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Carlo Martello · Jul 22, 2026

Volere tutto #28

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Praticamente una miscellanea

Sul sito della Library of Congress statunitense, tra le migliaia di altre immagini e fotografie e testi, c’è l’intera collezione fotografica di William P. Gottlieb, ovvero il fotografo che ha ritratto la scena jazz newyorkese degli anni ‘40. Le foto di questo post sono tratte da lì. Cosa c’entrano con i due temi di cui sto per scrivere? Assolutamente nulla. Però sono foto belle.


Sono finiti i mondiali di calcio maschile più brutti di sempre? Sono sicuramente finiti, la domanda è se siano stati davvero i più brutti di sempre, temo di sì. Sono stati anche i più compromessi politicamente della storia? Non ne sono sicuro. Le invasioni di Trump, il caso Balogun, tutta l’organizzazione di Infantino, la sensazione costante di vedere all’opera una forma di criminalità organizzata, tutto questo è innegabile, empirico. Tuttavia non deve far dimenticare che i mondiali, il calcio e lo sport in generale sono sempre stati legati alla politica, non starò qui a fare gli esempi storici che chiunque può ricordare o cercare in maniera autonoma. La novità, se così possiamo dire, è la mancanza di ipocrisia, la sfacciataggine con cui Infantino, Trump, eccetera, hanno agito e agiscono. Tutto perfettamente in linea con i tempi.

Provando ad allargare lo sguardo, quello che ho notato con forza ancora maggiore che in passato è il legame sempre più stretto tra due tendenze del calcio professionistico di alto livello, ovvero la finanziarizzazione sempre più totalizzante e la trasformazione, sempre più veloce, del calcio da evento sportivo a spettacolo.

Il calcio, in Italia lo vediamo in maniera plastica perché diverse squadre appartengono a fondi finanziari, è sempre più un business finanziario, esattamente come altri business. Il senso quindi non è più vincere, né costruire delle squadre vincenti o quantomeno provarci, anche per ragioni politiche (pensiamo al Milan di Berlusconi su tutte), ma delle squadre in grado di generare continue speculazioni finanziarie, attraverso gli immobili (la strada palazzinara non tradisce mai) ma anche attraverso gli “asset” mobili, ovvero i calciatori. Non so se questa cosa fa sorridere amaramente anche altre persone, ma io non posso farne a meno se penso ai terzini dell’Atletico Madrid, praticamente dei bond umani, e no, James Bond non c’entra niente.
Così, a memoria, negli ultimi quattro anni, cinque anni, all’Atletico Madrid sono passati, tutti terzini, Marc Pubill, Matteo Ruggeri, Reinildo, Azpilicueta, Matt Doherty (veramente mai sentito, due presenze totali), Javi Galan, Renan Lodi, Vrsaljko, Reguilón e di sicuro ne sto dimenticando. Allora, o è una maledizione o con i terzini, specie a sinistra, L’Atletico ci specula.
Lasciamo perdere per un attimo i terzini in Spagna e proviamo a unire qualche punto; qualunque business finanziario si basa sulla gestione dei rischi, il calcio non fa eccezione. Allo stesso tempo, la finanza è sempre più slegata dalla produzione reale di beni, il che applicato al calcio ci fa dire di nuovo che il punto non è più vincere, il punto è stare lì, nuotare nei campionati, nelle competizioni europee, starci dentro e muoversi, continuare a giocare, continuare a scambiare giocatori.
Allora è inevitabile che il calcio, con queste condizioni, venga trasportato sempre di più verso la sua dimensione spettacolare a discapito di quella sportiva, perché in un contesto di costruzione dell’evento sportivo il rischio è alto, la speculazione è più probabile che possa andare male; viceversa in un contesto di costruzione di uno spettacolo, seppure con delle variabili, diciamo di uno spettacolo ibrido, il rischio è molto inferiore. Non importa se non vinco mai, questa cosa interessa solo ai tifosi, il punto è stare dentro il mare della speculazione e più l’evento sportivo è spettacolarizzato e prevedibile, più il rischio sarà minimizzato.

Personalmente non sono mai stato un tifoso, non è il mio carattere e ciascun* ha il suo. Lo spettacolo del calcio, così come lo immaginano i fondi finanziari, gli amministratori delegati, le tv è di una noia mortale. Se voglio uno spettacolo vado al cinema o a teatro. La traviata deve morire, continuerà a morire per sempre, è una storia, la musica sarà sempre quella e se mi piace me la vado a vedere. In una partita di calcio invece voglio proprio l’imprevedibilità, a tutti i livelli, dal singolo gesto atletico al risultato finale, mi va bene qualunque risultato purché sia sempre nuovo nel presente dello svolgimento sportivo.
Lo spettacolo del calcio è una noia mortale e questi ultimi mondiali maschili non hanno fatto che confermarlo.

Luca Pisapia, scrittore e giornalista, di calcio e finanza parla costantemente e credo faccia un ottimo lavoro. Lo si trova su Valori e su Il Manifesto.


Terminus radioso, di Antoine Volodine, è uno dei libri più incredibili che ho letto negli ultimi anni. Quest’uomo è un genio. 66thand2nd ha pubblicato diverse sue opere, ho intenzione di recuperarle tutte.

Ne ho già scritto, proprio due parole, niente di che, ma mi fa piacere ripetermi perché libri così se ne trovano pochi.

La traduzione, un lavoro immane, è di Anna D’Elia.


Non sto dimenticando quello che succede nel mondo, l’omicidio di Abderrahim Fakir da parte della polizia, il genocidio del popolo palestinese che continua sotto i nostri occhi, un Paese che diventa sempre più povero e più fascista e razzista, il caldo disumano che ci uccide, non sto dimenticando e non dimentico, ma è necessario che io stacchi il cervello di tanto in tanto o vado completamente fuori di testa, più di quanto non succeda già.

Dico solo che è sempre più importante stare insieme, lavorare insieme, lottare insieme, ciascun* per quello che può ma con generosità. Se non cambiamo le cose a breve forse non avremo più la possibilità di farlo.

Cab, aiutaci tu.

Read on carlomartello.substack.com

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