Stranamente questa settimana si riesce a parlare di giochini. Ancor più stranamente se ne occupa il fancazzista residente del gruppo, al secolo Stefano Calzati.
Io direi che non serve dilungarsi in intro troppo costruite, acchiappiati ‘sta newsletter o và all’inferno.
di Stefano “IlCummenda” Calzati
Detta così sembra un po’ una roba complottista alla QAnon, in realtà è Atlus che nel ‘97 ci stava mettendo in guardia su quello che sarebbe successo di lì a 30 anni.
Shin Megami Tensei Devil Summoner Soul Hackers è, all’apparenza, la classica iterazione di SMT, un dungeon crawler con combattimento a turni dove convincere demoni sempre più potenti a unirsi alla nostra squadra per poi fonderli tra loro, diventare sempre più potenti ecc ecc.
Un bel gameplay loop, un buon level design, ma niente per cui stracciarsi le vesti.
È però il contesto ad essere molto particolare, una distopia cyberpunk (già di per sé una rarità in ambito JRPG) dove un’intera città, Amami City, viene scelta come modello di digitalizzazione estrema, sotto il governo occulto della società che fornisce tutti i servizi informatico di cui la popolazione ha bisogno, la Algon Soft, col supporto (o meglio, sotto il controllo occulto) della setta tecno-satanista Phantom Society.
Un patto col diavolo tecnologico che prevede da parte della popolazione un pagamento che va però oltre abbonamenti e dati personali regalati accettando termini e servizi.
La nostra anima, rubata accedendo e giocando all’interno del “multiverso” Paradigm X. In questo modo i demoni trovano nel virtuale una porta verso il reale, invadendo la città e nutrendosi dei suoi abitanti. Occultismo e hi-tech si incontrano per trasformare in realtà un disegno che sa di allegoria dei nostri tempi e ci pone davanti ad un quesito esistenziale:
quanto siamo disposti ad accettare di cedere per vivere nella comodità dei servizi a portata di click e degli ambienti virtuali?
In Soul Hackers c’è tutta la fascinazione e l’inquietudine cyberpunk tipica dell’avvicinamento al nuovo millennio, condita con quel sapore dark fantasy tipico della serie a donare un flavour particolarissimo e conturbante. La cosa straordinaria di queste opere è rendersi conto che, davvero, bastava osservare un attimo la situazione da un’angolazione più critica per capire quanto male sarebbero potute andare le cose, affidandosi ciecamente alla tecnologia per il “bene” del progresso e del capitalismo.
E allora lunga vita a tutti quegli hacker che si ergono a protettori della nostra “realtà virtuale”, sabotatori del capitale, imbrattatori delle condizioni d’utilizzo che, attraverso le loro azioni, risvegliano la nostra anima sopita tra scroll, odio e mercificazione delle nostre vite.
Nelle parole del presidente della Algon Soft, verso il finale, sotto shock nel suo ufficio appena attaccato dagli stessi demoni che ha aiutato ad evocare, dove ricorda come il suo sogno di unire le persone attraverso le sue tecnologie abbia deviato in qualcosa che “digitalizza il lato oscuro dell’umanità, riempiendogli la testa di menzogne”,
c’è tutta l’ipocrisia di chi spaccia
il capitalismo per idealismo.
di Richard “Amaterasu” Sintoni
O almeno, più calda fino ad oggi.
Fisso la mia home della PlayStation e vedo che c’è ancora installato Endling: Extincion Is Forever. E mi sale un senso di tristezza infinito.
Io non l’ho ancora giocato perché mi cago addosso di starci male, in compenso me ne ha parlato chi mi conosce bene dicendomi che “si, ti farebbe stare tanto male. Ma è bello, fidati”.
E io si, mi fido. Ma col cazzo che lo avvio.
Perché apro la mia finestra e vedo il termometro che mi segna 20 fottuti gradi alle 5 e mezza del mattino, ora in cui esco di casa per andare a servire il capitale.
Apro i social e leggo di bombe, guerre, fame e devastazione e continuo a sperare che a qualcuno pigli un attacco cardiaco prima che possa sganciare un’atomica.
Guardo le mie montagne e cerco dei ghiacciai che non ci sono più. Cerco le nevi perenni che a quanto pare perenni non lo sono mai state. Vedo le cascate diventare ruscelli. I ruscelli diventare solchi.
Non è una cazzata pensare che noi stronzi stiamo causando la Sesta Estinzione di massa, con un bel bersaglio dietro la nostra schiena perché non è che stiamo “ammazzando il pianeta”. Quello si riprenderà, ha passato cose ben peggiori di noi.
Stiamo ammazzando noi stessi.
Forse Endling: Extincion Is Forever alla fine me lo giocherò, giusto per sbirciare sulla fine del mondo.
Poi chissà, forse aveva ragione il maestro quando diceva che no, noi non ci saremo.
Per tutti gli anni ’90 e per buona parte dei primi anni 2000 quasi non potevi non imbatterti in un videogioco che fosse permeato dall’estetica dei graffittari, dagli skateboard, da queste storie di ribellione contro il sistema però molto lontane dall’estetica cyberpunk, più alla luce del sole (o nei campetti di periferia).
Poi qualcosa è cambiato…
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
E anche questa newsletter ce la siamo levata dalle palle.
Non ho idea di che cazzo parleremo nella prossima. Vediamo che cazzo succede nel mondo, ‘che tanto ormai fare piani a lungo termine è utile più o meno come scrivere una recensione su Everyeye.
La società Pietro Riparbelli-soft ha reso Typami la sua sede centrale, il che ha portato a un rapido aggiornamento della tecnologia in città; Pulciaro ha collegato ogni casa e attività commerciale della città alla sua nuova rete per dimostrare come potrebbe funzionare una "città del domani".

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