, vero?

Il solo pensiero di rivedermi da ragazzina che vago curiosa tra le lapidi in cerca di storie, mi fa scendere una lacrimuccia. Figuriamoci se mi venisse la malaugurata idea di portarvi con me a visitare le tombe dei miei cari.

No.

Sarebbe scontato, sarebbe troppo personale e, lasciatemelo dire, sarebbe anche un po’ pigro (🚨alert facile sentimentalismo🚨).

È per questo motivo che nella puntata di Camposanto dedicata al Cimitero di San Donà, vi racconterò le storie di tre donne che non conosco affatto.
O meglio: donne che non conoscevo perché adesso so quasi tutto di loro, grazie alle informazioni che ho letto sulle loro lapidi e alle ricerche che ho fatto in seguito.

Con l’occasione, vi illustrerò anche tre metodi di ricerca molto diversi tra loro, sperando di ispirarvi durante le vostre prossime esplorazioni cimiteriali!

Le tre donne si chiamano Ines, Rita e Giovanna.

Prima di iniziare, vuoi sapere come ci si prepara per un’esplorazione cimiteriale?

Ecco i miei consigli

La prima volta che incrocio lo sguardo di Ines, sono certa di una cosa: devo scoprire chi è e che cosa le è successo.

La prima cosa che noto, oltre alla sua straordinaria bellezza, è che porta lo stesso cognome della mia nonna materna. All’inizio, però, non ci faccio caso: è un cognome comune sia in zona che in tutta Italia, sarà certamente un’omonimia.
Mi sbaglio.
È mia mamma a spiegarmi che Ines, in realtà, era la figlia del fratello del mio bisnonno. Questo faceva di lei la prima cugina di mia nonna Isetta (che era nata nel 1923 e quindi era quasi sua coetanea). Nel momento in cui lo scopro, forse suggestionata, noto che Ines e Isetta un po’ si assomigliano.

Il 1945, anno della morte di Ines, mi fa immediatamente pensare a un bombardamento della Seconda guerra mondiale. (A San Donà ce ne furono parecchi come ho potuto constatare in un sito molto utile che vi linkerò alla fine).

Mia mamma conferma questa versione.

“Mi pare di ricordare che Ines sia morta proprio durante il bombardamento più intenso, quello che colpì l’ospedale.” (cit. Rosi, aka mia mamma)

Le mie ricerche, inizialmente, si muovono proprio in questa direzione.

Consultando libri di storia locale, scopro però una discrepanza: il terribile bombardamento dell’ospedale risale al 1944, non al 1945.
Non mi abbatto perché ormai sono avvezza ai vicoli ciechi genealogici e so che spesso nelle storie tramandate i dettagli si confondono.

Ines non è morta in quel bombardamento, ma potrebbe essere morta in un altro bombardamento. Ma quale? Non si trovano liste di vittime nelle fonti che consulto, come faccio a collocarla in uno di quegli eventi? Tra l’altro, la sua lapide dice solo “1945” e non dà ulteriori dettagli.
Quel che è peggio, è che non c’è nessun altro a cui chiedere. Mia mamma (camposanter, parente onnisciente dalla memoria di ferro, conoscitrice delle più misteriose leggende legate al cimitero di SD) non era neanche nata all’epoca e mi riportava semplicemente i racconti di mia nonna Isetta (cioè sua mamma).
Ines era morta così giovane che non si era né sposata né aveva avuto figli, quindi non c’erano discendenti diretti a cui chiedere.

A questo punto, arriva il momento che detesto della ricerca cimiteriale e genealogica, ossia quello in cui devo accettare che per un po’ non farò progressi. Mi devo rassegnare ad aspettare.

Il mio lavoro di ricerca mi ha insegnato ad avere pazienza, ma questo non significa che aspettare mi piaccia.

C’è poco da fare però. Metto Ines da parte e ogni volta che torno al cimitero di San Donà mi fermo davanti alla sua lapide, come per scusarmi per non essere riuscita a far luce sulla sua storia.
Rimango sempre più colpita dalla somiglianza con le immagini di mia nonna da giovane: Ines e Isetta hanno lo stesso sguardo attraversato da una sottile vena di malinconia.

