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Rights Now · Aug 7, 2026

stragi, complicità istituzionali e una moneta da 3 euro

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Danilo De Biasio · Rights Now

Ognuno ha le sue fisse. Io per esempio ho queste tre che carsicamente scattano quando il tema riemerge. E in questa settimana di anniversari (Bologna 1980, Italicus 1974) il tema è riemerso.

  • non sopporto il concetto “il 25 aprile è la festa di tutti”

  • non capisco perché chiedere alla destra di ammettere che alcuni episodi sanguinosi sono stati realizzati da fascisti e da pezzi delle istituzioni

  • contesto la definizione “istituzioni deviate”

Sulla prima fissa che dire? Il 25 aprile ricorda la sconfitta di una parte politica. Che quella parte non lo viva come una festa mi sembra naturale.

Vabbè, ma sono passati molti anni… dirà qualcuno. Vero. Uso le parole che mi disse qualche anno fa Nicholas Offenstadt, storico della Sorbona: la Seconda Guerra Mondiale divise nazioni e famiglie, la Prima Guerra Mondiale invece le unì.

Provate a considerare i monumenti dedicati alla Grande Guerra: sono nella piazza principale di ogni paese, mostrano il soldato che respinge il nemico alle frontiere. Trovate qualcosa di paragonabile per la Seconda Guerra Mondiale? Niente, vero? Perché il nemico era “interno” - fascisti e antifascisti - perché quegli orrori hanno allargato le faglie tra familiari, amici, vicini di casa. E a parte qualche episodio di riparazione c’è soprattutto un lungo rivolo di ingiustizie.

Tra le ingiustizie - in senso lato - c’è anche aver concesso libertà d’azione a tanti ex funzionari del Ventennio Fascista nelle nuove istituzioni repubblicane. Le ragioni per cui gli ex partigiani messi nei gangli dello Stato furono rapidamente estromessi sono oggetto di studio, ma il dato è innegabile.

Un episodio su tutti: subito dopo la Strage di Piazza Fontana Sandro Pertini, che era Presidente della Camera, si rifiutò di stringere la mano al Questore di Milano Marcello Guida, che aveva conosciuto come direttore del carcere politico di Ventotene durante il fascismo.

Un mattana dell’irascibile socialista? Non scherziamo: Pertini aveva capito che Marcello Guida era una delle anime nere del depistaggio che aveva buttato su Pinelli e gli anarchici la responsabilità della strage. Strage che invece è avvenuta con la regia “atlantica” - ovvero della Nato - concepita negli uffici del Ministero dell’Interno - con Federico Umberto D’Amato - e con la manovalanza dei fascisti veneti di Ordine Nuovo.

L’episodio è raccontato nell’intervista di Oriana Fallaci a Sandro Pertini sull’Europeo del 27 dicembre 1973

Questa tavola di Andrea Pazienza su Pertini sembra fatta apposta… l’ho presa dal sito andreapazienza.it

Capito ora il link? C’è una lunga catena di vicinanza ideologica, di segreti e ricatti che non bastano 80 anni a spezzare. Idee come nazionalismo, darwinismo sociale, razzismo, autoritarismo non passano di moda perché qualcuno va sui social a chiederlo, o perché è passato dal moschetto al doppiopetto.

Altra obiezione. Ma la generazione oggi in politica non c’entra con quel periodo. Anagraficamente è vero, ma in questi casi è totalmente ininfluente. Mi spiego.

Se un reato - e parliamo di stragi, sovversione, attentati - è stato realizzato da un certo gruppo e le indagini sono state depistate volutamente da apparati dello Stato le responsabilità politiche non finiscono con la morte degli interessati. Perché ci sarà sempre qualcuno che è a conoscenza di quel segreto e può ricattare gli eredi.

Nel 1996 l’allora consulente della magistratura milanese e della Commissione Parlamentare Stragi Aldo Giannuli scoprì l’Archivio dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale retto dal già citato Federico Umberto D’Amato. Oltre 150mila fascicoli che hanno confermato - non scoperto! - che ai piani più alti del Ministero dell’Interno si coprivano mandanti ed esecutori di stragi in nome dell’anticomunismo.

Le date sono importanti. L’archivio è stato scoperto nel 1996, quando muore D’Amato. Dal 1984 era in pensione. Non ha mai fatto neppure un giorno di galera, è stato solo rimosso dall’incarico nel 1974 dall’allora Ministro Taviani.

Il 1974 è l’anno della strage di Brescia, dell’Italicus e della retata al campo paramilitare di Pian di Rascino delle Squadre d’Azione Mussolini con l’uccisione da parte dei carabinieri del loro leader Giancarlo Esposti, che secondo un identikit avrebbe avuto un ruolo nell’attentato di Piazza della Loggia. L’ex partigiano dc Taviani avrà capito che la situazione stava sfuggendo di mano…

Federico Umberto D’Amato era poliziotto durante il fascismo. Dopo la Liberazione di Roma saltò subito il fosso lavorando con il principale 007 americano, James Angleton che lo scelse poi come referente fra i governi italiani e la Nato. Ricapitolando: Federico Umberto D’Amato per almeno mezzo secolo è negli uffici dove si decidevano restrizioni democratiche, attentati, stragi, depistaggi. Quanti funzionari e politici avrà ricattato?

La stessa domanda che si fece Giancarlo De Cataldo in Romanzo criminale e ancor di più nel libro successivo, Nelle mani giuste: a chi ha lasciato le carte per continuare a ricattare?

Quindi tornando alle mie fisse: se questo bigino di storia è corretto - e vi assicuro che ho tutte le pezze - che senso ha chiedere ad una leader di partito che non ha mai accettato le responsabilità della strategia della tensione di dire che a Bologna sono stati alcuni con le sue stesse idee a compiere una strage? E qualora lo dicesse sarebbe una dichiarazione genuina? O sarebbe come una moneta da 3 euro?

dal sito del Governo: “Quarantasei anni fa il terrorismo ha sferrato uno dei suoi attacchi più feroci. Ha colpito al cuore la Nazione intera, con un attentato che ha disintegrato la stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento.

Quello che è accaduto il 2 agosto del 1980 rappresenta una delle pagine più buie e drammatiche della storia nazionale.”

E, infine, che senso ha parlare di “istituzioni deviate” quando è palese che la storia iniziata nel dopoguerra è una interminabile disputa fra rispetto della democrazia e desiderio di autoritarismo?

Qui trovate una pagina della sentenza della Corte d’Assise di Milano che condanna Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la Strage di Brescia. In poche righe c’è tutta l’indignazione della magistratura per gli ostacoli che altre istituzioni hanno innalzato per impedire verità e giustizia.

Lo so, quando parlo di queste cose mi lascio prendere la mano e vado un po’ lungo. Allora solo una parola per dare il benvenuto al 4° episodio di Eterni - il caso PFAS in Veneto, il podcast di Margherita Dalla Vecchia che ha vinto il premio dell’Ordine dei Giornalisti all’ultimo Festival delle Radio Universitarie. Vale proprio la pena di ascoltarlo.

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Read the original on danilodebiasio.substack.com

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