Ciao, buona newsletter del lunedì.
Da anni ripeto questa frase:
“L’80% dei consigli di crescita personale è fuffa, ma il restante 20% può davvero cambiarti la vita”.
Ecco, ultimamente mi sono un po’ ricreduto sulla seconda percentuale: è al contempo troppo bassa e troppo alta.
Mi spiego.
I consigli corretti che possiamo trovare nei classici libri di self-help in realtà sono molto più del 20%.
Allo stesso tempo, però...
I consigli efficaci, ovvero quei consigli che effettivamente riusciamo a mettere in pratica e che hanno un impatto significativo sulla nostra vita, in realtà sono molto meno del 20%.
Mi ri-spiego.
Tra un consiglio corretto e un consiglio efficace c’è di mezzo il mare, anzi, a essere precisi, c’è di mezzo... la fatica del fare:
L’esercizio fisico funziona: se ti alleni 4-5 volte a settimana, con la giusta costanza e intensità.
La lettura funziona: se apri un libro, invece di scrollare i social, e lo fai ogni giorno.
La meditazione funziona: se la pratichi ogni giorno, anche in quelli in cui la mente vaga di continuo e i bambini di là urlano mentre stanno giocando.
Insomma, una parte importante dei consigli di crescita personale funzionano... se li fai funzionare.
Ci sta.
Come dicono i gym bro: no pain, no gain 😅
Una cosa che però mi ha sempre ossessionato da quando ho creato EfficaceMente è stata trovare e condividere strategie, modelli mentali e approcci che riescano a funzionare senza aggiungere l’ennesimo impegno, l’ennesima mezz’ora di tempo e l’ennesima doverizzazione alla nostra to-do list mentale.
I consigli davvero efficaci di crescita personale sono quelli che funzionano nella nostra vita imperfetta di tutti i giorni.
Purtroppo, di queste “pillole magiche“ non ce ne sono molte; ce n’è una però che sto riscoprendo in questi mesi e che è in assoluto una delle mie preferite: l’autoefficacia (...e già dal nome capisci il perché 😅).
L’autoefficacia è un concetto introdotto nel 1977 dallo psicologo di Stanford Albert Bandura, e indica la convinzione di avere le capacità necessarie per riuscire in uno specifico compito.
In altre parole, quando crediamo fermamente di avere le risorse per portare a casa un determinato risultato, aumentiamo automaticamente le nostre probabilità di centrare quell’obiettivo.
...e il bello è che farlo non costa nulla: niente routine complicate, niente sveglie alle 5:00 del mattino, niente sudore, sacrifici e sangue.
Dobbiamo solamente ricordare a noi stessi che siamo capaci di ottenere certi risultati.
E so perfettamente che questa cosa suona un po’ come le para-gurate del “ci devi credirci!“ o del “se vuoi puoi“; ma il fatto che negli anni certi messaggi siano stati banalizzati sui palchi dei corsi motivazionali e oggi siano sotto attacco di una certa corrente ideologica, non significa che i concetti alla base siano sbagliati.
Anzi.
In quasi 50 anni di ricerche, l’autoefficacia si è rivelata uno dei predittori più affidabili delle nostre prestazioni: una meta-analisi (il gold standard degli studi scientifici) condotta su 114 ricerche, per un totale di 21.616 partecipanti, ha stimato che le persone con un’alta autoefficacia ottengono, in media, risultati superiori del 28% rispetto a chi dubita delle proprie capacità.
Chi si sente capace inizia.
Chi si sente capace insiste.
Chi si sente capace non molla.
Le nostre convinzioni sono talmente potenti che possono influenzare non solo i nostri stati mentali ed emotivi, ma la nostra stessa biologia.
Quella che sto per raccontarti è la dimostrazione più estrema (e documentata) di questo potere.
Siamo nel 2007, a Jackson, nello stato americano del Mississippi. Un ragazzo di 26 anni partecipa alla sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo.
Una sera, dopo una lite con la fidanzata, ingoia d’impulso tutte le 29 capsule rimaste nel flacone e si presenta al pronto soccorso.
Arriva pallido, sudato, tremante ed estremamente letargico, con la pressione crollata a 80 su 40 e battito cardiaco accelerato: nemmeno 6 litri di flebo in 4 ore riescono a stabilizzarlo.
Allertati anche i medici della sperimentazione, però, si scopre che il ragazzo in realtà era nel gruppo di controllo e le sue capsule non contenevano neanche un milligrammo di principio attivo. Erano, in sostanza, degli zuccherini.
Quando il ragazzo lo scopre, nel giro di 15 minuti la pressione risale a 126 su 80, il battito si stabilizza e lui torna perfettamente vigile.
Le capsule erano innocue. Le sue convinzioni no.
Quello del ragazzo di Jackson, Mississippi, è un caso estremo del potere delle nostre convinzioni. Questa storia, però, contiene anche una notizia meravigliosa.
Se una convinzione sbagliata è riuscita a mandare al tappeto un corpo giovane e sano, immagina cosa può fare per te e i tuoi obiettivi una convinzione giusta, alimentata ogni santo giorno.
...e so cosa stai pensando adesso: “eh, ma se conosco il trucco, poi non funziona”.
Sbagliato.
Il ricercatore di Harvard Ted Kaptchuk ha dimostrato che le nostre aspettative producono effetti reali e misurabili anche quando sappiamo benissimo da dove arrivano.
Conoscere il trucco, insomma, non lo disinnesca.
Ecco allora un consiglio pratico per allenare la tua autoefficacia.
Questa settimana, ogni volta che uno di questi pensieri si affaccerà alla tua mente: “non ce la farò mai”, “non sono portato”, “è troppo difficile”, fermati un istante e ripeti consciamente questa frase per cinque volte:
“Capaci non si nasce. Capaci si diventa. Ciò che era impossibile ieri è la mia normalità oggi. Ciò che è impossibile oggi sarà la mia normalità domani.”
Questo mantra condensa quasi 50 anni di ricerche sull’autoefficacia: non ti chiede, infatti, di credere a ciò che non sei, ma piuttosto di ricordarti ciò che puoi diventare.
Buona settimana,
Andrea Giuliodori.

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