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Carlo Martello · Mar 3, 2026

Volere tutto #23

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Carlo Martello · Carlo Martello

Mi capita, come a chiunque, di andare in posti in cui non capito di frequente. Vabe’, ‘sta foto non mi ricordo dove l’ho scattata, il momento si è perso. Tuttavia, è utile per dire, in sintesi, qual è la situazione attuale. Non la mia, dell’umanità proprio.
Mi fermo qui, perché non ho niente da dire di nuovo o di intelligente e non vale la pena lamentarsi senza offrire nulla.

Ho visto un film, Please, baby, please, di Amanda Kramer e il problema è che anestetizza tutto, il che è un problema grave, ancora più grave dal momento che l’opera si propone di raccontare quantomeno una parte di questioni enormi (il desiderio, il senso culturale del maschile e del femminile negli anni ‘50 che nel film sono chiaramente specchio dell’attualità, la violenza, l’oppressione delle minoranze e perfino degli accenni storici alla formazione delle avanguardie erotiche di quel periodo nei Stati Uniti).

Il film è in bilico tra teatro e musical, il che non è un male, perché c’è bisogno di tornare a provare vecchie nuove forme e mettere da parte il realismo, che sembra essere sempre di più l’unico linguaggio possibile al cinema. La fotografia di Patrick Meade Jones ricorda moltissimo quella di Xaver Schwarzenberger per Querelle de Brest.

Forse proprio a partire dalla luce e dalla fotografia, più che dalla sceneggiatura e dalle interpretazioni delle attrici e degli attori si può percepire la distanza che esiste tra Querelle de Brest, un capolavoro assoluto di Fassbinder, e Please, baby, please, un più che discreto lavoro, che mi ha divertito molto vedere, che rivedrei volentieri e che trovo abbia indubbi meriti di scrittura, ma che sembra non partecipare alle storie che racconta. Non voglio dire che di un tale argomento possano parlare solo le persone direttamente coinvolte o che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze di qualcosa, non è questo; il punto è che però le cose bisogna sentirle, in qualche misura, o chi vede il film, chi legge il romanzo, chi ascolta la musica percepisce inevitabilmente una distanza tra l’occhio che guarda e l’oggetto filmato.

In ogni caso è un film di cui ho letto critiche troppo ingenerose, non è perfetto, non raggiunge le vette (o i bassifondi) che si propone di raggiungere, ma non è affatto un brutto film.

Intanto è morto Wiseman, che faceva, come si dice, un altro sport.
Ancora per pochi giorni, disponibile sulla Rai, c’è City Hall. Ogni film di Wiseman, City Hall non fa eccezione, cambia il nostro modo di vedere le cose e ci rende persone migliori.

Le persone lavorano, si ammazzano di lavoro, ma sarebbe più corretto dire che vengono ammazzate di lavoro, e altre persone vivono in un mondo di grafichette del cazzo, prodotte spesso da altre persone che vengono ammazzate di lavoro, solo più lentamente. Io non ne posso più. Non ne posso più. Spero di incontrare la stessa rabbia e la stessa insofferenza nel corpo anche in altr*, perché basta, basta. Ma basta. Ci deve venire da vomitare a vivere così. Basta.

Invito le poche persone che leggono queste righe sconnesse a fare un piccolo esperimento. Chiedete alla persone a voi care, quelle che non vi prendono per pazz* se fate loro una domanda che può apparire strana e chiedete di rispondere in maniera onesta, riflettendo un secondo, prendendo la domanda sul serio. La domanda è questa: quand’è l’ultima volta che hai sognato il capitalismo? E quand’è l’ultima volta che hai sognato l’amore (erotico, filiale, per un* amic*, qualunque tipo di amore possiate immaginare)?

Vostro onore, ho finito.

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