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Senza mulini · Jul 17, 2026

#33 Una Chiesa visibile

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Elisa Belotti, Alessandra Paiusco-Paulsson · Senza mulini

Dopo aver lasciato la Papua Nuova Guinea, ci spostiamo nel Nord Europa per entrare in un contesto profondamente diverso. In Svezia incontriamo una Chiesa luterana che, in una delle società più secolarizzate al mondo, ha scelto di rendersi visibile nello spazio pubblico schierandosi apertamente a fianco delle minoranze e facendo dell’inclusione uno dei tratti distintivi della propria identità.

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Ci sono delle cose - per esempio l’aborto, le unioni civili, il matrimonio tra persone dello stesso sesso - che non sono in discussione.

L’ospite di questo mese è Alessandra Paiusco-Paulsson, che sta terminando il dottorato in Scienze politiche, vive a Uppsala e fa parte della Chiesa di Svezia. Inoltre è l’autrice del podcast Sul genere, sui generis.

Se c’è un elemento che distingue la Chiesa di Svezia nel panorama cristiano europeo è la scelta di rendere l’inclusione una pratica concreta e visibile. Le prime donne hanno iniziato a esercitare il ministero pastorale negli anni Sessanta, dopo che l’accesso era stato aperto loro nel 1958. Dal 2009, inoltre, la Chiesa celebra i matrimoni tra persone dello stesso genere e oggi tra chi svolge il ministero pastorale ci sono apertamente anche persone LGBTQ+.

“La Chiesa di Svezia dovrebbe essere una chiesa inclusiva, dove le persone LGBTQ+ si sentano al sicuro e benvenute. Per questo motivo ci impegniamo attivamente contro la discriminazione e a favore dell’inclusione”, si legge sul sito ufficiale della Chiesa di Svezia. “L’amore e il rispetto sono i pilastri della nostra fede. La Chiesa di Svezia, come molte altre chiese, ha una storia di discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ+. Dobbiamo fare i conti con questo. La nostra fede ci insegna a non giudicare o trattare le persone in modo diverso in base all’orientamento sessuale o all’identità di genere. Al contrario, dobbiamo incontrarci con rispetto e ascoltare le esperienze di vita e d’amore altrui. Quando si tratta di questioni relative alla pari dignità delle persone, la Chiesa di Svezia vuole essere una voce profetica che si schiera a favore di noi esseri umani, affinché ci mostriamo rispetto e gentilezza reciproci”.

Come ha evidenziato Alessandra Paiusco-Paulsson, però, non si riduce tutto ai diritti delle persone LGBTQ+. La Chiesa di Svezia porta avanti una visione molto più ampia, che intreccia inclusione, parità di genere, attenzione alle questioni ambientali e giustizia sociale, adottando un approccio che riconosce l’intreccio tra diverse forme di discriminazione e marginalizzazione.

La Chiesa di San Nicola a Örebro. Foto Di Paiusco-Paulsson

Si tratta di un aspetto anche estremamente visibile. In molte chiese sono esposti tappeti arcobaleno lungo la navata, bandiere del Pride, croci rainbow e simboli femministi. Durante il Pride Month o nella celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso genere, anche le stole indossate dai pastori e dalle pastore richiamano queste istanze. Ancora prima delle parole, si fa notare un linguaggio simbolico e iconografico immediatamente riconoscibile, che comunica la volontà di essere una Chiesa accogliente.

Questa apertura ecclesiale riflette anche il contesto in cui la Chiesa di Svezia si inserisce. Tale denominazione (Svenska kyrkan), infatti, ha avuto uno stretto legame con lo Stato dal 1527, anno in cui l’allora sovrano Gustavo Vasa adottò il luteranesimo, fino al 1° gennaio 2000, quando è stata separata dalle istituzioni civili. Ora non è più la religione di Stato né parte di esso, ma continua a rappresentare, per molti aspetti, un’espressione dei valori della società svedese nel suo complesso. E la Svezia è un Paese che ha posto al centro dei suoi ideali civici l’accoglienza e il rispetto delle diversità.

La Chiesa di san Pietro a Uppsala. Foto di Paiusco-Paulsson

Accanto a essa convivono però numerose altre denominazioni cristiane. Questa galassia di tradizioni differenti - che comprendono comunità battiste, pentecostali, metodiste e altre denominazioni - va a comporre le free churches. Si tratta di realtà molto diverse tra loro: alcune condividono un’impostazione progressista, molte altre mantengono posizioni decisamente più conservatrici, soprattutto sui temi LGBTQ+ e dei diritti delle donne. Tra esse, soprattutto nell’area di Stoccolma, si trovano anche alcune chiese coreane affini alle megachurch.

La Svezia viene spesso descritta come uno dei Paesi più secolarizzati al mondo. Eppure, osservando i dati e l’esperienza concreta, il rapporto con il cristianesimo appare più sfumato di quanto suggerisca questo stereotipo. Come ha osservato Paiusco-Paulsson, molte persone si percepiscono come lontane dalla religione, ma continuano a mantenere un legame con il cristianesimo e con la Chiesa di Svezia in particolare nei momenti più significativi della vita. Secondo ARDA, infatti, il 57.41% della popolazione svedese è cristiana (54.07% protestante).

La Chiesa di Salabacke a Uppsala. Foto di Paiusco-Paulsson

Allo stesso tempo, cresce la diffusione di rituali laici che affiancano o sostituiscono quelli religiosi: oltre ai matrimoni civili, anche cerimonie di attribuzione del nome ai nuovi nati e riti di passaggio all’età adulta privi di riferimenti confessionali. Più che una scomparsa del cristianesimo, sembra emergere una trasformazione del suo ruolo nella società.

Per molte persone la fede non rappresenta più un’appartenenza esclusiva, ma continua a costituire un riferimento culturale e simbolico, soprattutto nei passaggi più importanti dell’esistenza. In questo equilibrio tra cultura religiosa e secolarizzazione si coglie una delle caratteristiche più interessanti del cristianesimo svedese contemporaneo.

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