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Catenaccio - La newsletter di Sportellate.it · Oct 26, 2024

Catenaccio #104

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Catenaccio · Catenaccio - La newsletter di Sportellate.it

Questo è il numero #104 di Catenaccio, una newsletter che parla di sport, cultura e società.

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La sportellata settimanale di Gabriele Moretti

Le parole pronunciate giovedì da Julio Velasco - allenatore della nazionale femminile di pallavolo fresca di oro olimpico - in merito alle leggi sulla cittadinanza hanno per l’ennesima volta puntato i riflettori sulle assurde (o quantomeno obsolete) e discriminatorie leggi italiane basate sul concetto dello ius sanguinis. Secondo Velasco, che a mio modesto parere ha perfettamente ragione, le procedure per l’acquisizione della cittadinanza dovrebbero essere più rapide e, soprattutto, dovrebbero essere basate sull’essere nati e cresciuti in Italia e non su trisavoli emigrati dall’Italia oltre cent’anni fa. Tuttavia, questa legge che oggi appare tanto ingiusta nel contesto di un paese di immigrazione, aveva perfettamente senso al momento della sua introduzione (1865, 1912, 1948), quando l’Italia era un paese di massiccia emigrazione. Lo scopo di questo approccio era quello di mantenere legami sociali, politici e culturali con le diaspore italiane in giro per il mondo e di garantire il diritto al ritorno anche alla generazioni successive. Anche la Nazionale di calcio, specialmente nel primo dopoguerra ma non solo, ha tratto vantaggio dallo ius sanguinis: si pensi ai vari Jorginho, Camoranesi, Altafini, Sivori, Monti, eccetera.

Nel 2024, i paesi di massiccia emigrazione sono moltissimi, prevalentemente nel cosiddetto Sud del mondo e le loro diaspore producono, ovviamente, un sacco di calciatori talentuosi con cittadinanza straniera (spesso di un paese dell’Unione Europea) o doppia cittadinanza. Fino a pochi anni fa i più forti venivano selezionati per le nazionali locali – ahinoi esistono ancora persone convinte che la Francia schieri giocatori non francesi perché hanno la pelle di tonalità più scure di Deschamps o che i tantissimi tedeschi di origini turche siano turchi nati in Germania – mentre chi non raggiungeva un livello di prestazioni sufficiente, semplicemente rinunciava a giocare con la nazionale. Da qualche anno, però, la politica di molte federazioni calcistiche di paesi di emigrazione sta cambiando radicalmente e con questa il loro status nel calcio internazionale.

Partiamo dai numeri: i Mondiali in Qatar del 2022 sono stati di gran lunga quelli in cui la percentuale di giocatori nati in un paese diverso rispetto alla nazionale che rappresentavano è stata maggiore: 16,2%, contro l’11,2% del 2018, l’11,3% del 2014, il 10,5% del 2010 e via scendendo fino a un minimo del 2% del 1958 (la cifra, visto il trend migratorio inverso della prima metà del Novecento, aumenta di nuovo andando ancora indietro: nel 1934 era l’8,6%!). Guardando alla Coppa d’Africa i numeri sono ancora più netti. Nell’ultima edizione vinta dalla Costa d’Avorio, i discendenti della diaspora africana erano 200 su 630, ovvero il 32% circa, in grandissima maggioranza nati e cresciuti nelle principali ex potenze coloniali: 104 in Francia, 32 in Spagna, 15 nel Regno Unito, una decina in Portogallo, come si può vedere su questa mappa interattiva. Tra le squadre che hanno beneficiato di più di questo cambio di paradigma – che sia per doppia cittadinanza, ius sanguinis o naturalizzazione ad hoc – c’è senza dubbio il Marocco, che ha raggiunto le semifinali in Qatar scendendo in campo con una formazione titolare completamente o quasi completamente composta da giocatori nati all’estero (soltanto Ounahi, Dari, Benoun, En-Neysiri, Sabiri, Jabrane e El Yamiq sono nati in territorio marocchino).

