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C'è Pizza · Jan 7, 2026

10 anni che scrivo di pizza. E mo'?

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Giuseppe A. D'Angelo · C'è Pizza

Ciao. Non so chi sei, non so perché segui questa newsletter, ma ti ringrazio. Ti ringrazio perché questo è solo un altro dei tanti canali dove mi piace parlare di pizza, e l’impegno di leggere dei lunghi muri di testo su un argomento così verticalizzato non è da poco. Ancora una volta, grazie.

Ok, levate le cerimonie da mezzo, passiamo a parlare di me. Una cosa che detesto fare, ma ogni tanto bisogna tirarle le somme. Forse non lo sai, o forse lo sai ma te lo ridico, questa newsletter fa parte di un progetto di comunicazione più grande che mi porto dietro da dieci anni. Questo progetto si chiama Pizza DIXIT, e tutto parte dal mio blog lanciato dieci anni fa. Dieci anni. So’ tanti, eh.

Lo avevo accennato la settimana scorsa, linkando a un post pippone che ho fatto sulla mia pagina Facebook. Lì non ce l’ho fatta a essere autocelebrativo. È più forte di me, odio l’autoreferenzialità. E infatti pure lì mi sono limitato a fare un breve excursus di come si sia evoluto il mondo pizza in questi dieci anni, ma stringato stringato, giusto toccando quelle fasi che hanno avuto a che fare anche con la crescita del mio progetto.

Però qui sono in uno spazio ancora più personale, e forse mi posso permettere di parlare un po’ di me in prima persona (sottolineo in prima persona, perché dò per scontato che in realtà ogni volta che parliamo di qualcosa che ci sta a cuore parliamo anche di noi stessi). Ma questa newsletter la sto scrivendo di getto, senza struttura, senza nemmeno sapere di cosa parlerò. Non ti biasimo se vorrai mollare adesso.

Se però resti, facciamo una cosa. Cerco di delinearti la cronologia - e la filosofia - del progetto Pizza DIXIT. Così, perlomeno, sai di cosa stiamo parlando.

  • Gennaio 2013: mi trasferisco a Londra. Ci starò per sei anni. La prima esigenza è quella di trovare un posto dove mangiare una buona pizza napoletana, cosa rara allora. Eppure, nei due anni successivi, qualche puntina in luoghi sperduti alla periferia riesco a metterli. La ricerca mi intriga.

  • Dicembre 2015: ho passato due anni a litigare nei gruppi di Italiani a Londra che alla domanda “mi consigliate dove mangiare una buona pizza napoletana?” consigliavano posti osceni. All’ennesima conversazione in cui ripeto sempre le stesse cose mi rompo e dico “Mo’ basta: apro un blog dove vi parlo delle pizzerie che conosco!”. In un giorno qualsiasi del mese, che non ricordo, pizzadixit.com vede la luce.

  • Settembre 2016: dopo un annetto il blog, e le sue microscopiche pagine Facebook e Instagram, hanno un piccolo seguito, e si è già fatto notare nella community di pizzaioli londinesi. Ma avviene una cosa inaspettata: il titolare di una pizzeria di Colonia, Germania, mi invita a provare la sua pizzeria. La cosa bella di vivere a Londra, all’epoca, è che c’erano molte destinazioni raggiungibili a soli 20£ con un volo a/r in giornata (sì, lo so, il massimo della sostenibilità…), e quindi accolgo il suo invito. Ma decido di fare altro: cercare altre pizzerie napoletane nella città da visitare nel giro di poche ore. Nasce così il mio prima pizza tour: molti altri ne verranno negli anni successivi.
    Con la visita a Colonia al titolo Pizza DIXIT aggiungo il sottotitolo di “blog sulla pizza napoletana nel mondo”.

  • Novembre 2016: il blog acquisisce il logo che lo accompagnerà per tutta la vita, realizzato da una mia carissima amica, e che va a sostituire l’orrendo logo da me realizzato e che non mostrerò mai neanche sotto tortura.

  • Agosto 2018: non ci sono stati grossi sviluppi negli ultimi due anni, se non che il blog ha acquisito la sua nicchia di lettori, è entrato nel circuito di alcuni blogger con cui ha realizzato qualche piccola collaborazione, ha realizzato le prime live nelle pizzerie tramite Facebook (le live non erano ancora così onnipresenti come oggi, allora) e ha visitato varie città in Europa e nel mondo. Niente di trascendentale, cresce come dovrebbe crescere un piccolo blog di nicchia. Ma quel mese succede qualcosa: lascio Londra e torno in Italia.

