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Carlo Martello · Jan 21, 2026

Volere tutto #21

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Carlo Martello · Carlo Martello

Questa fotografia, come la seguente, fa parte del lavoro di Wang Fuchun, un fotografo cinese purtroppo deceduto nel 2021.

Wang Fuchun per circa quarant’anni ha lavorato come macchinista ferroviario o con altre mansioni, ma sempre guadagnandosi da vivere sui treni della regione dello Heilongjiang. Ha scattato sui treni migliaia e migliaia di fotografie, raccontando un pezzo di storia di una parte di Cina.

Sono incappato in Wang Fuchun perché cercavo un lavoro fotografico che restituisse la vitalità del viaggio in treno che chiunque abbia potuto sperimentare nella sua vita ha impressa nella memoria. Questa vitalità esiste ancora, non è più la stessa perché il mondo cambia, le cose hanno altri colori e non è il caso di abbandonarsi alla nostalgia. Quello che rende il viaggiare in treno più interessante narrativamente e quindi più memorabile per tutt* è il fatto che si viaggia insieme a tante persone e queste persone, nei limiti strutturali del treno, hanno più libertà di “movimento interno” che in qualsiasi altro mezzo di trasporto. In macchina forse c’è più libertà d’azione, ma lo spazio è pochissimo e comunque non ci si sta in tant*. In aereo non si può fare praticamente niente; in pullman lo spazio è comunque meno, le persone coinvolte sono poche rispetto a un bel treno dove ci stanno anche centinaia di donne e uomini e bambin* e talvolta animali.

Sto facendo un ragionamento al contrario e ora la domanda diventa: perché cercavo un lavoro fotografico che restituisse la vitalità del viaggio in treno? Perché mi sembra un simbolo molto semplice per parlare dello spirito del tempo e di come all’interno di questo sia cambiata, non per magia ma per effetto dei cambiamenti culturali, la nostra percezione del bisogno di regole sempre più stringenti e sempre più numerose, in un’escalation parossistica che è deflagrata infine in questa paranoia collettiva della sicurezza.

Ci sono dei momenti nelle culture, e quella occidentale non fa eccezione anche se chiamarla cultura è complicato, in cui è stato forte il bisogno di mettere delle regole, di metterne di più, di cambiarne alcune percepite come ingiuste, di decidere più o meno insieme, più o meno collettivamente, come vivere in comune. Spesso questi momenti accadono quando è più forte l’influenza culturale del sistema valoriale diciamo di sinistra, tagliando con l’accetta. In altri termini, si individuano delle situazioni di convivenza collettiva che non vanno più bene o non sono mai andate bene, ma non sono più tollerabili, il dibattito politico intercetta lo spirito del tempo (nel migliore dei casi lo anticipa), arrivano delle leggi più o meno intelligenti, più o meno lungimiranti.

Ci sono però anche dei momenti in cui lo spirito del tempo chiede meno regole, più libertà, momenti di rinnovamento. È facile pensare alla liberazione sessuale, ma di esempi ce ne sono molti. Di nuovo, quasi sempre, questo tipo di rinnovamento è associato a movimenti culturali di sinistra. Per semplificare, nella consapevolezza appunto di semplificare davvero moltissimo, l’organizzazione della società è percepita come appannaggio della classe conservatrice, il cambiamento e la successiva riorganizzazione, che preveda più regole o meno, è assegnata alla parte progressista. Non è esattamente così, non è sempre così, soprattutto non è dovunque così e le cose si complicano quando alle percezioni proviamo ad aggiungere dei dati storici. Tuttavia, è anche sulle percezioni, sul cavalcare lo spirito del tempo, che si giocano i cambiamenti e le piccole rivoluzioni che la storia ha visto e che sono ancora possibili.

In questo momento storico stiamo assistendo alla stessa dinamica, che però si è complicata perché alcuni schemi nel frattempo sono caduti e il mondo è diventato ancora più estremo e ingiusto di quanto già non fosse (nell’era moderna non si è mai vista una tale concentrazione di potere economico e politico nelle mani di pochissime persone; si mette apertamente in discussione il sistema democratico come orizzonte e di fatto ci sono momenti in cui porzioni piuttosto grandi di mondo sono governate da fascisti più o meno dichiarati).

