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Fate i bravi e divertitevi · Aug 10, 2026

Numero 14: Non esiste una via facile

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Gabriele Bertoloni · Fate i bravi e divertitevi

Questa settimana un vecchio pirata prende a male parole il protagonista del fumetto e gli spiega perché arrivare in cima non sarà mai una passeggiata. Da lì si arriva a uno scrittore giapponese che corre maratone da quarant’anni, e a come lo stesso principio vale anche per chi scrive queste righe ogni settimana.

Nell’ultimo capitolo di One Piece, un vecchio pirata salva il protagonista da un colpo che avrebbe potuto ucciderlo. Lo afferra per il bavero in mezzo al campo di battaglia e comincia a insultarlo davanti al nemico. Gaban gli rinfaccia ciò che è appena successo: Luffy si presenta ormai come uno dei Quattro Imperatori, possiede una potere più unico che raro, eppure ha appena avuto bisogno dell’intervento di un vecchio ferito per restare vivo. Per questo lo accusa di essersi montato la testa. Il ragazzo protesta, dice che non morirà, ma l’uomo lo interrompe subito: pochi istanti prima era praticamente morto. Poi gli impone di guardare oltre il proprio corpo. Se morisse lì, cosa accadrebbe? Luffy pensa al paese dei suoi amici, che non potrebbe più proteggere. L’ex pirata gli ricorda allora la ciurma che lo ha accompagnato fino a quel punto. Anche le loro vite finirebbero in pericolo. Solo dopo avergli fatto pronunciare quelle conseguenze con la propria bocca gli parla della vetta verso cui continua a correre. Più ci si avvicina, più aumentano i nemici. Il Re dei pirati occupa il posto desiderato da tutti, al punto che la sua morte verrebbe festeggiata da chi spera di sostituirlo. “Se pensi di diventare Re dei pirati in tutta serenità, pace e divertimento, tornatene a casa.” Gaban vuole che capisca finalmente cosa comporti volere quel trono.

Luffy ha sempre attraversato il mare con una libertà quasi assoluta. Parte perché vuole partire, combatte perché qualcuno gli sta impedendo di fare ciò che desidera e, quando cade, si rialza. Questa leggerezza appartiene al personaggio e probabilmente continuerà ad appartenergli. Il problema nasce quando le conseguenze delle sue sconfitte superano ormai la sua persona. Luffy ha raccolto compagni che affidano a lui parte della propria vita e ha stretto legami con paesi che possono finire schiacciati dai suoi nemici. Nel frattempo è diventato uno dei pirati più influenti del mondo. La forza raggiunta gli permette di aspirare alla vetta, ma quella stessa altezza lo rende un bersaglio sempre più importante. Gaban gli mette davanti questa proporzione: più cresce ciò che vuoi conquistare, maggiore diventa ciò che puoi perdere lungo la strada. A quel livello una sconfitta smette di riguardare soltanto chi l’ha subita. È questo che rende così duro il rimprovero. Luffy continua ad avere il diritto di divertirsi, di ridere e di vivere il viaggio come ha sempre fatto; deve però sapere che il mondo attorno a lui ormai reagisce alle sue scelte. La libertà che cerca richiede una responsabilità equivalente verso chi ha deciso di seguirlo.

Fuori da One Piece, questa proporzione compare ogni volta che un desiderio comincia a occupare una parte seria della vita. All’inizio molte cose possono essere fatte soltanto quando se ne ha voglia. Poi crescono. Arrivano persone che fanno affidamento su quel lavoro e scadenze che esistono anche nei giorni sbagliati. A quel punto l’ambizione mostra il proprio prezzo quotidiano. Haruki Murakami, scrittore giapponese tra i più conosciuti a livello internazionale, autore di romanzi come Norwegian Wood, Kafka sulla spiaggia e 1Q84, ha raccontato a lungo il rapporto tra scrittura e corsa, soprattutto nel memoir L’arte di correre. Nel 1981 chiude il jazz bar che gestiva a Tokyo per dedicarsi interamente ai romanzi. Smette di fumare, dopo essere arrivato a circa sessanta sigarette al giorno, e comincia a correre perché la nuova vita da scrittore lo costringe a trascorrere molte ore seduto. Da allora costruisce le giornate attorno a una routine che gli permetta di sostenere quel mestiere nel tempo. Scrive durante la mattina e corre regolarmente. Negli anni porterà a termine più di venti maratone e un’ultramaratona di cento chilometri. La corsa diventa così una parte del modo in cui organizza la propria esistenza attorno alla scrittura. Corre perché ha scelto una vita precisa e vuole possedere il corpo e la disciplina necessari per continuare a viverla, non per dimostrare qualcosa a qualcuno.

