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Fate i bravi e divertitevi · Aug 24, 2026

Numero 16: Il mio cliente non ha fretta

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Gabriele Bertoloni · Fate i bravi e divertitevi

Barcellona, 7 giugno 1926. Un tram investe un vecchio malvestito sulla Gran Vía, senza documenti in tasca; i tassisti rifiutano di caricarlo scambiandolo per un mendicante, e finisce all’ospedale dei poveri, dove muore tre giorni dopo in mezzo a gente che mendicante lo era sul serio. Si chiamava Antoni Gaudí, e da quarantatré anni stava costruendo la Sagrada Família.

Gaudí, però, a quel cantiere aveva già dato una forma pensata per fare a meno di lui. Quando gli chiedevano dei tempi rispondeva che il suo cliente non aveva fretta, e il cliente era Dio; arrivò a mettere per iscritto che gli architetti venuti dopo avrebbero piegato il progetto al loro gusto, e che il tempio ne avrebbe guadagnato, perché le grandi cattedrali non sono mai state il lavoro di un uomo solo. Alla sua morte era in piedi meno di un quarto dell’edificio: stava disegnando, in pratica, una cosa che aveva bisogno di gente non ancora nata.

Il collaudo arriva dieci anni dopo, con la guerra civile: un incendio nella cripta, disegni bruciati, modelli in gesso fatti a pezzi. I continuatori passano anni a rimettere insieme i frammenti, e il cantiere riparte comunque. Poi, il 10 giugno di quest’anno, cento anni esatti dopo, Barcellona ha completato la Torre di Gesù Cristo, 172 metri e mezzo, la cima dell’opera.

Ci ho ripensato leggendo il capitolo 1191, l’ultimo uscito. Gaban, che ha appena lasciato un braccio per terra, fa il calcolo che farebbe chiunque: il nemico per quel che ne sa è immortale e i margini di vittoria sono zero, quindi dice a Hajrudin, venuto ad aiutarlo, di ritirarsi. Il gigante gli risponde però da uomo cresciuto in una cultura dove i guerrieri mettono in conto di cadere: la sua vita ormai è in gioco e, anche se morisse, c’è comunque il fratello Loki, il più forte tra i Giganti, su cui poter contare. Per quello che ci vedo io è la mentalità di Gaudí trapiantata in una battaglia: la riuscita della cosa smette di dipendere dalla presenza di chi la sta portando avanti nel presente.

I giapponesi, tra l’altro, un nome per questa mossa ce l’hanno: 恩送り, on-okuri, spedire avanti il beneficio invece di restituirlo al mittente, come nel più comune on-gaeshi. È un termine da dizionario più che da chiacchiere giornaliere (un madrelingua lo definisce quasi mai usato), però fotografa la direzione: il debito scavalca chi te l’ha fatto e cade addosso a un terzo che non c’entra nulla.

Poi c’è l’unico del capitolo che questa direzione la teme, ed è proprio il tale che non può morire. Imu, rimasto lì a guardare, ripensa a God Valley e ammette che avrebbe dovuto eliminare tutti quel giorno insieme a Rocks, perché non poteva immaginare cosa sarebbero diventati quei mocciosi della ciurma di Gold Roger e cosa avrebbero causato. Per un immortale il pericolo ha una forma sola, la catena che si allunga: ogni campione prima o poi cade, ma dietro ne spunta un altro, e la finestra utile per vincere è spezzarla quando è ancora corta. Imu quella finestra l’ha mancata, se n'è accorto tardi, e nel 1191 sta lì ancora a rimuginarci sopra.

Il guaio è che la catena, vista da vicino, si può anche fingere. Passare avanti richiede che qualcosa arrivi effettivamente dall’altra parte, e in Italia abbiamo un elenco ufficiale di quando questo non succede: l’anagrafe delle opere pubbliche incompiute, istituita per legge nel 2011, che nell’ultimo censimento contava 373 cantieri fermi. Scuole tirate su a metà, ponti che finiscono nel vuoto: ogni amministrazione passa il fascicolo alla successiva, il conto si allunga, e sul posto resta una carcassa di cemento.

Là fuori, insomma, “ci penserà chi viene dopo” è anche la formula con cui si rimandano i debiti ai figli o si molla un pianeta più caldo a chi oggi va all’asilo. Quello che Gaudí lasciava ai suoi successori era un cantiere in cui si era consumato per primo, con quarantatré anni di lavoro già dentro; una scuola abbandonata a metà, invece, è soltanto una fattura girata a un indirizzo diverso.

Il vecchio del tram, intanto, è sepolto nella cripta della sua basilica, e da un secolo il cantiere gli cresce sopra la testa. Hajrudin per ora ha una frase, e un fratello appena uscito dalle catene che ha risposto presente. Se basterà, lo scopriremo col prossimo capitolo.

  • ONE PIECE Q&A 1191 - Lunedì, ore 15.00 - YouTube (Bike&Raft)

  • ONE PIECE DEEP - Lunedì, ore 21.00 - Twitch (sommobuta)

  • ONE PIECE ANIME NIGHT - Domenica, ore 20.30 - Twitch (BikeAndRaftTV)

L'uomo che piantava gli alberi di Jean Gionohttps://link.amazon/B06rBTpI1

Sessanta pagine scarse, scritte nel 1953 e pubblicate vent’anni dopo. Un pastore dell’Alta Provenza, Elzéard Bouffier, pianta ghiande una per una in una terra che nessuno vuole, mentre in Europa si combattono due guerre mondiali di cui a lui non arriva quasi notizia. Decenni dopo c’è una foresta, e i paesi intorno tornano abitabili. Si legge in una sera e resta addosso parecchio più a lungo.

Futura di Lucio Dalla

Dalla immagina una figlia che non è ancora nata, in un mondo che non sa se le sarà ancora in piedi quando arriva. Sei minuti che finiscono col nome di lei ripetuto, e basta.

Avete mai lavorato a qualcosa sapendo che il risultato lo avrebbe visto qualcun altro? Raccontatemelo nei commenti.

Se questo numero ti ha fatto pensare anche solo per un minuto, giralo a chi pensi possa apprezzarlo.

Fate i bravi e divertitevi.

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