Un’altra nazionale che, partendo praticamente da zero, ha costruito una nazionale competitiva grazie ai figli della diaspora è stata quella delle Isole Comore, allenata dall’italiano Stefano Cusin, di cui potete leggere una bella intervista sul nostro sito. Le Comore, arcipelago di tre isole vulcaniche situate tra il nord del Madagascar e il Mozambico, hanno costruito una notevole rete di scouting (sia in persona sia online) focalizzata nell’area di Marsiglia, dove risiede gran parte dell’emigrazione comoriana in Francia, convincendo diversi giocatori di serie minori a unirsi al progetto, insieme ad alcuni (pochi) locali. Le cose sono andate più che bene, al punto che la nazionale delle Comore ha appena battuto il suo record di crescita nel ranking FIFA (10 posizioni, da 118° a 108°) dopo essere stata eliminata solo ai rigori dal Camerun negli ottavi della Coppa d’Africa 2021 alla prima partecipazione. Attualmente, le Comore comandano il girone I delle qualificazioni al Mondiale 2026, a pari punti (9 in 4 partite) con il Ghana, a +4 al ben più attrezzato Mali. Siccome tutto il mondo è paese, dopo l’eliminazione nella fase iniziale delle qualificazioni alla Coppa d’Africa, il presidente del Malawi ha protestato sui social sostenendo che le Comore stiano giocando sporco perché anziché schierare giocatori comoriani, schierano solo francesi: qualcuno inserisca il meme con Giovanni “cioè, si sta ribaltando la situazione”, grazie.

Questa tendenza, ovviamente, non è limitata all’Africa ma sta prendendo piede anche in Asia. Capofila – come abbiamo raccontato nell’ultimo episodio del podcast Venti Ventisei che potete ascoltare qui – l’Indonesia comandata dal nuovo presidente federale Erick Tohir (sì, proprio quel Erick Tohir). Dal 2022 a oggi, la nazionale indonesiana ha convocato 15 giocatori naturalizzati, tutti discendenti della diaspora che possono accedere facilmente alla cittadinanza grazie allo jus sanguinis. Nessuno di loro è un calciatore di primissimo livello, sia chiaro, ma in generale il livello medio è molto più alto rispetto a quello dei connazionali nati e cresciuti in Indonesia e che giocano nel campionato locale o degli stati limitrofi, tuttavia ci sono anche eccezioni di spicco: è stato naturalizzato da poco Eliano Reijnders (fratello di Tijjani) che ha esperienza da titolare in Eredivisie al PEC Zwolle; ha esordito Jordi Amat, che forse ricorderete titolare in Liga nell’Espanyol, nel Rayo, nel Betis e in Premier allo Swansea – e che ha una vicenda particolarmente succosa di legami con una casa reale indonesiana che potete scoprire qui. Oltre a loro, è stato da poco naturalizzato anche Maarte Paes, ex portiere dell’Utrecht ora al Dallas FC, che però con un buon lavoro di convincimento da parte di Tohir potrebbe potenzialmente essere sostituito dal nostro Emil Audero e ha già 7 presenze e 1 gol il difensore del Venezia Jay Idzes. Oltre all’Indonesia, anche la Malesia sta spingendo molto sulle naturalizzazioni, ma con un approccio più “vecchia scuola”, cercando di convincere giocatori stranieri già impegnati nel campionato malese, un po’ come aveva cercato di fare la Cina anni fa.

Questo modus operandi, chiaramente, sta attraendo molte critiche più che in Africa – dove in molti casi la questione è vissuta con un certo senso di rivincita per tutto il talento drenato dai paesi coloniali durante l’ultimo secolo – proprio in Indonesia, dove il nazionalismo è un elemento cruciale del discorso politico. Pochi mesi fa, Erick Tohir si è dovuto difendere pubblicamente: “In una democrazia, le opinioni diverse sono normali. Tuttavia, dal punto di vista del PSSI [la federazione, NdR] e credo che il governo condivida questo punto di vista, dobbiamo mirare a migliorare i risultati della squadra nazionale”. Cosa che, indubbiamente, gli sta riuscendo piuttosto bene: dal 2021 ad oggi l’Indonesia ha scalato il ranking FIFA dal 176° al 135° posto.

Per altro, il nazionalismo indonesiano è un nazionalismo post-coloniale e relativamente recente, che non si basa sull’etnia o la religione ma esclusivamente sulla comunanza linguistica: “[La naturalizzazione delle seconde generazioni] Solleva interrogativi sulla definizione di 'indonesiano'", ha detto a DW Adhika Wicaksana, ex funzionario commerciale della PSSI. “Se la lingua è il fattore determinante principale, qualcuno come un creatore di contenuti con sede nel Regno Unito che parla correntemente indonesiano e giavanese può essere considerato indonesiano?”. Altre critiche, si concentrano sul rischio che date le risorse limitate, centrare il focus sulla diaspora possa danneggiare l’individuazione e più in generale lo sviluppo dei talenti locali. “Da un punto di vista puramente calcistico, lo vedo come un problema che richiede l'attenzione della PSSI, soprattutto per quanto riguarda i programmi di base e lo sviluppo dei giovani”, ha aggiunto Wicaksana. “Un'eccessiva attenzione ai giocatori nati all'estero rischia di trascurare la necessità vitale di migliorare le infrastrutture e la formazione per sviluppare i talenti locali come investimento a lungo termine”.