Murakami racconta che negli ultimi chilometri di una maratona il dolore arriva comunque. L’esperienza gli permette di conoscerlo meglio, senza cancellarlo. Anche il mestiere dello scrittore conserva giornate in cui sedersi alla scrivania richiede uno sforzo maggiore. Aver scelto quella vita significa aver scelto anche queste giornate. Il suo obiettivo durante una maratona rimane semplice: raggiungere il traguardo, possibilmente continuando a correre. Il cronometro conta meno della capacità di portare a termine ciò che ha iniziato. La disciplina nasce così dal rapporto tra una scelta e ciò che quella scelta pretende nel tempo. Chi vuole soltanto il risultato può vivere ogni difficoltà come un fastidio estraneo al progetto. Chi vuole costruire qualcosa per anni deve invece fare i conti con la parte del lavoro che nessuno mette sulla copertina.

Capita la cosa identica, su una scala molto più piccola, a chi scrive questa newsletter e registra video ogni settimana. Alcuni pezzi trovano subito la propria forma; altri richiedono quattro riscritture perché il tono continua a non funzionare. Ci sono video che si lasciano capire alla prima stesura e altri che obbligano a tornarci sopra fino a quando emerge qualcosa che meriti di essere raccontato. A volte un testo resta fermo per ore perché manca l’angolazione giusta, poi arriva la sera e bisogna comunque sedersi davanti allo schermo perché quella newsletter o quel video deve uscire. All’inizio avrei potuto semplicemente decidere di non pubblicare. Quando un appuntamento diventa stabile e qualcuno comincia ad aspettarlo, quella libertà cambia forma. Posso ancora scegliere cosa dire e come dirlo; devo però fare i conti con il fatto che il progetto esiste anche nei giorni in cui preferirei lasciarlo perdere. La costanza nasce da questa responsabilità assunta volontariamente.

Questo discorso lascia fuori il culto del dolore. Murakami corre per sostenere ciò che vuole fare, quindi ascolta anche il corpo quando gli impone di fermarsi. Un infortunio richiede riposo; ignorarlo comprometterebbe proprio la continuità che sta cercando di costruire. La fatica ha senso quando appartiene al percorso scelto e permette di proseguirlo. Un dolore articolare che peggiora durante l’allenamento indica invece che qualcosa va cambiato. Confondere disciplina e ostinazione porta facilmente a sacrificare il risultato in nome della prova di resistenza. Accettare il prezzo di un obiettivo comprende anche la capacità di capire quale prezzo serva davvero a raggiungerlo.

Per questo il rimprovero di Gaban arriva dopo che Luffy è finito a terra. Gli interessa che il ragazzo capisca cosa avrebbe provocato la sua morte. Gli amici avrebbero perso qualcuno capace di proteggerli e la sua ciurma si sarebbe trovata esposta. Sopra tutto questo rimane il titolo che continua a inseguire: un posto tanto desiderato da trasformare chi lo occupa nel bersaglio naturale di chiunque voglia salire ancora. Gaban conosce bene quel peso perché ha già seguito un uomo fino a quella vetta. Sa cosa accade attorno al Re dei pirati e sa quanto poco abbia a che fare con un viaggio tranquillo. Quando dice a Luffy di tornarsene a casa se pensa di arrivarci serenamente, gli sta togliendo l’ultima possibile illusione sul trono. Può volerlo quanto vuole. Deve però volerlo sapendo cosa porta con sé.

Murakami comincia a correre a trentadue anni, dopo anni trascorsi senza una vera preparazione atletica e con un’abitudine al fumo molto pesante. Continua perché la corsa finisce per sostenere il mestiere attorno al quale ha deciso di costruire la propria vita. Dopo decenni, entrambe fanno ancora parte delle sue giornate. Nessuno gli ha promesso che la scelta sarebbe diventata comoda con il tempo. Ha semplicemente imparato a vivere dentro le condizioni che quella scelta richiede. Gaban porta Luffy davanti alla stessa responsabilità in una forma molto più brutale: puoi desiderare la vetta, ma devi accettare il mondo che esiste attorno a quella vetta. Il prezzo comincia molto prima di sedersi sul trono.

  • ONE PIECE Q&A 1190 - Lunedì, ore 15.00 - YouTube (Bike&Raft)

  • ONE PIECE DEEP - Lunedì, ore 21.00 - Twitch (sommobuta)

  • ONE PIECE ANIME NIGHT - Domenica, ore 20.30 - Twitch (BikeAndRaftTV)

L'arte di correre di Haruki Murakamihttps://link.amazon/B06wgyQpW

Murakami scrive quattro ore al mattino e corre dieci chilometri ogni pomeriggio, da più di quarant’anni, e in questo libro racconta perché continua a farlo anche quando fa male. Non è un manuale di corsa, è una lezione di disciplina applicata scritta da uno che l’ha vissuta sulla propria pelle per decenni, senza mai fingere che diventasse facile.

A muso duro di Pierangelo Bertoli

Bertoli la scrisse dopo che un discografico gli disse che il suo stile era vecchio e la sua carriera finita se non si fosse adeguato. Lui rispose con questa canzone, restando esattamente quello che era.

C’è una cosa che hai mollato troppo presto perché ti aspettavi che fosse più facile di quanto era davvero? Raccontamelo nei commenti.

Se questo numero ti ha fatto pensare anche solo per un minuto, giralo a chi pensi possa apprezzarlo.

Fate i bravi e divertitevi.

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