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Rights Now · Jul 31, 2026

My Generation

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Danilo De Biasio · Rights Now

“Per fare un uomo ci voglion vent’anni…” ma per l’attuale Governo per fare un delinquente ce ne vogliono molti meno

Alzi la mano chi non ha mai cantato almeno una sera in spiaggia “Per fare un uomo”. Dal 1967, quando Francesco Guccini l’ha scritta per i Nomadi, è diventata immortale e quindi l’avranno cantata più generazioni.

Due anni prima “The Who” incisero una canzone che era una perfetta fotografia del momento: “la gente cerca di umiliarci solo perché andiamo in giro […]
spero di morire prima di invecchiare…”

Cosa che effettivamente accadde al batterista del gruppo, Keith Moon (32 anni).

Il brano si intitolava, non a caso, My Generation.

Gli anni ‘60 hanno visto la scoperta di una categoria prima inesistente: i giovani. Prima c’erano solo i bambini o gli adulti. La speranza in un futuro migliore ha originato l’accoppiata boom economico e boom demografico, determinando l’emergere di una nuova categoria sociale che reclamava una vita diversa da quella che i loro genitori avevano subito/vissuto/creato.

Ad accorgersene non fu certo per prima la classe politica, tesa anche allora all’autoconservazione, ma i commercianti: ‘sti giovani saranno anche degli “urlatori” ma si vendono un sacco di dischi, ‘sti giovani saranno pure vestiti male ma spendono per i jeans, ‘sti giovani sono attratti dalle sostanze proibite: perché non farci un business…

La generazione che oggi ha le leve del potere è tutto sommato ancora impregnata dalla retorica del libro Cuore. Ho recuperato una vecchia registrazione di Carmelo Bene che legge l’episodio della “Piccola vedetta lombarda”. Merita ascoltarla.

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Morale di quel brano di Edmondo De Amicis: per la Patria si può morire anche a 12 anni. La linea dell’infanzia, della gioventù, della responsabilità è quanto mai mobile.

Il libro Cuore ha però anche un altro protagonista che ci è utile per questo ragionamento: Franti. Il cattivo, il bullo, ma anche quello che viene da una famiglia disagiata, con un padre violento. E che ovviamente finisce male, probabilmente dietro le sbarre. Il romanzo è ambientato alle elementari, quindi dobbiamo immaginare che Franti sia sotto i 10 anni. Un po’ giovane per finire in riformatorio, ma ai tempi di De Amicis…

Senza dimenticare i riferimenti al passato, arriviamo finalmente ai giorni nostri. La categoria dei giovani è sempre più colpevolizzata, banalizzata o eroicizzata. Dunque sostanzialmente strumentalizzata.

Campioni di questa strumentalizzazione sono i ministri del Governo Meloni. Decreto contro i rave, decreto Caivano, decreto contro i maranza, decreto - questo è l’ultimo - che inverte l’onere della prova della capacità di intendere e volere per i minorenni. E che il campione degli strumentalizzatori, Salvini, ha già usato. Solo chi non vuol vedere non capisce i motivi per cui questo Governo colpevolizza i giovani: non sono che un altro agnello sacrificale per nascondere i deficit di Meloni.

Gli under 18 in Italia sono un po’ meno di 10 milioni, mentre gli over 80 sono 4,6 milioni: per la prima volta gli ottuagenari sono più numerosi dei bambini sotto i 10 anni. Di questi giorni il record di calo delle nascite. Mediamente si accede al primo lavoro a 27 anni - tra i più alti in Europa - mentre sono circa 3 milioni i NEET. L’età media del Governo Meloni è di 60 anni, di 51 anni per il Parlamento. La dispersione scolastica - dice il Ministero dell’Istruzione - si sta avvicinando alla media europea del 9% (quindi è ancora superiore).

Questi dati dicono che in Italia i giovani sono esclusi dalle decisioni, anche quelle sulla loro vita.

Certo, non è un problema solo italiano, come dimostrano le rivolte vittoriose in tutto il mondo della Generazione Z.

L’Istituto Demopolis ha svolto un’indagine per “Con i bambini” nel 2024 da cui emerge che gli under 18 sono più ottimisti dei loro genitori, ma con percentuali in calo, dal 53% al 45% in un solo anno. Stanno meglio con gli amici che con i familiari, e non sembrano soddisfatti della loro vita sociale, né di quella scolastica. Soprattutto le ragazze (il 55%) dice di aver paura di essere vittima di bullismo o in generale di violenza: una paura amplificata dall’atteggiamento dei genitori che nel 73% dei casi teme che i propri figli siano vittima di episodi violenti. Passano molto tempo sui social e se devono condividere un problema in oltre la metà dei casi ne parlano con gli amici, solo per il 43% con i loro genitori. La ong WeWorld ha intervistato recentemente oltre 300 adolescenti scoprendo che quasi il 30 % delle ragazze non si sente a proprio agio con il proprio corpo dopo aver visto come viene idealizzata l’estetica sui social.

Ci sarebbero problemi da affrontare e invece il Governo che fa? Costruisce un altro nemico interno.

Libro e moschetto versione 2.0.

Ricordate che il Ministro Valditara ha usato il termine “umiliazione” come sinonimo di “rieducazione”? Che fa il paio con gli effetti del Decreto Caivano che sta riempiendo i riformatori, rendendo impossibile il ruolo educativo per cui erano stati pensati.

Torniamo al punto di partenza: i giovani, i diretti interessati, sono stati ascoltati? Qualcuno del Governo ha chiesto loro cosa temono, cosa sperano?

Risposta: no. Non gliene frega niente.

Perché è molto più utile indicarli come nuovi nemici. Non abbastanza maturi da poter frequentare a scuola i corsi di educazione sessuale, ma abbastanza sgamati per finire in riformatorio; non responsabili per votare ma sufficientemente capaci di spendere.

Sembra di essere fermi ai tempi di My Generation: chi la cantava era messo all’indice ma questo non impediva alle major di ricavarci tante sterline con i loro dischi.

Ascolto e confronto sui podcast all’ultima edizione del Festival dei Diritti Umani - foto di Simone Bettini

Noi di Fondazione Diritti Umani vi proponiamo qualcosa di diverso: un invito agli adulti ad aprire le orecchie, ascoltare queste nuove generazioni, per scoprire un caleidoscopio di idee, progetti, ingenuità, energia, punti di vista. Noi lo facciamo ogni anno chiedendo alle scuole che partecipano al nostro Festival di produrre dei podcast. Una sonda nel vissuto di questi giovani. Oggi ve ne forniamo qualche esempio.

Cosa vuol dire essere “messi alla prova”? Melkin , Mina e Ismael ci raccontano la loro esperienza.

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Funzionano le punizioni in classe tipo le “sospensioni”? Se l’è chiesto un gruppo di studenti dell’IIS Lagrange di Milano.

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I social possono diventare armi acuminate. La 4° ATG dell’Isis Zenale Butinone di Treviglio ci accompagna in una storia accaduta ad una loro compagna.

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Per concludere un consiglio di lettura: proprio perché non si dà quasi mai la parola ai giovani, Maria Grazia Calandrone dà voce ad un universo dolente ma vivo degli adolescenti dietro le sbarre. S’intitola Ragazzi dentro, e l’ha pubblicato DeAgostini.

Ho quasi finito lo spazio a disposizione per questa newsletter…quindi solo due parole per suggerirvi di non perdere la terza puntata di Eterni, il podcast della giovane giornalista Margherita Dalla Vecchia che racconta con grande forza il dramma dell’inquinamento da PFAS. Buon ascolto!

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Read the original on danilodebiasio.substack.com

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