Non si riesce a stare dietro a tutto, è semplicemente disumano e sappiamo con certezza, ne abbiamo le prove, che fa parte di una strategia precisa per affogarci nella confusione. Le destre mondiali hanno consapevolmente e scientemente perseguito il fine di distruggere la verità, di fare della realtà una tale macedonia disaggregata da rendere di fatto impossibile discernere non solo un quadro complessivo, ma anche i punti nodali del discorso.
Allora, pur nell’ansia comprensibilissima che ci perseguita, pur nell’urgenza di uno dei tipi di attivismo, pur nella mobilitazione necessaria, una cosa sola dobbiamo fare per prima: fermarci. Fermarci, respirare, riflettere, capire. E poi, per raggiungere la visione del quadro complessivo, che non è affatto complesso da cogliere e comprendere, analizzare una cosa per volta. È tutto collegato, lo sappiamo, lo vediamo. Ma una cosa per volta.
Questo significa stabilire delle priorità morali? Assolutamente no. Lo ripeto, è tutto collegato, ma va ricostruito l’albero dei collegamenti. E lo possiamo ricostruire un ramo alla volta.
Un punto chiave, un nodo fondamentale, sta venendo alla luce con una chiarezza ancora maggiore di quanto non fosse prima: il sistema capitalista è in una crisi strutturale, irrisolvibile. Per conservare i privilegi che ha, la classe dominante (fatta praticamente solo da uomini bianchi, inclini al nazismo, incapaci di controllare minimamente i propri impulsi e impauriti come bambini della propria morte, della vecchiaia e dello scorrere del tempo) ha deciso, in tutta consapevolezza - senza alcuna possibilità di perdono - di creare la cosiddetta economia di guerra.
Riguardo a questo si potrebbero dire molte cose, saranno dette, sono state già dette, saranno ripetute. Qui vorrei concentrarmi per un momento su un fatto solo. Dopo una lunga preparazione culturale, fatta di stand dei militari agli open day universitari, di visite istruttive di varia sbirraglia nelle scuole di ogni grado, di canali instagram grotteschi dei carabinieri, della polizia, della finanza, eccetera, dopo tutto questo, dopo aver reso accettabile una presenza in divisa capillare e inutile in ogni città, ecco al bivio: la leva militare.
Per chi se lo fosse dimenticato o non lo sapesse (io l’avevo dimenticato, perché poi è vero che alle cose una volta che le si considera risolte non si pensa più), la leva militare in Italia non è stata mai abrogata, è stata solo sospesa. I comuni italiani hanno continuato a redigere le liste di chi, qualora fosse stata ripristinata, sarebbe stato chiamato o chiamata a partire militare.
Attenzione, non si tratta solo dell’eventualità di perdere un anno (o chissà quanto, perché non bisogna dare niente per scontato), si tratta di partire in guerra, perché la nostra, insieme a quella dell’occidente e non solo, è un’economia sempre più di guerra.
Ho un figlio di dieci anni, piuttosto che vederlo partire in guerra tra sette, otto, dodici anni, lo faccio scappare. Scappo con lui. Ci sarà da qualche parte un posto di merda dove morire di fame invece che ammazzati.
È chiaramente un pensiero stupido, dettato dalla rabbia e dalla paura. Noi invece dovremmo, in qualche modo dobbiamo, non so come, non so davvero come, chiedere e si spera ottenere che la guerra non sia un’opzione, che gli eserciti vengano aboliti. Non ho grandi speranze in questo senso, se non una, forte. Il mondo e lo spirito del tempo cambiano contemporaneamente in modo molto lento e molto veloce, come un cubo di rubik che veda muovere i suoi assi a velocità diverse. Le cose possono cambiare. Lo abbiamo già visto. Le cose non sono già destinate.
Tutte le xilografie sono di Władysław Skoczylas, un artista polacco di fine ottocento, inizio novecento, che ha fatto in tempo a fondare la scuola polacca di xilografia e a vedere la prima guerra mondiale e un po’ di altra merda.
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