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FuoriVia · Oct 29, 2025

PortamiVia - Eppure esiste

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FuoriVia · FuoriVia

Irimiás scuote il fango che pesa come piombo sulle sue scarpe… si schiarisce la gola… Apre piano la porta… e la pioggia torna nuovamente a scrosciare; a oriente il cielo si schiarisce con la velocità di un ricordo, e tinto di rosso e azzurro mattutino si appoggia all’orizzonte ondeggiante, mentre con la stessa misera tristezza del mendicante che tutte le mattine si arrampica sugli scalini della chiesa si alza anche il sole, in modo da poter creare le ombre per separare gli alberi, la terra, il cielo, gli animali e le persone da quella compagine indistinta in cui sono rimasti invischiati come mosche nella rete, e fa in tempo a vedere la notte che scappa verso il bordo opposto del cielo, mentre tutte le spaventose creature del suo seguito si tuffano in fila dietro l’orizzonte occidentale, come un esercito disperato, disperso, sconfitto.

László Krasznahorkai, “Satantango”.

Il weekend scorso la carovana FuoriVia ha trasbordato in Molise. La maggior parte di noi non c’era mai stata e, battute a parte, ha potuto constatare la reale esistenza di questo posto. Abbiamo scoperto che esiste l’Alto Molise, da cui si deduce che ci debba essere anche un Basso Molise… ma chi, davvero, aveva mai visto l’uno o l’altro?

L’Alto Molise si chiama così per gli altipiani. Forse non è alta montagna, ma in “alto”, sì. Tanto che grandi nuvole, cariche d’umidità, si srotolavano basse su di noi, in cammino lungo gli antichi tratturi. Talvolta, a nebbia levata, si scorgevano altri insediamenti arroccati sulle colline vicine, allungati sui crinali. Sono posti abitati da poche persone, raccolte attorno a comunità piccole ma solide. Solide come le rocce nude che svettano fra i boschi: a Pietrabbondante si chiamano “Morge”, e il paese è stato costruito in maniera fusionale con queste rocce. “Una delle pareti di casa mia è la roccia stessa”, ci racconta il nostro contatto di Pietrabbondante, mentre ci guida verso il nostro ricovero per la notte.

Sorprendentemente, diversi tratturi sono stati asfaltati - o, per meglio dire: le attuali strade si sovrappongono agli antichi cammini della transumanza.

Ancora una volta abbiamo potuto constatare la stratificazione del tempo e degli interventi umani sul territorio. Così come camminare sul Danubio è un esercizio di umiltà, poiché ci ricorda costantemente dell’enorme quantità di materia che ci scorre accanto da millenni - e di quanto ciò ci renda nient’altro che una virgola nella storia - così ripercorrere i sentieri di un mondo pre-industriale mette in prospettiva il nostro tempo e i nostri ritmi.

Il teatro sannitico, poi, è un salto nel tempo ancora più indietro, ad un’epoca preromana. Il santuario italico fu costruito nel III secolo a.C., in un periodo in cui i Sanniti godevano di pace, ottenuta grazie alla fedeltà giurata a Roma. Fu proprio quella fedeltà a causarne la rovina: nell’inverno del 217 a.C. Annibale - dopo aver scavalcato le Alpi - si accampò nei pressi di Pietrabbondante e diede battaglia contro la popolazione dei Sanni Pentri, sconfiggendoli duramente. Rase al suolo il santuario, che così rimase sino ai giorni nostri: fortunatamente, in un certo senso, l’area non è mai stata ricostruita dai Romani e perciò si è preservata nella sua forma originale sino ai giorni nostri.

Il Molise tutto, in fondo, dà questa impressione: di un luogo che continua, con o senza di noi, ma che noi aspetta sempre a braccia aperte. E c’è chi dice già che torneremo, sui sentieri del Molise.

Nelle nostre letture estive abbiamo saggiato non pochi autori ungheresi: Giorgy Dalos, Sandor Marai, Ferenc Molnar, ... un elenco significativo ma indubbiamente incompleto.

Tocca infatti integrare la nostra lista con il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura del 2025, László Krasznahorkai. Le sue due opere più conosciute, “Satantango” e “Melancolia della resistenza” sono diventati anche dei film ad opera di Béla Tarr (il secondo con il titolo di “Le armonie di Werckmeister”).

Chissà che qualche brano di Krasznahorkai non ci accompagni l’anno prossimo sulle rive magiare del Danubio.

Mercoledì 29 ottobre, alle 16.30, verrà presentato il ciclo di incontri che compongono il walkshop organizzato dallo Iuav in collaborazione con FuoriVia. Come oramai di consueto, il walkshop si compone di 4 uscite, tutte in Veneto, accompagnate da docenti Iuav e soci FuoriVia. Le 4 uscite sono pensate per offrire una panoramica completa sui temi che si possono affrontare camminando, dalla cucitura città/campagna alle dinamiche ecologiche, agli impatti del cambiamento climatico. Il walkshop si concluderà in primavera con un evento di restituzione a cura degli studenti, ed è aperto a triennali e magistrali in pianificazione e architettura, con il riconoscimento di 2 CFU

Più informazioni qui.

Trentatré trentini, tutti e trentatré tratturellando

Read the original on fuorivia.substack.com

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