Torno anche questa settimana al capitolo 1190 di One Piece, alla scena in cui Imu sta ancora cercando di uccidere Luffy e si trova davanti Gaban, un vecchio pirata che non ha certo bisogno di lezioni sull’inganno. Il Re del Mondo, in quel momento, dice una cosa che somiglia moltissimo a un’ammissione di debolezza: forse, concede, hanno scambiato una montagna di coincidenze per destino.
Ma mentre pronuncia quelle parole, sul corpo di Luffy si accende una piccola fiamma, ed è da lì che partirà l’attacco vero. Gaban se ne accorge e urla di aspettare, probabilmente avendo capito in quell’istante che il dubbio serviva soltanto a coprire il tempo necessario a preparare il colpo, e che nessuno stava davvero mettendo in discussione niente.
Sun Tzu la mette per iscritto duemilacinquecento anni fa, nel primo capitolo dell’Arte della guerra, e la scrive con la calma di chi enuncia una regola nota: tutta la guerra si fonda sull’inganno, quindi chi è capace deve sembrare incapace, chi sta per attaccare deve sembrare immobile. Conta meno la forza che hai, conta quello che riesci a far credere all’avversario nei secondi in cui prepari il colpo.
Il meccanismo regge perché chi vede un avversario vacillare cambia comportamento quasi senza accorgersene, allentando la guardia e concedendosi un margine che un attimo prima non si sarebbe permesso. Basta pochissimo, peraltro: un tono di voce fuori posto, una pausa nel momento sbagliato, e chi ascolta riempie da solo tutto il resto con l’interpretazione che gli fa più comodo.
Fuori dai fumetti e dai campi di battaglia la stessa cosa succede in scala minore, e chiunque abbia trattato un prezzo probabilmente l’ha vista almeno una volta: quello che si lascia scappare un’esitazione un attimo prima di chiudere, e ottiene uno sconto che chiedendolo apertamente non avrebbe mai avuto. Al tavolo da poker esiste perfino un nome per questa mossa, e la faccia scoraggiata di chi in mano ha tutto è un classico del gioco.
Tra avversari dichiarati ingannare così resta comunque dentro le regole, perché entrambi sanno a cosa stanno giocando e chi si fa fregare ha perso ad armi pari. Il problema comincia quando quella stessa mossa la usi con chi si fida di te per definizione, un socio o chi ti ama, perché lì la finzione smette di essere strategia e diventa il tradimento di un patto. La tecnica, a mio dire, resta identica in tutti e due i casi: cambia solo quello che stai rompendo mentre la applichi.
Quel gesto, alla fine, non resta chiuso in un fumetto giapponese. Torna ogni volta che qualcuno con potere reale trova conveniente sembrare più fragile di quanto sia, e la prossima volta che vi capita davanti, in una stanza o in televisione, conviene guardare le mani invece della faccia.
ONE PIECE Q&A LIBERA - Lunedì, ore 15.00 - YouTube (Bike&Raft)
ONE PIECE DEEP - Lunedì, ore 21.00 - Twitch (sommobuta)
ONE PIECE 1191 BLIND READING REACTION - Venerdì, ore 14.30 - YouTube (Bike&Raft)
ONE PIECE ANIME NIGHT - Domenica, ore 20.30 - Twitch (BikeAndRaftTV)
Le 48 leggi del potere di Robert Greene → https://link.amazon/B06PGGXui
Un catalogo cinico e documentatissimo di come il potere si conquista e si conserva, costruito su aneddoti storici che vanno da Napoleone ai truffatori di provincia. Diverse leggi ruotano proprio attorno al mostrarsi meno di quello che si è. Si legge come un manuale, va usato più come un antidoto: riconoscere le mosse quando qualcuno le sta usando su di voi.
Il potere dei più buoni di Giorgio Gaber
Gaber smonta la forma più efficace di potere, quella di chi si presenta come il più buono di tutti e proprio per questo diventa incontestabile.
Vi è mai capitato di accorgervi troppo tardi che una scusa o un’esitazione erano solo una mossa? Raccontatemelo nei commenti.
Se questo numero ti ha fatto pensare anche solo per un minuto, giralo a chi pensi possa apprezzarlo.
Fate i bravi e divertitevi.
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