Mi trovo all’archivio parrocchiale di San Donà per fare altre ricerche, sto sfogliando un registro di morte del 1944 e mi imbatto nella pagina con l’elenco delle vittime del bombardamento del 12 ottobre.

fonte: Archivio parrocchiale di San Donà di Piave

So già che Ines non c’è (è morta nel 1945) ma leggere questa pagina me la fa tornare in mente e quindi decido di cercare i suoi atti di nascita e morte in archivio.

[Per inciso: avevo già provato ad approfondire la storia di Ines con gli atti di stato civile – quelli dell’anagrafe – ma quei periodi non erano coperti nei registri online che consulto di solito, e una ricerca presso il comune sarebbe stata impossibile dato che non conoscevo i giorni precisi ma solo gli anni. In ogni caso, consultare questi atti non mi avrebbe dato informazioni relative alle cause di morte ma avrebbe solo confermato dati che conoscevo già.]

L’atto di nascita di Ines (fonte: Archivio parrocchiale di San Donà di Piave)

Vi faccio notare, a sinistra dell’atto, che nel timbro relativo al matrimonio non è riportato nessun nominativo: è la conferma del fatto che Ines fosse morta nubile.

[Prevengo una vostra possibile domanda: ho cancellato i cognomi non per una questione di privacy – si tratta di persone morte molto tempo fa e comunque di miei antenati – ma perché vorrei usare la storia di Ines come esempio di metodologia di ricerca. Il suo cognome, questa volta, non è importante.]

L’atto di morte di Ines (fonte: Archivio parrocchiale di San Donà di Piave)

La causa di morte è indicata chiaramente nella quarta riga: febbre miliare e meningite.

Non avendo mai sentito parlare di febbre miliare, faccio una ricerca e scopro che si tratta di una malattia infettiva molto grave (mi pare di capire una forma di tubercolosi, ma la mia natura ipocondriaca mi impedisce di approfondire) che prende il suo nome dalle lesioni che ricoprono la pelle di chi si ammala (che assomigliano, appunto, a grani di miglio). Nel caso di Ines, l’infezione è aggravata dalla meningite.

Si tratta di una malattia che in passato era molto comune (una curiosità: pare che sia stata anche la causa di morte di Wolfgang Amadeus Mozart).

Ines, quindi, era morta così, in ospedale. E forse proprio il luogo della sua morte (l’ospedale) ha contribuito ad arricchire la sua storia di un particolare inesistente. Sono dinamiche molto comuni quando i racconti familiari vengono tramandati da una generazione all’altra.
[Ines è morta durante la guerra > in ospedale > un bombardamento ha distrutto l’ospedale di San Donà > Ines è morta durante quel bombardamento]

Perché è stato così importante ricostruire la storia di Ines?
Non saprei spiegarlo bene ma se seguite questo podcast e avete imparato a conoscermi, potete immaginarlo. La sua causa di morte è certamente interessante, ma non è questo il punto. Rimettere a posto i tasselli mi ha dato la possibilità, in qualche modo, di restituire a Ines la sua storia.

Quando passo davanti alla sua lapide, ora la saluto con uno spirito diverso: non è più soltanto una fotografia, ma una persona (mia antenata oltretutto) che finalmente ho conosciuto fino in fondo. E mi pare che anche il suo sguardo sia cambiato.
E questa è sicuramente suggestione.

Oppure no?

Il sito sui bombardamenti in Veneto di cui ho parlato poco fa è questo. Per completare la sitografia storica del periodo, vi consiglio anche la consultazione dell’atlante delle stragi nazifasciste in Italia (di cui parlo abbondantemente anche nel mio libro sui cimiteri “Immemòriam”.

Spero che questa “edizione con contenuti speciali” della newsletter del Camposanto vi sia piaciuta. Fatemelo sapere e condividetela, più siamo meglio è!

Ci sentiamo presto!

Giulia 💀


- Questa newsletter, di solito, esce una volta al mese verso metà mese (salvo contenuti speciali tipo questo). Si può ricevere via mail o seguire direttamente sulla app di Substack.
- Il mio podcast Camposanto esce sempre una volta al mese ma verso la fine del mese. Si ascolta un po’ ovunque, vedete voi come vi piace di più.
-
Su Instagram documento tutte le mie esplorazioni cimiteriali.
- Ho scritto vari libri, sempre sull’argomento.

Read the original on giuliadepentor.substack.com

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