Sport e numerologia con Alessandro Ginelli.        

20 - Come gli anni di differenza tra le due persone che in una notte di questa settimana sono diventati la prima coppia padre-figlio a giocare insieme in NBA. Beh, una coppia non casuale, se è vero come è vero che il padre dei due si chiama LeBron James e secondo molti è il migliore di sempre nel mondo della palla a spicchi. Bel peso sulla schiena di Bronny alla sua prima stagione da pro in una Los Angeles che pare abbastanza disfunzionale. Ma è l’America: ci accontentiamo di una bella storia.

3 - Come i gol, molto belli e molto diversi, con cui Vinicius Jr ha fatto rimpiangere al Borussia Dortmund l’idea di essersi portato in vantaggio per 2-0 al Bernabeu in una gara di Champions League. Soprattutto il secondo gol, di stordente bellezza, è una dichiarazione di onnipotenza che in questo momento non ha eguali nel panorama calcistico. Vinicius cresce più velocemente degli altri talenti della NextGen e il limite di talento è ancora lontano.

03/04/2025 - Sulla carta questa è la prima data utile per il recupero della sfida tra Bologna e Milan, rinviata in questo turno. Ecco, credo sia un orizzonte di tempo sufficiente per far capire quanto grande sia il problema dell’affollamento dei calendari. Si gioca sempre e trovare una data per recuperare una partita diventa più difficile che riuscire in un esperimento scientifico. Conviene darsi una regolata, anche perché sperare che smetta di piovere in futuro, visti i recenti avvenimenti, è una vuota illusione.

5 - Come le America’s Cup vinte da New Zealand tra il 1995 e il 2024: il Team nettamente più titolato della storia recente di questa competizione. L’edizione di Barcellona ha dato una sensazione di strapotere da parte dell’imbarcazione neozelandese, che in finale ha fatto percepire come nessuno dei propri avversari (Luna Rossa inclusa) abbia avuto una reale possibilità di portarsi a casa la Coppa. Insomma: la Coppa America dura 2 mesi e poi, alla fine, quasi sempre, vince New Zealand.

3 - Come le vittorie stagionali di Charles Leclerc, l’uomo da monitorare nella prossima stagione. Se abbiamo di fronte un Campione quella 2025 sarà la stagione della maturità per il “Predestinato”, che mettendosi in casa Lewis Hamilton e con una Ferrari sempre più competitiva partirà con tante luci dei riflettori addosso. Sembra pronto Charles, per ciò che da una vita gli promettono che accadrà. Noi ci vogliamo credere!

Oggi 5 opinioni ce le ha Simone Renza

5 motivi che fanno di Bologna - Milan una partita dirimente

  1. L’alluvione - A Bologna nei giorni scorsi il cambiamento climatico ha mostrato il suo volto più feroce e distruttivo, come sta accadendo un po’ ovunque ma purtroppo con particolare accanimento in in Emilia-Romagna. La zona pedecollinare e tutte le aree attigue sono state ricoperte in poche ore di fango e detriti per il grandissimo quantitativo di acqua riversatasi su un territorio incapace di assorbirla. Per chi non conoscesse Bologna e soprattutto la zona del Dall'Ara, essa è attigua alle colline e tutta l'area di via Saffi, via Andrea Costa e via Saragozza, queste due rispettivamente lato Nord e Sud dello stadio. Tutta quest’area è stata particolarmente afflitta dall’esondazione del torrente Ravone, che ha coperto di fango e detriti le principali vie di affluenza allo stadio.

  2. La Lega Seria A - Negli ultimi tempi il massimo organo decisionale del nostro campionato non si è distinto per brillantezza, ultimo capitolo la questione Piracy Shield. All’annuncio del sindaco Lepore di non voler far disputare la partita, ritenendo che l’affluenza prevista non sarebbe stata adeguatamente assorbita dalla viabilità date le condizioni di emergenza creando possibili problemi di ordine pubblico. Scaroni, si è mostrato stupito e infastidito dal fatto che non fosse stata presa una decisione concertata con le società (chissà poi perché) denunciando poi (sic!) il calendario troppo fitto.

