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L'editore indie · Nov 17, 2025

Nasce 256 Edizioni

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256 Edizioni · L'editore indie

Se hai letto i precedenti post, avrai seguito il percorso che alla fine mi avrebbe portato ad aprire una casa editrice. Se invece mi leggi per la prima volta, ti invito a sfogliare i precedenti articoli per capire come sono arrivato fino a qui:

Sebbene la casa editrice sia stata fondata a metà 2023 con ufficializzazione a settembre dello stesso anno, mi ci sono voluti due anni prima di arrivarci. Gli ultimi due passaggi – la creazione di una rivista e la direzione di una collana editoriale – sono stati sicuramente il motore di questa scelta ardita.

Disclaimer! Se volete aprire una casa editrice, pensateci più e più volte. Non è tutto rose e fiori.

Il periodo del Covid, paradossalmente, mi ha permesso di capire che lavorare con i libri era terapeutico per la mia anima. So che può sembrare una dichiarazione smielata, fantasiosa, poco credibile, ma è ciò che provo ogni volta che lavoro con i libri.

Non sono uno di quelli che vi dirà che era il sogno della mia vita (anche perché ho cambiato e mi piace cambiare spesso idee), e nemmeno che leggevo sin da quando ero piccolo. Ho avuto i miei alti e bassi, e se ho continuato a leggere lo devo prima di tutto a mia madre e alla libertà di scelta dei libri – tradotto: odio le costrizioni.

Quindi, aprire una casa editrice non era nei miei sogni (credibili e non credibili) fino al 2021/22.

Ero soddisfatto del risultato ottenuto fino a quel momento: enorme gratificazione personale, lavoro di squadra buono. Ma credo sia nell’animo di alcuni di noi andare oltre, spingersi verso i limiti delle proprie capacità, testare fino a dove si può arrivare. Penso sia stato questo ad alimentare in me l’idea che – forse – avrei potuto aprire una casa editrice da solo.

Certo, ma a quali condizioni? Quali sacrifici? Quali costi? Di che cosa? Insomma, chi me lo faceva fare?

Avevo (e ho tuttora) un lavoro a tempo pieno, un mutuo, entrate e uscite stabili (o almeno, le entrate lo sono ancora). Perché avrei dovuto cambiare? Perché avevo bisogno di un cambio e perché non riesco a stare fermo per troppo tempo. No, non sono uno di quelli che si agita, semplicemente ho bisogno di stimoli per le mie sinapsi.

Le prime domande furono:

  • Che cosa pubblico?

  • Come la chiamo?

  • Con quali soldi?

  • Con quali competenze?

  • Chi mi leggerà?

  • Da dove si parte?

  • Di cosa ho bisogno?

E molte altre ancora.

I corsi per aprire o capire come funziona una casa editrice esistevano, ma non potevo permettermeli se avessi voluto aprirne una. I soldi erano (e sono) una parte chiave indispensabile per l’avvio e la sussistenza.

Iniziai a fare le mie ricerche online per capire come si avviava un’impresa: i vari tipi di imprese, i regimi fiscali, partita IVA, obblighi, requisiti, eccetera. E già questo non era facile perché a livello di burocrazia commerciale non ci capisco niente. L’unica cosa che capii fu che avrei avuto bisogno di un commercialista e, fortunatamente, ne conoscevo uno. Ma non era ancora giunto il suo momento. Prima dovevo decidere altre cose, schiarirmi le idee su che cosa volessi fare e se davvero lo volevo.

Furono due anni intensi che passai a leggere libri, continuare ricerche, osservare alcuni editori, capire come e con chi lavoravano. Durante il Salone del Libro andavo ad ascoltare le conferenze di AIE, Adei, distributori, stampatori, esperti di marketing, librerie. Avevo bisogno di informazioni utili che altrove non trovavo. Un paio di libri furono di particolare aiuto.

Iniziava a formarsi un piano, un’idea vaga, alcuni nomi utili da contattare.

Rimaneva il nodo principale: non sapevo ancora cosa pubblicare.

In un mercato editoriale dove, nel 2024, si è arrivati a toccare quota 85.000 titoli pubblicati, bisognava fare una scelta coraggiosa e di nicchia. Trovare un mercato che potesse ancora dare qualcosa.

E un’altra domanda sorgeva spontanea: dove li trovo gli autori? Da Wattpad? Poco probabile per vari motivi (di genere e di interesse). Da qualche forum o gruppo qua e là? No, non avrei ottenuto molto.

Pensai allora a come avevamo fatto per la collana OTR. Fu una crescita lenta ma che portò diversi libri. Eravamo partiti da zero anche lì, solo tramite i social, passaparola e qualche amicizia in comune. Se ce l’avevamo fatta una volta, potevo farcela pure io.

Ma cosa pubblicare?

Le scelte ricadevano tra fantasy, fantascienza, mainstream (?), gialli, ma senza arrivare a un punto. Mi rivolgevo a chi? A tutti? A giovani o lettori forti? Ogni volta che tornavo su queste domande non avevo risposte ed ero sempre più confuso.

Eppure una risposta a tutto ce l’avevo, ed era a portata di mano: la rivista Piegàmi.

Stavamo pubblicando storie brevi, e di racconti il mercato editoriale non è saturo. C’erano degli autori a cui avrei potuto chiedere. Quanto al genere, quello doveva essere ancora definito.

E poi mi ricordai di lui…

Ancora una volta, non vi dirò che sono stato un grande lettore di racconti (ma un po’ alla volta li leggo e li recupero). C’era un libro, un solo libro che da anni mi era rimasto addosso come una folgorazione. E ancora oggi, mentre scrivo, lo ritengo l’apice del racconto.

Il libro in questione mi era stato suggerito decenni indietro e lo comprai sulla fiducia e per curiosità. Lo lessi, mi piacquero i racconti (si trattava di una raccolta) e si prese il suo posto nel mio cuore.

Il libro si intitola 102 racconti zen di Richard Brautigan.

Adesso sapevo cosa volevo pubblicare e anche per chi. Potevo concentrare le mie ricerche partendo anche da questi dettagli.

Ma c’era ancora un problema. Un problema che avrebbe potuto far naufragare tutto prima ancora di iniziare.

E di questo parlerò nel prossimo articolo.

Read the original on editoreindie.substack.com

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