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Senza mulini · Jun 28, 2026

#32 Streghe per forza

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Elisa Belotti · Senza mulini

Nello scorso numero ci siamo fermatə davanti a una delle contraddizioni della Papua Nuova Guinea: un Paese in cui il cristianesimo è oggi largamente maggioritario e profondamente radicato nella vita quotidiana, ma dove continuano a verificarsi violenze legate alle accuse di stregoneria. Riprendiamo da lì.

Informazione di servizio: un paio di settimane fa sono stata negli studi della Rai per registrare una puntata di Protestantesimo con Federica Tourn, Daniela Di Carlo e Diego Passoni. È andata in onda domenica 21 giugno su Rai 3, ma la trovate anche su RaiPlay. Abbiamo parlato di chiese in trasformazione, donne e queerness.

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Detto questo, iniziamo!

L’ospite di questo mese è Victor Roche, prete missionario originario dell’India che ha trascorso oltre quarant’anni in Papua Nuova Guinea, dove è arrivato nel 1981. L’ho conosciuto nel 2024, durante il viaggio apostolico di papa Francesco nel Sud Est asiatico e in Oceania.

Se ti sei persə l'intervista a Victor Roche, la trovi qui.

Come ha spiegato Victor Roche, quando si parla di stregoneria in Papua Nuova Guinea bisogna fare attenzione a non confonderla con la medicina tradizionale. Infatti sono diffuse le guaritrici e i guaritori tradizionali a cui le comunità si rivolgono per curare una malattia o risolvere un problema di salute. Attraverso una conoscenza tramandata da una generazione all’altra, utilizzano metodi tradizionali uniti a pratiche spirituali e, in molti villaggi, rappresentano un punto di riferimento accanto o al posto dei servizi sanitari moderni.

Un guaritore tradizionale (in inglese witch doctor) della provincia nord-orientale della Nuova Irlanda. Foto di Eric Lafforgue

Ben diversa è la stregoneria, considerata una forza malvagia, responsabile di malattie inspiegabili, disastri naturali e morte. Infatti una strega o uno stregone (sanguma in Tok Pisin) sono considerati in grado di manipolare l’energia naturale con lo sèecifico obiettivo di fare un danno. Un altro termine per identificarli è infatti poisonman (uomo velenoso). È credenza diffusa che la stregoneria derivi da un’entità soprannaturale che prende possesso di una persona.

Quando una persona muore improvvisamente o dopo una malattia che la comunità non riesce a comprendere, capita che la famiglia si convinca che il decesso non sia naturale, ma provocato intenzionalmente attraverso la magia. In alcune aree si crede infatti che individui posseduti da spiriti maligni utilizzino poteri soprannaturali per uccidere o nutrirsi della forza vitale delle proprie vittime. In altri casi, la stregoneria viene associata all’invidia: si ritiene che qualcuno possa pagare uno stregone per colpire una persona benestante o influente e farla morire.

Quando nasce un sospetto, l’escalation è molto rapida. Le persone accusate vengono spesso sequestrate, interrogate sotto tortura e, non di rado, uccise, nel tentativo di estorcere una confessione o eliminare quella che viene percepita come una minaccia per la comunità.

L’entità del fenomeno è difficile da misurare con precisione, anche perché molte aggressioni non vengono denunciate e mancano i dati ufficiali affidabili. Secondo una stima elaborata dall’Australian National University, tra il 2000 e il 2020 circa 3000 persone sarebbero state uccise in Papua Nuova Guinea in seguito alle accuse di stregoneria. Le donne risultano particolarmente esposte alle forme di violenza più brutali.

Proprio su questa scia si inserisce la storia di Elli Mark raccontata da ABC News. Tutto iniziò con la morte per annegamento di un bambino del villaggio di Wanikipa, nella provincia di Hela. Il padre, incapace di accettarne la scomparsa, accusò Elli Mark, lontana parente, di aver provocato il decesso attraverso la stregoneria. Alcuni uomini del villaggio la trascinarono contro un albero e la aggredirono con i machete. Nel tentativo di proteggersi perse una mano e, creduta morta, fu lasciata a terra. Sopravvisse, nonostante la gravità delle ferite, e alcuni giorni dopo venne trasportata in aereo all’ospedale vicino. Da allora vive a Tari, capoluogo della provincia, a circa cento chilometri dalla casa che ha dovuto abbandonare.

Per cercare di arginare il fenomeno della SARV (Sorcery Accusation Related Violence), negli ultimi anni sono nate diverse case rifugio destinate ad accogliere le persone costrette a fuggire dopo essere state accusate: donne, uomini e anche bambini. Per molte di loro rappresentano l’unica possibilità di sopravvivere, perché rientrare nel proprio villaggio significherebbe esporsi nuovamente al rischio di aggressioni o di morte. Accanto ad alcuni di questi rifugi sono stati messi a disposizione terreni coltivabili, così che le persone ospitate possano produrre ortaggi per il proprio sostentamento e, vendendo l’eccedenza, ottenere un piccolo reddito con cui ricostruire la propria vita.

Nemmeno chi offre protezione, però, è al sicuro. Come sottolineano anche le Nazioni Unite, difendere le persone accusate di stregoneria è diventata un’attività ad alto rischio. Operatrici, operatori, leader religiosə e attivistə che gestiscono i rifugi o intervengono per impedire i linciaggi subiscono a loro volta minacce, intimidazioni, talvolta aggressioni, rendendo ancora più difficile il contrasto a un fenomeno che continua a colpire molte comunità del Paese.

Giornata internazionale contro la violenza da accusa di stregoneria. Mendi, 2020. Fonte: Catholic Leader

La chiese, quella cattolica in particolare, hanno preso posizione contro le credenze legate alla stregoneria e le violenze che ne derivano, aderendo nel 2020 alla Prima Giornata internazionale contro le accuse di stregoneria e magia, celebrata il 10 agosto. Il vescovo Donald Lippert ha invitato la Chiesa e tutte le persone di buona volontà a unirsi per contrastare un fenomeno che continua a causare gravi danni, chiedendone lo sradicamento dalla società.

Sul piano locale, la Chiesa cattolica ha intensificato gli interventi soprattutto nelle province più a rischio, rafforzando formazione e attività di sensibilizzazione nelle comunità, anche attraverso il lavoro di realtà come Caritas. Inoltre durante il viaggio apostolico del 2024, anche papa Francesco ha condannato il fenomeno e richiamato la Chiesa locale a una maggiore vicinanza alle persone colpite da queste accuse.

Nel contrasto della SARV le chiese hanno quindi un ruolo significativo, anche perché -- come abbiamo visto nello scorso numero - continuano a essere viste come più stabili e affidabili dello Stato.

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Per oggi ci fermiamo qui. Nel prossimo numero voliamo in Svezia, per scoprire una Chiesa che non prevede discriminazioni.

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