  3. Il calendario - Da tempo allenatori (di più) e giocatori (meno) si lamentano del calendario: partite ogni tre giorni senza pause per quasi tutta la stagione. I secondi vengono puntualmente sbertucciati in quanto ricchi viziati, quasi scimmie ammaestrate a cui è dovuto farci divertire, e basta. Invece, ogni occasione ci mostra come sia il momento di prende decisioni drastiche in primis per tutelare la salute dei calciatori, anche perché sono loro che ci fanno divertire. Sappiamo bene che, però, tutto sembra andare nella direzione opposta.

  4. Le porte chiuse - La scaronata proposta dall’AD del Milan è raccapricciante. Dimostra il totale disinteresse nei confronti di chi questo sport lo riempie di significato e lo rende uno spettacolo e non solo uno sport: i tifosi. Soprattutto, però, dimostra totale insensibilità dinanzi alla tragedia che ha colpito i bolognesi. Lascia senza parole leggere così tanti presunti amanti del calcio sostenere la proposta delle porte chiuse in nome, ancora una volta, del calendario e dello spettacolo.

  5. Calcio e solidarietà - Al di là delle campagne sociali di cui a volte i calciatori sono attori semi-inconsapevoli, occorrerebbe che le istituzioni calcistiche e le società mostrassero più empatia, più radicamento, più consapevolezza dell’ambiente in cui sono immerse. Mi domando, qual ora si fosse realmente deciso di giocare senza il pubblico, per esempio, i calciatori come avrebbe potuto e dovuto reagire? Per fortuna, è stata presa la decisione corretta e non possiamo avere la risposta.

I momenti più imbarazzanti della settimana secondo Leonardo Salvato.

Per l'ultima sfida della giornata la lega lascia il meglio alla fine. O almeno per noi è così: Verona-Monza è la sfida tra bassifondi della classifica che tante soddisfazioni può dare, ma anche tanti insegnamenti: la difesa del Verona ci ha insegnato che errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Se il Napoli per un anno intero dopo l'addio di Kim se l'è cavata malissimo, quantomeno fino all'arrivo di Buongiorno, di certo Kim non ha vissuto il suo momento migliore: tante le difficoltà affrontate dal coreano al Bayern Monaco, e mercoledì non ha fatto eccezione, specie in occasione del raddoppio del Barcellona...

Chiudiamo il nostro viaggio con la Conference League e le sue squadre pazze con le sue partite pazze. Non è un caso che la Fiorentina sia un abitué della terza competizione europea, con la sua capacità di farsi del male da sola ogni qual volta prova a costruire dal basso...

Libri, film, articoli, serie TV e altro suggeriti da Lorenzo Lari

Paolo Maldini e l'integrità morale nel calcio, di Francesco Nacci [ARTICOLO]
Perché Paolo Maldini ha inciso un segno indelebile nella storia del calcio, sia italiano che internazionale, tanto per le sue qualità in campo quanto per quelle umane. Ogni tanto è bene ricordarlo. Il pezzo, uscito sul nostro sito il 21 ottobre, è scritto in maniera precisa ed inappuntabile da Francesco Nacci e racconta di come l'ex capitano del Milan sia stato un esempio di rettitudine raro nel mondo del calcio. A maggior ragione considerando i tempi che corrono.

Benvenuti a Bordo, di Federico Buffa [PODCAST]:
Che un ex fanatico del Buffa nazionale si fosse totalmente perso l'uscita di questo podcast è un segno palese dei tempi che corrono. Il podcast, sponsorizzato da ITA Airways e ascoltabile su Spotify, porta alla scoperta di indimenticabili storie sportive, ancorando il racconto alla città dove l'impresa è stata realizzata. Vi farà venire una grande voglia di viaggiare.

COSE Spiegate Bene - L'importante è partecipare [LIBRO]
COSE Spiegate bene è “la rivista di carta” de Il Post,
in cui in ogni numero un argomento viene sviscerato in lungo e in largo da diversi autori. Mi sono avvicinato per la prima volta al magazine/libro acquistando il numero dedicato ai Giochi Olimpici e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Gli scritti e le penne che si susseguono nelle analisi degli argomenti sono tutte di pregevole qualità ed anche la parte grafica è veramente carina. Un prodotto ben confezionato, che con la proverbiale capacità di fare chiarezza e mettere ordine insito nella redazione de Il Post. Mi sento di straconsigliarlo.

La foto più bella della settimana secondo la redazione di Catenaccio

San José, Panama - 17 ottobre 2024

Delle persone giocano a calcio in un campetto di sera.

(Matias Delacroix / AP Photo)

Read the original on catenaccio.substack.com

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