  • Marzo 2020: negli ultimi due anni il blog ha proseguito nella sua missione di raccontare la pizza all’estero. Comincio a collaborare a pagamento per un sito - Garage Pizza, oggi The Great Pizza - scrivendo articoli di approfondimento e editoriali di opinione. Comincio a interessarmi al ruolo delle donne nel mondo pizza, realizzando un piccolo documentario amatoriale sul tema che vuole essere il pilota di una serie. Canno la data a tema dell’8 marzo per la pubblicazione, lo pubblico il 9. Il 10 entriamo tutti in lockdown.

  • 2020-2021: come si racconta la pizza napoletana nel mondo senza poter viaggiare? Semplice: facendo quello che fanno tutti in quel periodo, ovvero le live. Nel mio caso, fedele al tema del blog, con pizzaioli conosciuti da varie parti nel mondo. Nello stesso periodo, però, osservo l’esplosione di un fenomeno che avevo già adocchiato e cominciato a raccontare da un paio d’anni: quello della pizza fatta in casa. E mi viene un’idea: ci sono tanti eventi e campionati dedicati ai pizzaioli professionisti, perché non crearne uno riservato ai pizzaioli casalinghi? Contatto alcune persone e nasce così Lievitamente - il festival della pizza fatta in casa. La prima edizione si tiene nella mia bella Napoli il 2 ottobre 2021, con una discreta partecipazione di pubblico.
    Non solo però: questo è anche il periodo in cui, come molti, maturo l’idea di realizzare un podcast sul mio argomento preferito. E mi chiedo se qualcuno ci abbia già pensato. Mi imbatto in effetti in “Che Pizza - Il podcast” di Simon Cittati. Gli chiedo “Ti va se lo facciamo assieme?” e lui accetta. Con Simon abbiamo portato a termine tre stagioni, fino a quando lui non ha deciso di ritirarsi per motivi lavorativi. Ha lasciato il progetto nelle mie mani, e io cerco di portarlo avanti da solo ancora oggi anche se, lo ammetto, non con lo stesso entusiasmo del lavoro di coppia.

  • Maggio 2021: succede una cosa impensabile: un’azienda straniera che opera nel settore pizza - che, per vari motivi, ho deciso di non nominare mai in questa newsletter - si accorge di me e mi chiede se voglio lavorare per loro come brand manager (responsabile del marchio) in Italia. La mia risposta: “dove devo firmare?”. Li stavo infatti già seguendo da un po’ ed erano una realtà che mi piaceva: non avrei mai pensato che loro sarebbero arrivati a me prima che potessi propormi io. Il rapporto di lavoro con loro è durato tre anni precisi, terminato nell’aprile del 2024. Un’esperienza davvero stimolante (e illuminante) sotto molti punti di vista.

  • Gennaio 2023: nasce C’è Pizza, questa newsletter, ultimo canale editoriale del mio progetto di comunicazione. Mi dà nuove soddisfazioni, instilla in me il desiderio di tornare a scrivere per me stesso (nel periodo pandemico ho messo un po’ da parte il blog per concentrarmi sul podcast e le collaborazioni esterne) e soprattutto mi fa capire di nuovo quale sia il valore della scrittura in un’era dominata dai social e l’audiovisivo. C’è speranza anche se, purtroppo, non riesco a essere costante come vorrei su questo canale.

  • 2024-2025: gli ultimi anni sono passati in maniera abbastanza regolare, tra collaborazioni esterne, pubblicazioni interessanti su alcuni libri e riviste straniere e soprattutto tanti, tanti viaggi. Fino al traguardo ufficiale dei dieci anni di dicembre 2025. Il futuro è ancora tutto da scrivere…

Come sono cambiato io in questi dieci anni? In tanti modi, sicuramente, ma sul fronte pizza ho subito due cambiamenti graduali nel mio approccio alla materia. Il primo: quello che era nato come un blog per una comunità di expat (il mio obiettivo era semplicemente quello di indicare ai miei compatrioti all’estero dove trovare un posto dove mangiare una buona pizza napoletana) è diventato un progetto ampio che mi ha portato ad affrontare l’argomento sotto punti di vista inesplorati: ho capito che un piatto conosciuto in tutto il mondo potesse essere un veicolo perfetto per trattare argomenti di natura culturale, sociale, politica, persino antropologica. Sembra che me la stia tirando, ma la verità è che sono un ignorantone spinto da un’immane curiosità.

