Disco Elysium è diventato praticamente al day one il gioco perfetto per il gotha della critica al giochino.
Abbastanza indie da potersi sparare le pose intellettualoidi ma non così indie da essere ignorato dal resto del pubblico – che tradotto vor dì “posso sfruttarlo per fare un po’ di engagement”. Abbastanza politico da poterselo rivendicare per ripetere per l’ennesima volta che leggi – o peggio ancora scrivi – su Il Manifesto, ma anche abbastanza bel giochino perché la gente se lo accolli senza poi lamentarsi troppo se vincendo un Game of the Year gli sviluppatori ringraziano Karl Marx.
Insomma, il perfetto Wanking Simulator per farsi le seghe. Finché non succede che ZA/UM deflagra malissimo per colpa del capitale.
Lo studio resta, ma chi lo rendeva tale no. È come quando è morta tua nonna e l’hai vista dentro una bara: un guscio vuoto che sembrava ancora tua nonna, mentre quello che la rendeva davvero tale era già andato.
Nel mondo reale funziona che tua nonna la seppellisci. Ne tieni vivo il ricordo come puoi e più che puoi, magari tu o i tuoi genitori decidono di tenere le ceneri su qualche mobile in casa, ma finisce lì. A nessuno verrebbe in mente di fare il remake di Weekend con il morto usando il suo cadavere.
A nessuno tranne a chi si occupa di critica videoludica, apparentemente. Perché con ZA/UM è successo quello: mentre il capitale si appropriava della sua crisalide svuotandola di qualunque vita e significato avesse mai avuto, la critica videoludica saliva sull’hype train di Project C4, che poi sarebbe diventato Zero Parades: For Dead Spies.
Per poi stupirsi che chi ha davvero capito Disco Elysium, Zero Parades l’ha evitato più o meno come un creator evita le norme AGCOM sulle adv.
Avrai capito che la storia di oggi è dedicata a questo. Il motivo è che banalmente qua si è comunisti davvero, non solo quando c’è da spartirsi un po’ di mi piace sulle piattaforme del padrone.
Mind the fucking gap.
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Sei sorpreso da ZA/UM che si comporta come il peggio capitalismo? Beh, è perché non hai capito che questa non è più ZA/UM.
Qualche settimana fa “i creatori di Disco Elysium” (nota le virgolette) hanno licenziato 32 persone. Il motivo è che Zero Parades: For Dead Spies, il loro nuovo videogioco, non ha venduto abbastanza.
Qualcuno dà la colpa al boicottaggio partito in rete. Che è nato perché ZA/UM continua a spacciarsi per “lo studio di Disco Elysium” quando tra i dipendenti attuali non è rimasto nessuno di chi lo ha creato.
La storia che c’è dietro è complicatissima, tira in ballo la finanza internazionale ed è veramente un macello da riassumere.
O ti guardi l’inchiesta di 3 ore di People Make Games, o ti fidi sulla parola: Ilmar Kompus ha comprato la maggioranza di ZA/UM usando i soldi di ZA/UM stessa. Poi ha fatto fuori Robert Kurvitz, Aleksander Rostov e Kaur Kender — lead designer, art director e producer di Disco Elysium.
Qui poi si inseriscono le accuse di essere dei pezzi di merda sul posto di lavoro rivolte ai tre, che però non rendono improvvisamente il capitalismo una bella cosa.
Negli anni altre figure chiave hanno fatto come Baglioni: Martin Luiga, fondatore di ZA/UM — l’associazione culturale, non lo studio, te l’avevo detto che è un bordello — oggi lavora ad Hopetown, insieme ad altri nomi storici di Disco Elysium.
Questa ZA/UM è solo un esuvia di chi ha sognato davvero Disco Elysium.
È il capitalismo più becero.
Quello che se ne fotte di chi ha davvero fatto qualcosa,
e si preoccupa solo di chi possiede le Proprietà Intellettuali sulla carta.
Se ti piace il sale, continua a leggere. E magari condividi.
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Non ho paura di perdere i videogiochi. Ho paura di perdere le persone che mi fanno vivere i videogiochi.
In questi anni mi sono perso un sacco di momenti. Un disastro e mezzo di stagioni di Sea of Thieves, l’arrivo degli Illuminati in Helldivers 2, incalcolabili eventi per le skin in Deep Rock Galactic.
Ne ho persi davvero un sacco, ma se ripenso ai momenti passati con i miei amici su quei titoli sento di non essermi perso niente.
E ci pensavo giusto stamattina, quando finalmente dopo mesi passati a giocare a cazzi nostri perché non si era più trovata una quadra per avviare qualcosa assieme abbiamo avviato Big Walk. E non ci sono barili esplosivi con i quali minacciare i compagni di ciurma o bombardamenti orbitali da lanciarsi nel culo a vicenda in Big Walk. Ci sono solo grosse e grasse risate per delle immense puttanate.
Tipo vedere uno dei tuoi compagni d’escursione che si dimena urlando istruzioni in una stanza insonorizzata, pensando che prima c’eri tu in quella stanza ed erano loro a prenderti per il culo.
Sento gente che ha paura che “il woke gli fotta i videogiochi”. Qualunque cosa sia poi il woke, dato che manco loro lo sanno darci una definizione. Si lamentano eh, ma non sanno manco spiegare di cosa.
Io invece ho paura di perdere questi momenti. Ho paura di invecchiare troppo per godermeli ancora.
Poi mi passa.
Se sono arrivato a trentasei anni come testa di cazzo
difficilmente cambierò a quaranta.
I Doppia-A ci salveranno tutti. Se smettiamo di rompere il cazzo perché sono Doppia-A. Il case study è Beast of Reincarnation, ma lo stesso discorso vale per un macello di roba.
Ascoltati il fottuto podcast.
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
Fin troppa gente ha fatto ai videogiochi quello che come specie abbiamo fatto al cyberpunk. Li abbiamo ridotti alla sola estetica, alle sole insegne al neon di quella scena di Blade Runner fichissima di cui ci ricordiamo il logo di Atari e non cosa significava per quella Los Angeles distopica avere quel logo a marchiarla a fuoco.
Quindi ZA/UM è lo sviluppatore di Disco Elysium. E lo rimane anche quando fa fuori tutte quelle persone che hanno fatto Disco Elysium. Lo rimane nelle recensioni di Zero Parades e lo rimane per chi quelle recensioni le scrive, perché è più importante il marchio Disco Elysium delle persone che ci stavano dietro.
È tutto quello che non funziona oggi, nella critica videoludica. È tutto quello che non funziona oggi nell’industria videoludica. È tutto quello che non funziona oggi e basta.
Tutto questo passa per Disco Elysium.
E se non sei d’accordo, Disco Elysium l’avrai anche giocato,
ma non l’hai vissuto.

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