Viaggiare in quella regione del mondo nel tardo settembre e i primi giorni di ottobre significava correre con le mandrie. A quel punto, la stessa velocità del cambiamento era divenuta di per sé la forza propulsiva verso il cambiamento stesso. Ciò che accadeva in un paese si ripeteva quasi immediatamente negli altri. Nel giro di una notte, l’Europa dell’Est divenne meno una geografia che un mutevole processo fisico: plasma in movimento, un turbinio caleidoscopico abbagliante e sconcertante. Tutti sembravano procedere a velocità diverse, in molteplici direzioni, verso destinazioni ignote. In Polonia, solo pochi mesi prima, Solidarność aspirava tutt’al più al ripristino del suo status legale: ora, era alle prese con le spoglie ambigue della vittoria. L’Ungheria era sulla soglia del successo nel suo slancio teso ad abbattere il comunismo. Per contrasto, la Cecoslovacchia aveva appena cominciato a dare segni di vita. C’erano visioni accattivanti di quello che forse era possibile, oscurate dalla polvere, dal trambusto, dalla frenesia e dalla paura.
Michael Meyer, “L’anno che cambiò il mondo. La storia non detta della caduta del Muro di Berlino”.
Ci sono fatti, luoghi e trame storiche che si ripresentano a ogni nuova tornata di Danubes. Di anno in anno, dalla Romania sino all’Austria, elementi di continuità risalgono il fiume assieme a noi ed emergono come fili perenni del tessuto storico.
Questa newsletter parla della Slovacchia: penultimo dei Paesi che attraverseremo, condivide il suo confine con l’Ungheria per un lungo tratto. Anzi, il Danubio è proprio il confine fra i due Paesi. Come già in passato, ci troveremo da un lato o dall’altro del fiume avendo cambiato nazione, lingua e moneta.
I legami della Slovacchia con l’Ungheria guizzano da un secolo all’altro, ora più evidenti, ora più nascosti. La ricorrenza della Battaglia di Mohács del 1526 è un punto di svolta fondamentale. La sconfitta dell’esercito ungherese per mano degli Ottomani portò alla frammentazione del Regno d’Ungheria: una parte fu inglobata nell’Impero Ottomano, mentre la porzione occidentale confluì nella monarchia asburgica. In seguito a questi eventi, l’attuale capitale slovacca, Bratislava, assunse un ruolo di primaria importanza. Essendo rimasta più a lungo al riparo dal dominio ottomano, Bratislava divenne la capitale e la città dell’incoronazione dei Re ungheresi. Per questa ragione, nel XVIII secolo, l’attuale territorio slovacco costituiva uno dei centri economici più rilevanti del Regno d’Ungheria. Con la progressiva riconquista e ricostituzione del Regno, la Slovacchia perse la sua centralità.
I rapporti fra i due Paesi vivono momenti di tensione a seguito del Compromesso austro-ungarico del 1867. All’interno della cornice dell’Impero Asburgico, infatti, il territorio slovacco si trovò in una posizione subordinata rispetto all’Ungheria. Questa asimmetria fu formalizzata dal Compromesso, che garantì all’Ungheria un riconoscimento paritario rispetto all’Austria all’interno dell’Impero. Tale accordo ebbe ripercussioni significative per le altre etnie presenti, inclusa quella slovacca, culminando in una politica di magiarizzazione forzata volta all’imposizione della lingua e della cultura ungherese in questi territori.
Il capitolo finale di questa convivenza millenaria fu scritto dal Trattato di Trianon del 1920. Per la Slovacchia, questo trattato segnò la separazione definitiva dall’Ungheria, portando alla formazione della Cecoslovacchia. Ricorderete i numerosi cippi commemorativi che abbiamo incontrato lungo il cammino quest’estate: l’Ungheria percepisce ancora oggi la perdita di questi territori come un profondo trauma nazionale; o meglio, lo tratta come un trauma, facendo leva su questo evento storico a fini nazionalistici.
Nonostante la separazione territoriale, le due nazioni si ritrovarono nuovamente allineate come repubbliche sorelle all’interno della blocco sovietico.
La definitiva rottura con il passato e la riconquista della sovranità si realizzarono con la Rivoluzione di Velluto del 1989. In quel contesto, il dissidente Václav Havel divenne presidente della Cecoslovacchia e l’ex-comunista riformista Alexander Dubček assunse la presidenza del parlamento. Nonostante la caduta del regime, l’unione tra cechi e slovacchi non durò a lungo. La Slovacchia indipendente, come la conosciamo oggi, si è formata con la separazione pacifica dalla Repubblica Ceca nel 1993.
Dalla gestione delle crisi ottomane al complesso periodo post-bellico, la storia della Slovacchia è profondamente intrecciata con quella ungherese. Il passaggio da una sponda all’altra del fiume non sarà un problema.
Diciamolo sin da ora: è vietata qualsiasi battuta che confonda la Slovacchia con la Slovenia (non siamo mica dei Berlusconi qualunque del 2003). Sebbene infatti entrambi i Paesi abbiano alla base proprio il popolo degli slavi, per ragione geografiche e storiche il loro sviluppo è stato molto diverso.
Da un punto di vista linguistico, lo sloveno mantiene molte caratteristiche del protoslavo ed ha somiglianze con il croato. Lo slovacco ha invece legami più forti con il ceco e con il polacco.
Ciò detto, è pur vero che la lingua slovena in sloveno si chiama slovenščina, mentre quella slovacca in slovacco si chiama slovenčina (le due parole si pronunciano quasi nello stesso modo). Vice versa, in sloveno il nome della lingua slovacca è slovaščina, mentre in slovacco il nome della lingua slovena è slovinčina.
Per ora, basti ricordare che la fondamentale parola “birra” si dice allo stesso modo in entrambe le lingue: pivo.
Danubes26 sarà da Budapest a Vienna (e fin qui) e sarà con ogni probabilità nelle prime due settimane di agosto!
Soluzione logistica che vince non si cambia, e soprattutto si fugge dallo Sziget!
Come di consueto avremo barche, argini assolati, treni senza aria condizionata, almeno 2 confini di Stato e due diversi Baz per una cassa comune sempre dinamica.
A partire da gennaio ci serviranno molte energie per pianificare tappe, soste, e cantine lungo il percorso. Fino a natale niente, godetevela, ascoltate padre Vincenzo e iniziate a programmare le vostre vere altre ferie in funzione del cammino!
Dovidenia!

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