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Senza mulini · Aug 13, 2026

#34 Cantare la luce

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Elisa Belotti, Alessandra Paiusco-Paulsson · Senza mulini

Continuiamo a esplorare il cristianesimo luterano svedese dando spazio oggi al canto e alle feste. Vi racconto infatti dei numerosissimi cori del Paese e della festa di santa Lucia.

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L’ospite di questo mese è Alessandra Paiusco-Paulsson, che sta terminando il dottorato in Scienze politiche, vive a Uppsala e fa parte della Chiesa di Svezia. Inoltre è l’autrice del podcast Sul genere, sui generis.

Se ti sei persə l'intervista ad Alessandra Paiusco-Paulsson, la trovi qui.

Secondo lo Swedish Institute circa il 6% della popolazione svedese – 600mila persone – canta regolarmente o occasionalmente in un coro. Questo rende la Svezia il Paese con il maggior numero di cori pro capite al mondo. Un dato davvero notevole!

Una delle prime attestazioni di musica corale si trova nella linee guida per lo svolgimento del culto della cattedrale di Uppsala e risale al 1298. Ma il movimento corale svedese moderno si ritiene sia nato sempre a Uppsala nel 1808, durante una marcia per la pace organizzata nel contesto della guerra di Finlandia tra Svezia e Russia. In quell’occasione, gruppi di studenti cantarono a più voci, scoprendo nel canto uno strumento capace di unirli attorno a una causa comune: la libertà nazionale. La Svezia ha poi perso la Finlandia a favore della Russia, ma il canto corale è rimasto e, nel corso dell’Ottocento, si è diffuso nelle chiese, nelle scuole di ogni ordine e grado, nei movimenti operai e nelle associazioni, diventando un importante strumento di aggregazione. Le donne iniziarono a partecipare a questo tipo di canto solo a partire dalla metà del XIX secolo.

Il coro Stockholm City Voices che partecipa spesso alle competizioni internazionali per cori SNOBS. Una delle loro performance qui

La tradizione si è poi consolidata fino a diventare una delle forme più popolari di aggregazione in Svezia e un pilastro della formazione fin dall’infanzia. Il coro più antico ancora attivo è quello della chiesa di Ytterlännäs, con quasi due secoli di storia, mentre il coro universitario più antico è l’Allmänna Sången dell’Università di Uppsala, con circa 160 anni di attività documentata.

Il principale ente che organizza e gestisce i cori del Paese è ancora oggi la Chiesa di Svezia (5.000 cori e 94.000 membri), ma il rapporto tra canto corale e religione è meno netto di quanto potrebbe sembrare. Il docente di Pianificazione urbana e regionale Per Göransson ha studiato proprio il ruolo dei cori nella Svezia contemporanea. Una delle sue conclusioni è che il numero di persone che cantano nei cori della Chiesa di Svezia non è correlato al numero di persone appartenenti alla Chiesa stessa. Alcuni esempi significativi si trovano in aree rurali come Sorsele e Malå, nel Norrland, e Ydre, nell’Östergötland, dove il numero di coristi è molto elevato rispetto alla popolazione credente.

Lo studio mette così in discussione anche la distinzione tra una campagna tradizionale e religiosa, e città moderne e secolarizzate. Nei cori delle associazioni corali svedesi, infatti, attività religiose e laiche convivono tanto nei piccoli centri quanto nelle città. Secondo gli studi di Göransson, il canto corale può essere in parte sacro e in parte profano, poiché non è chiaramente classificabile né come sacro né come profano.

Choir Singing at Sankt Petri Church in Malmö, Sweden - Encircle Photos
Un coro canta nella Chiesa di san Pietro a Malmö. Foto di Dick Ebert

La sua ricerca legge questa sovrapposizione come un’espressione postsecolare. È, in questo senso, un esempio concreto di quella pervasività del cristianesimo a livello culturale di cui parla anche Alessandra Paiusco-Paulsson: in una società fortemente secolarizzata, alcune pratiche nate in ambito religioso continuano a vivere, trasformarsi e aggregare le persone ben oltre i confini della fede.

Questa florida tradizione corale non è rimasta entro i confini della Svezia. Con le grandi ondate migratorie dell’Ottocento, le persone svedesi portarono il canto corale anche oltreoceano, rendendo gli Stati Uniti il Paese che ha il maggior numero di cori svedesi dopo Svezia. Anche quando, negli anni ‘20, le migrazioni diminuirono a causa delle restrizioni introdotte dalla politica migratoria statunitense, la comunità svedese-americana aveva ormai raggiunto dimensioni considerevoli e dato il via a una tradizione musicale.

