Siamo nel marzo del 1899 a Renfrew, in Canada.
Un vagabondo gallese di 27 anni sta correndo lungo i binari, dietro a un treno merci in movimento.
È diretto verso il Klondike, come decine di migliaia di altri disperati che in quegli anni inseguono la febbre dell’oro. Sono anni ormai che attraversa l’America saltando sui treni in corsa: praticamente è diventata la sua specialità.
Non quel giorno, però.
Un attimo di distrazione, la presa della sua mano scivola e il suo piede finisce sotto la ruota del treno. Per salvargli la vita, i medici decidono di amputargli la gamba destra sotto il ginocchio.
Fine della corsa all’oro.
Il vagabondo gallese torna a Londra con una gamba di legno e senza più un soldo. Passa le notti tra i dormitori pubblici più malfamati della città, in mezzo a ubriachi e senzatetto; ma è proprio in quei gironi danteschi della Londra vittoriana che scopre l’amore per la poesia.
Scrive ogni notte e nel 1905, con i pochi risparmi che ha, si autopubblica il primo libro, vendendolo per corrispondenza per raccogliere qualche spicciolo.
Tre anni dopo, George Bernard Shaw in persona (il futuro premio Nobel per la letteratura), firmerà la prefazione del suo libro più famoso: “Autobiografia di un vagabondo“.
Quel vagabondo è William Henry Davies e nel giro di pochi anni diventerà uno dei poeti più amati d’Inghilterra.
Nel 1911 pubblica i 14 versi per cui, ancora oggi, è famoso qui in Inghilterra. E probabilmente sono i 14 versi più belli che leggerai oggi sotto l’ombrellone.
Si intitolano “Leisure“ (“Ozio”):
“Che vita è questa se, pieni di affanni, non troviamo il tempo per fermarci a guardare?
Il tempo per stare sotto i rami di un albero con lo sguardo perso, come le mucche e le pecore.
Il tempo per osservare, attraversando un bosco, dove gli scoiattoli nascondono le noci nell’erba.
Il tempo per guardare, in pieno giorno, ruscelli che scintillano, come cieli notturni stellati.
Il tempo per voltarci quando la Bellezza ci chiama, e guardare i suoi piedi che danzano.
Il tempo per aspettare che quel sorriso, nato nei suoi occhi, le fiorisca sulle labbra.
Povera è questa vita se, pieni di affanni, non troviamo il tempo per fermarci a guardare“.
W. H. Davies.
Davies scrisse questi versi nel 1911, esattamente un secolo prima della diffusione di massa degli smartphone, delle notifiche e dei social.
Chissà cosa scriverebbe oggi, vedendoci scrollare di continuo una mattonella di alluminio e vetro, ormai incapaci di prenderci anche solo un minuto per contemplare ciò che ci circonda.
Tra l’altro Davies aveva capito una cosa che noi invece continuiamo a dimenticare: quando non troviamo il tempo per ciò che conta, la nostra vita è “povera“.
Non stressante, non impegnata: povera.
Perché se non riusciamo a trovare il tempo per fermarci a guardare, siamo poveri, anche se il nostro conto in banca è ricco.
Il mio augurio per questa settimana di Ferragosto è questo: trova il tempo per fermarti.
E no, non parlo semplicemente di ferie: quelle sappiamo riempirle fin troppo bene di impegni, programmi serrati e nuovo stress.
Parlo di fermarti davvero a contemplare l’universo che scorre, anche se per pochi istanti al giorno.
La tua anima ti ringrazierà.
Buona settimana,
Andrea Giuliodori.
Ps. Su come trovarlo, nella pratica, questo benedetto tempo per fermarci, fermarci davvero, senza necessariamente rinunciare ai nostri obiettivi, ne parleremo nel corso della “Crea Tempo Week“: tre serate live per scoprire il nuovo percorso “Crea Tempo“ e il modello delle “3 Intelligenze Temporali“.
Lunedì prossimo ti condividerò il link per registrarti alle tre serate gratuite del 15, 16 e 17 settembre. Potranno partecipare in diretta un massimo di 10.000 utenti: chi prima si registra, più possibilità avrà di accedere.
A lunedì prossimo.

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