L’industria dei videogiochi ha deciso di abbassare l’asticella e vedere come rispondiamo. In realtà è almeno tre generazioni videoludiche che succede questa cosa.
In principio furono i DLC cosmetici. Poi a una certa un po’ tutti s’erano messi in testa di monetizzare anche le copie usate, quindi su PS3 e 360 anche giochi dove il multiplayer non c’entrava un cazzo avevano questa modalità competitiva online da attivare inserendo un Online Pass, da ricomprare nel caso il giochino l’avessi comprato di seconda o terza mano. Quando è passata la moda degli Online Pass e ci siam convinti di aver vinto, le aziende hanno iniziato a monetizzare in modo più stealth, tipo riducendo ammerda tutta la fase di quality assurance / testing, tagliando doppiaggi e localizzazioni superflui, trattando i dipendenti come carta da culo.
Tipo la carta da culo su cui è stampato B-Human, vite di seconda classe nell’industria dei videogiochi. Pubblicato sotto padrone e venduto soprattutto sulle piattaforme del padrone tipo Amazon, ma sai, non esiste consumo etico dentro il capitalismo.
Ora il giochino dei giochini non sta in piedi nemmeno col caporalato. E quindi ecco che si torna a cercare di mungere in modo più esplicito un’utenza che ormai si è abituata a quella sensazione di bruciore anale ogni volta che accende la sua PlayStation.
Di Microsoft s’è parlato in lungo e in largo, da queste parti. Di Nintendo e della sua scellerata guerra agli emulatori e alle class action contro il drift dei loro stick analogici di merda che imperterriti hanno mantenuto uguali pure su Switch 2, pure. Il villain del giorno invece è PlayStation, non tanto per la questione dei dischi fisici — io mi accollerei pure di rinunciare al supporto fisico, se ci fossero determinate garanzie a fare da contrappeso — ma perché ne hanno combinata un’altra abbastanza clamorosa.
Clamorosa ai livelli di Rockstar che scheda la gente su Discord mentre cerca di capire chi ha leakato GTA VI, ma poi si parla pure di quello...
di Richard “Amaterasu” Sintoni
Se hai un account PSN verosimilmente qualche giorno fa ti è arrivata una mail che ti ricorda che tu, utente PlayStation, non possiedi un cazzo di quello che hai comprato.
Nulla dei tuoi acquisti digitali è una tua proprietà, ne detieni una licenza che, in quanto tale, può esserti revocata unilateralmente senza se e senza ma.
Ti ricorda che le clip che carichi in rete non sono tue, ma sono di PlayStation. Queste possono essere utilizzate per campagne di marketing e stronzate simili senza bisogno del tuo consenso esplicito (o almeno, qualcosa di diverso da quello che avevi firmato quando avevi quattordici anni e ti sei fatto l’account per la PS3). Insomma, tra le altre cose si inculi pure la tua privacy mentre giochi.
E ti ricorda anche che a seguito di violazioni del codice di condotta o periodi prolungati di inattività il tuo account può essere sospeso o limitato.
Questo alla vigilia del #ps5blackout, movimento che vuole impegnare l’utenza a lasciare le proprie console spente e gli account sloggati come segno di protesta contro le politiche di Sony e l’abbandono del fisico.
Ma dove qualcuno ci vede una coincidenza ci si può tranquillamente vedere uno schema, visto che questi termini non sono nuovi, sono di aprile 2026. E decidere di mandare una mail dai toni così minatori adesso beh, pare un po’ la Pinkerton che ti si apposta sotto casa.
Sony non è 4theplayers, né tantomeno 4thebuyers. Sony è per sé stessa e basta e adesso che ce ne siamo accorti è troppo tardi. E la colpa è nostra che ci siamo talmente anestetizzati con le loro merdate che in cambio dell’intrattenimento le abbiamo consegnato le chiavi di casa nostra e la password del nostro Wi-Fi.
Il punto è: alla prossima generazione di console
riusciremo a svegliarci o ci cercheremo
il terzo lavoro per comprarci la PlayStation 6?
di Pietro “Phatejoker” Iacullo
Se non hai passato la scorsa settimana fuori dal pianeta Terra sai già che in rete hanno iniziato a girare leak pesanti su GTA VI. Rockstar sta facendo il possibile per identificare il colpevole, CyberLeek, che tra le altre cose sembrerebbe essere in possesso di una build del gioco, forse addirittura per PC.
“Il possibile” si è tradotto nelle ultime ore in “ottenere via tribunale informazioni su oltre 100mila account Discord”.
In pratica davanti ad una società miliardaria che deve tutelare il suo valore in borsa i nostri diritti sono carta da culo.
Manco un paio di giorni dalla richiesta di Rockstar diretta a Discord e a Microsoft — che originariamente doveva rispondere entro il 4 settembre, ma evidentemente ha preferito svenderci piuttosto che fare brutto col publisher del gioco più atteso del decennio — e siamo finiti nel Grande Fratello.
Per l’industria dei videogiochi beccare CyberLeek è più importante del tuo diritto alla privacy. Ricordatelo, la prossima volta che ti chiederanno di registrarti su una loro piattaforma.
Perché a questo punto non ti stai più iscrivendo a un servizio.
Ti stanno schedando preventivamente.
La gente si incazza perché Wolverine dai gameplay sembra troppo God of War 2, e poi però se gli dici che God of War 2 è quantomeno un gioco invecchiato di merda si prende a male.
Sony intanto canna l’ennesimno GaaS, e cambia idea pure su quello di Horizon che apparentemente adesso viene ripensato come giochino single player. In un momento in cui hai già dilapidato tutto l’appeal del franchise Horizon in giochi dubbi a tema LEGO e altre stronzate.
Recuperati il checkpoint in podcast.
Così sai di cosa parlare con i tuoi amici nerds.
Se ti sono piaciute le stronzate che hai letto qui sopra, sappi che su Instagram, Tiktok e YouTube ne esce una quasi ogni giorno.
Se ti balla la fresca in tasca, c’è Patreon. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
Non so se sia possibile far cambiare idea alle aziende videoludiche.
Non so nemmeno se ne abbiamo la forza, perché per farlo bisognerebbe avere il coraggio di rinunciare alla PlayStation altro che per una settimana, e di lasciare GTA VI sugli scaffali laddove invece stiam comprando in massa l’edizione da 100€ per non sentirci tagliati fuori.
Nel mio piccolo, sono contento di poter raccontare qualche storia di resistenza. Fino a solo un anno fa, mi sentivo molto più solo a portare avanti determinati discorsi, oggi la gente — anche solo per il fatto che la cosa dei dischi ha punto particolarmente sul vivo — una svegliata se la sta dando.
È forse troppo poco, e forse troppo tardi. Ma non ho la palla di vetro e oh, nel worst case scenario c’è un sacco di roba già uscita che qualora implodesse tutta l’industria videoludica avrei finalmente il tempo di recuperare.
La prima grande battaglia da combattere, probabilmente, è proprio quella secondo cui bisogna parlare di qualcosa solo nella sua finestra di lancio. E possiamo combatterla forse solo qui, dove i numeri non sono il fine ma al massimo un mezzo di cui frega anche relativamente un cazzo.
Se un po’ ti ritrovi in queste parole, beh, Join The Rebellion.
Pietro Riparbelli continua a correggere questa newsletter anche se gli viene mandata sempre vergognosamente più a ridosso della pubblicazione. E lo stronzo paga pure il Patreon. Non ti posso chiedere di essere altrettanto stronzo, ma ecco, prendilo come esempio.

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