Le destre mondiali chiedono allo stesso tempo meno regole (relativamente all’economia e ai sistemi di governo), favoriscono apertamente le concentrazioni di potere economico cavalcando la direzione del capitalismo e introducono regole sempre più stringenti e fasciste contro le minoranze (le leggi sull’immigrazione sono ormai apertamente razziste, tanto per dirne una, ma questo discorso vale davvero per qualunque minoranza, dalla popolazione LGBTQ+ a quella portatrice di disabilità e si potrebbe continuare), con un livello di controllo sociale che a me pare inedito con questa diffusione.

Le sinistre in buona sostanza fanno fatica a fare il proprio lavoro non perché non abbiano presenti i problemi o perché difettino di buona volontà, non è vero che chi si occupa di politica a sinistra è sempre un* inett*; il problema è che il sistema non è più migliorabile, non è più emendabile, ha mostrato fino in fondo la sua natura e lo spirito del tempo ha colto e fatto propria questa percezione. Lo spirito del tempo chiede di cambiare completamente, di rifare le regole, di rifarle tutte. Perché a stare dentro al sistema capitalistico ci ritroviamo a chiedere i posti assegnati sui treni, ma non è di queste regole che abbiamo bisogno. Al cinema o in treno il posto a sedere garantito non solo non è la priorità, ma è proprio una richiesta sbagliata. Noi dobbiamo chiedere il treno per tutt*, non il nostro posto.

Le battaglie per salvaguardare “il nostro stile di vita” sono sbagliate perché è il nostro stile di vita a essere completamente fuori dallo spirito del tempo. Le sinistre non devono chiedere e chiederci e raccontare che continueremo a lavorare come cinquant’anni fa, perché averlo fatto è stato un grosso errore, non avremmo dovuto lavorare così tanto, così male, con in testa un’idea di progresso che non ha mai avuto nessuna aderenza all’unico obiettivo sensato: stare bene insieme. Con fatica, perché non c’è alternativa, lavorando tutt*, perché è necessario (non per il sistema, è necessario per creare le condizioni per stare bene insieme), avendo in mente l’orizzonte di vivere al meglio possibile.

Per quale motivo una persona di sinistra, magari neppure troppo informata ma di sani valori, dovrebbe credere e sentirsi coinvolta dalla replica della narrazione che sì, con enorme sforzo ce la farà, vedrà migliorare le proprie condizioni se si impegna al massimo grado e rispetta le regole? Innanzitutto non sono le mie condizioni che devono migliorare, ma quelle di tutt*, e non solo per ragioni etiche ma pratiche, l’idea che il miglioramento del singolo porta al benessere collettivo è una truffa. In secondo luogo, abbiamo già lavorato e le nostre condizioni sono di molto peggiorate. In questo sistema abbiamo perso. A questo gioco le regole sono truccate. Bisogna cambiare gioco.

Lo spirito del tempo questa percezione l’ha fatta davvero propria ed è compito delle sinistre intercettare il momento storico. Le destre lo fanno già. Quando Trump apertamente se ne fotte di qualunque regola non faccia il suo interesse purtroppo intercetta lo spirito del tempo. Quando i media asserviti al potere operano delle mistificazioni talmente spudorate da lasciare sbigottit* stanno intercettando lo spirito del tempo.

Per ritrovare la vitalità del viaggio in treno, che aveva delle regole in cui si stava bene, regole che richiedevano spesso tolleranza reciproca, ma che lasciavano spazio d’agire e che non prevedevano solo l’individualità (che pure c’era e lo ripeto, qui non voglio fare della nostalgia di un passato mitologico che non è mai esistito, ma solo usare un simbolo), ma anche la dimensione collettiva, è necessario intercettare lo spirito del tempo, che sta chiedendo a gran voce di rifiutare le regole e di rifarle, di cambiare sistema.

Non proteggiamo il nostro posticino, è quello che ci farà perdere tutto. Tiriamoglielo in faccia, rifiutiamoci di giocare. Non proteggiamo le tante regole che ci permettono di coltivare un piccolissimo potere, quel piccolissimo potere si mangerà ogni cosa, lo sta già facendo.

Se usciamo dal simbolo del treno - e ne ho parecchio abusato, è ora di lasciarcelo alle spalle - capiamo immediatamente che questo ragionamento si applica a qualsiasi dimensione delle nostre giornate.
Non c’è rimasto tantissimo tempo e ci stiamo facendo rubare sotto al naso la possibilità del cambiamento, perché la stanno usando contro di noi, la stanno già usando.

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Read the original on carlomartello.substack.com

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