E tra le tradizioni portate dalla penisola scandinava c’era l’Allsång, il canto collettivo, all’unisono. Le sue radici affondavano nel canto religioso e nelle occasioni festive, dalla notte di Valpurga (30 aprile-1° maggio) alla festa di mezza estate, come la Kräftskiva, in cui si mangiano i gamberi di fiume. È proprio questa tradizione di canto pubblico e collettivo ad aver contribuito alla successiva diffusione del Körsång, il canto corale organizzato. Anche oltreoceano, quindi, il canto era ed è un modo di stare insieme, riprodurre una tradizione e mantenere un legame con il luogo delle proprie origini.

Oggi la American Union of Swedish Singers registra 16 cori sparsi in tutto il Paese per un totale di circa 500 membri. A questi si aggiungono i cori giovanili e i gruppi indipendenti legati alle comunità scandinave locali.

La festa di santa Lucia è una delle ricorrenze più sentite in Svezia e il legame con il canto corale è particolarmente forte. Qual è la sua origine? Il 13 dicembre si celebra santa Lucia di Siracusa, martire cristiana del III secolo, morta durante le persecuzioni di Diocleziano (IV sec. d.C.). La festa è diffusa soprattutto in Italia (a Siracusa, naturalmente, e in altre aree delimitate come Venezia, dov'è conservato il suo corpo, e alcune delle città che un tempo facevano parte della Repubblica di Venezia come Brescia e Bergamo), in Scandinavia e nelle regioni di lingua svedese della Finlandia, dove è celebrata senza distinzioni di denominazione cristiana, protestante o cattolica che sia.

Secondo la tradizione, Lucia portava cibo e aiuti alle persone cristiane nascoste nelle catacombe di Roma e, per avere le mani libere, illuminava il proprio cammino con una corona di candele sul capo. Nella tradizione scandinava questa immagine assume un significato ancora più forte: Lucia porta la luce dentro le lunghe tenebre dell’inverno nordico. In passato, quando gli inverni svedesi erano associati alla scarsità di cibo e al rischio concreto di morire per il freddo, questa santa rappresentava così speranza e calore.

La festività di santa Lucia nella chiesa di Vaxholm. Foto di Bengt Nyman

Per Alessandra Paiusco-Paulsson c’è qualcosa di particolare nel modo in cui questa santa viene percepita in Svezia. Quando infatti ha raccontato a colleghe e colleghi svedesi che a Venezia sono conservate le spoglie della santa e che è uso recarsi sulla sua tomba per pregare, soprattutto in caso di problemi di vista, si è resa conto che per molti di loro Lucia era quasi una figura del folklore. “Ma come, è una persona vera?”, le hanno risposto. Lo scambio l’ha colpita perché in Svezia, pur essendo una festa profondamente legata alla tradizione cristiana, Lucia viene spesso vissuta soprattutto come un personaggio della cultura popolare.

La festa di santa Lucia, per le bambine e i bambini più piccoli, è una sorta di equivalente della recita di Natale, ma le modalità tradizionali di festeggiamento, compresa la componente corale, rimangono centrali anche per le fasce d’età successive e nelle celebrazioni pubbliche. Ogni 13 dicembre infatti nelle scuole, nelle chiese e tra le vie si svolge il Luciatåg, il corteo di Lucia. Una persona veste i panni della santa, con una tunica bianca, una cintura rossa e la tradizionale corona di candele; intorno a lei ci sono vari personaggi: le damigelle (tärnor), le stelle (stjärngossar), gli omini di pan di zenzero (pepparkaksgubbar) e gli elfi della tradizione natalizia svedese (tomtenissar).

Spesso è una bambina o una ragazza a vestire i panni della santa, soprattutto nelle celebrazioni più solenni, ma non è detto. Qui il figlio di Paiusco-Paulsson vestito da Lucia

Durante e dopo il corteo, i cori cantano un repertorio di vari brani, spesso in chiesa, mescolando elementi religiosi e popolari. Anche i personaggi del Luciatåg appartengono a tradizioni religiose e culturali che precedono l’arrivo del cristianesimo in Svezia, confluiti nel corso dei secoli all’interno di una stessa celebrazione. La festa di santa Lucia, quindi, continua a riunire una comunità (anche in questo caso, compresa quella oltreoceano) attraverso pratiche collettive come il canto e i cortei, tessendo la trama della cultura svedese con fili tratti da background differenti.

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Per oggi ci fermiamo qui. Nel prossimo numero (un’edizione speciale!) restiamo ancora per un momento in Svezia, per osservare l’affascinante fenomeno dell’aurora boreale.

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