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Facciamo Scintille · Jul 4, 2026

È ora di festeggiarti

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Margot Deliperi · Facciamo Scintille

Ieri è stato il mio compleanno.
E per tanti, lunghissimi anni, questa frase l'avrei scritta con un nodo allo stomaco e un groppo in gola.

Perché con i miei compleanni ho avuto un rapporto decisamente complicato.

Non mi piaceva essere al centro dell'attenzione e mi metteva a disagio l'idea che le persone si radunassero, festeggiassero e mi guardassero.

Mi sentivo sotto gli occhi di tutti e con l’aspettativa - mia eh, non loro - che si aspettassero da me grandi cose e la rivelazione del segreto di Fatima.

Non era né timidezza né introversione.
Semplicemente, sentivo di non meritarmi quel giorno di festa, quell'attenzione, quel “evviva che ci sei”.

La parte più cattiva di me pensava che non ci fosse proprio nulla da festeggiare nell’essere qui.
E cercavo in tutti i modi di nascondermi e di sparire.

Il cambiamento è poi arrivato, ma lavorando nel profondo, ben oltre la superficie del riuscire a stare al centro dell'attenzione.

È arrivato imparando, lentamente e a suon di testate contro il muro, ad amarmi.
E dico proprio a amarmi, non volermi bene.

Festeggiarsi, per molti, è incredibilmente difficile.

Capita anche a chi è in prima linea per gli altri, celebra i loro successi, organizza sorprese, li fa sentire speciali dicendo “Te lo meriti”.

Invece, quando si tratta di noi spesso qualcosa si inceppa.
Ci schermiamo con un “ma no non è niente, figurati cosa vuoi che sia” distogliendo l'attenzione da noi, come se festeggiarsi fosse una sfida agli dei.

Dietro questa tendenza, quasi sempre c'è la stessa cosa che c'era sotto al mio disagio: il dubbio, e la convinzione, di non meritarcelo.

Di non aver fatto abbastanza

Di non essere abbastanza.

E, facci caso, questo dubbio è lo stesso che ci blocca in tanti ambiti della nostra vita, come nominare e chiedere quello che vogliamo,
prendere spazio,
affermare il nostro valore.

Nonostante tutti i libri di Self Help e le sedute con gli psicologi, c'è ancora una convinzione radicata: che volersi bene sia una forma di egoismo o di narcisismo.

Quello che ho capito io in questi primi 44 anni è che l’amore per sé è esattamente il contrario.

Non è rivolgere lo sguardo solo su di sé ed escludere gli altri, o sminuirli.

L’amore per sé è la base che ci fa stare in relazione con gli altri in modo sano.

Perché chi non si ama tende a cercare negli altri le conferme che non riesce a darsi da solo, investendo gli altri di una responsabilità troppo grande - soprattutto perché non esplicitata.

Parlo di cercare la loro approvazione, di affittare il proprio valore tramite loro, e di riconoscerselo solo se viene restituito.

Per poi rimanere inevitabilmente delusi, ché gli altri non sono lì per salvarci.

Con tutto questo sforzo, succede poi un’altra cosa.
Che ci troviamo a non essere davvero presenti in quella relazione, perché troppo occupati a ritrovarci negli altri e a cercare segnali che confermino che non contiamo niente.

Invece, chi nel tempo si è costruito una base solida di amore per sé riesce a stare in una relazione con gli altri senza dipendenza,
sa dare senza drenarsi,
può ricevere senza sentirsi in debito,
può dire di no senza sentirsi in colpa e dire di sì senza tradirsi.

L'amore per sé è il requisito fondamentale per portare se stessi nel mondo.

Festeggiarsi, che sia o no per il compleanno, è un atto di riconoscimento.

Festeggiarsi è fermarsi un attimo e dirsi: sono arrivata fin qui.
E questo conta più di qualcosa, conta tantissimo.

Non serve che il “fin qui” sia il posto che immaginavi 20 anni fa.
Quasi mai lo è. E anche quando sei arrivato lì, spesso non ha il sapore che immaginavi.

Conta tantissimo perché solo tu sai quanto ti è costato arrivare fin qui, magari con un'identità crepata e la sensazione che i tuoi pezzi siano tenuti insieme da un Attack del discount.

Solo tu conosci le tue notti insonni rotolandoti nelle lenzuola, le decisioni difficili, i momenti in cui avresti voluto mollare e invece hai continuato.

Ecco che festeggiarti significa riconoscere che quello che ti ha portato qui ha valore, anche quando non era il piano originale.
Ancora di più se non era il piano originale

Festeggiarti significa smettere di flagellarti per quello che avresti potuto fare e onorare quello che hai fatto fin qui.
Farlo non toglie niente a nessuno. Ma aggiunge a te.

Ecco il mio invito, e regalo per te oggi - e non serve sia il tuo compleanno per accettarlo.

Festèggiati.

Senza aspettare una data sul calendario, o che qualcun altro lo faccia per te, e senza aspettare di aver raggiunto chissà che traguardo speciale per sentire di meritarti il diritto di festeggiarti.

Ringraziati per le scelte che hai preso.

Sorridi degli errori che hai fatto, erano il meglio che potevi fare in quel momento.

Datti una pacca sulla spalla per il coraggio che hai avuto nell'affrontare l'ignoto, con molti meno strumenti di quelli che hai oggi.

Hai fatto tanto per arrivare qui, e non è stato tutto perso - anche se so che a volte lo pensi.

Ed è esattamente per questo, proprio perché sai di cosa sei capace e lo hai già dimostrato a te prima che agli altri, che puoi iniziare a vivere ciò che desideri oggi per te, da qui in avanti.

Ieri non ho sentito né il nodo allo stomaco né il groppo in gola.

Ho sentito un grande senso di pienezza, e festeggerò per 3 giorni.

Festeggio la persona che sono diventata, con tutte le mie crepe che oggi so guardare come radici.

Festeggio la strada fatta, anche quella sbagliata, anche quella in salita, anche quella dove cadendo mi sono scartavetrata le ginocchia.

Ed ecco qui l'ultima riflessione per oggi.

Festeggiarti non è una ricompensa che ti concedi quando te lo sei meritato.
È il terreno da cui parte tutto il resto.

La solidità per stare bene con gli altri.

Il coraggio per chiedere quello che vuoi.

La forza per costruire quello che desideri.

E allora diamo inizio ai festeggiamenti.
Perché ci sei e sei qui.
E già questo vale il piacere della festa.

Ci sentiamo presto.
Nel frattempo, fai scintille ✨

Sono una coach certificata, specializzata in transizioni di vita e lavoro, e ho fondato Facciamo Scintille.

I miei clienti sono professionisti capaci che sulla carta hanno tutto, eppure sentono che gli manca qualcosa per tornare a fare scintille.

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