Il secondo cambio è stato quasi più radicale: dopo tanti anni che ho vissuto con la convinzione che io potessi, e dovessi, parlare esclusivamente di pizza napoletana - perché parte delle mie radici e, di conseguenza, argomento di cui avevo maggiore competenza - a un certo punto la mia curiosità ha cominciato a volgersi anche al mondo pizza straniero. In principal modo americano, ma ho capito che ogni realtà culturale potesse raccontare la pizza a modo suo, e a sua volta raccontare se stessa attraverso la pizza. E che, allo stesso tempo, non ne sapevo poi così tanto neanche della storia e cultura della pizza napoletana. Ho iniziato letteralmente a studiare l’argomento, divorando libri e articoli, e capendo che, in fondo, non ne sapevo proprio niente, e che c’era un mondo di conoscenze da conquistare. Fu così che, a un certo punto, decisi di levare il sottotitolo “blog sulla pizza napoletana nel mondo” dalla pagina Facebook (sul blog è rimasto): perché la pagina riflette ora il mio interesse per la pizza a 360°, che ha sì un occhio di riguardo per la pizza napoletana, ma ha ora uno sguardo molto più globale.

Come è invecchiato il mondo pizza in questi dieci anni? Non benissimo. Se ho sempre difeso nei confronti dei detrattori tradizionalisti la necessità della pizza di rivendicare un suo spazio in un’offerta gastronomica di alto livello, anche a discapito del prezzo di listino; dall’altro lato ho assistito a un’eccessiva spettacolarizzazione del prodotto. Campionati e cerimonie di presentazione si moltiplicano, guide e classifiche si sprecano, e non c’è realtà che non voglia mettere le mani su questa gallina dalle uova d’oro. Non avrei niente contro nessuna iniziativa che possa accendere un riflettore sul prodotto e i suoi protagonisti, se non fosse che molte di queste non sono motivate da fini di divulgazione, ma principalmente commerciali e opportunistici, e dirette da personaggi poco limpidi. Ma questo è un argomento troppo grande per le righe di questa newsletter, e che va affrontato in pillole, come ho già fatto in passato.

Dove mi colloco io in tutto questo? Qui ricopio le parole del mio post pippone su Facebook: Sicuramente non mi vanto di essere un giornalista autorevole, né faccio parte di quella schiera di influencer che ha capito da molto prima di me come comunicare con i social per raggiungere un pubblico vasto. So per certo, però, che la scrittura resta sempre il mio modo preferito di comunicare: che sia su Facebook, sul blog, la newsletter o articoli pubblicati su altri magazine. La penna rimane il mio strumento migliore.

Come vedo il mondo pizza futuro? Al momento, non c’è niente che mi galvanizzi particolarmente. Credo che la pizza abbia ancora molto da raccontare, ma che abbia raggiunto quella fase di assestamento in cui ha smesso di voler stupire a tutti i costi, e ha cessato di essere un trend, diventando a sua volta un termometro di trend come tante altre realtà gastronomiche. Non siamo a mio parere ancora allo scoppio della bolla di interesse, per il semplice motivo che la bolla non esploderà, ma si sgonfierà, come ogni cosa: è umano. Chi avrà ancora voglia di raccontare la pizza continuerà a farlo, chi invece ne approfittava solo per ricavarci un po’ di denaro o gloria passerà oltre.

Io, personalmente, non so fino a quando avrò la carica giusta per portare ancora avanti questo piccolo progetto di comunicazione. Ma so che voglio trovare modi sempre nuovi per parlare di pizza, continuare a cercare angoli inesplorati, punti di vista alternativi, e soprattutto intessere relazioni con persone creative, appassionate e che abbiano qualcosa di nuovo da raccontare. Forse il giorno che mi scaricherò sarà proprio quello in cui questo mondo non mi offrirà più stimoli.

TUTTI I LINK AL MIO PROGETTO PIZZA
  • Pizza DIXIT: il blog da cui nasce tutto, in cui parlo di pizzerie napoletane all’estero.

  • Pagina Facebook: qui parlo di pizza mangiata un po’ ovunque, faccio riflessioni varie, e condivido articoli scritti da me pubblicati anche su altre testate.

  • Profilo Instagram: qui puoi seguire nelle storie i luoghi e le pizzerie che visito, e avere qualche narrazione più variegata tramite i reel.

  • Gruppo Facebook Pizza Social: spazio di discussione con altri amanti della pizza, in cui parlo di temi come quello di questa newsletter, ma in cui chiunque può lanciare una discussione.

  • Che Pizza - Il Podcast: il podcast creato da Simon Cittati di cui sono stato co-host per tre anni e che è poi stato lasciato interamente nelle mie mani. Ha anche un profilo Instagram dedicato e un suo canale Telegram con gruppo annesso.

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Mi chiamo Giuseppe A. D’Angelo, ma puoi chiamarmi Peppe: scrivo di pizza dal 2015 sul mio blog Pizza DIXIT e anche altrove. Dal 2021 conduco un podcast chiamato Che Pizza. Non faccio talk, non pubblico libri, non offro consulenze, non insegno in nessuna accademia: insomma, LinkedIn mi odierebbe.

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Read the original on cepizza.substack.com

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