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Carlo Martello · Jan 15, 2026

Volere tutto #20

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Carlo Martello · Carlo Martello

Un film bellissimo, leggero ma profondissimo, semplice e stratificato allo stesso tempo, capace di parlare a chiunque senza rinunciare a nessuna particolarità, un film pieno di calcio giocato e visto, ma senza l’insopportabile sguardo che si associa di solito al calcio. Questo capolavoro è What Do We See When We Look at the Sky?, di Alexandre Koberidze, regista georgiano che dice di ispirarsi a Kaurismaki e se lo dice sarà vero, ma a me sembra dotato di una visione e di una poetica personalissime.

Il film è una favola, ma anche un film antropologico nella misura in cui si occupa della città di Kutaisi (e visto il film viene immediatamente la voglia di andarci), è una storia d’amore, anzi due, è un film libero, con sequenze che sarebbero tagliate in qualsiasi cinematografia occidentale e invece quando sono armoniche nella poetica di un autore o di un’autrice funzionano benissimo.

Il regista riesce perfino a infilarci il metacinema senza diventare di botto uno stronzo fissato con il proprio ombelico.

La fotografia di Faraz Fesharaki è straordinaria nella gestione del paesaggio, la regia di Koberidze divertita ma rigorosa.

Qui una recensione uscita su Cineforum, ma ce ne sono diverse.

È iniziato un anno nuovo e non è iniziato bene. Dico, diciamo, sempre le stesse cose e purtroppo continueremo a farlo: più lotta, più radicalizzazione, il momento è terribile, c’è bisogno di tutt*. Davvero.

Prima delle feste abbiamo dato alle stampe il nuovo numero cartaceo di Malgrado le mosche, 200 pagine con racconti e articoli di autrici e autori formidabili.

Costa 15 euro e si può ordinare (poi vi arriva a casa) scrivendo a uc.ordini@gmail.com

La rivista è in formato A5, io in formato calamarata, ma ora mi metto a dieta.

Alcuni appuntamenti di cui poi parlerò meglio:

  • il 26 gennaio, in diretta youtube e con l’amica, sodale, compagna, praticamente una baby gang, Amanda Rosso, presentiamo Gli istrici, di Valentina Di Cesare. Ci troverete dalle 21.00 sul canale youtube di Malgrado le mosche.

Gli istrici racconta di Abruzzo, di persone sole, di persone che si incontrano, di paesaggi che resistono e di ricordi che non si possono cancellare. Vabe’, anche di molto altro, ma in due righe non è che posso dire tutto.

  • il 28 gennaio, sempre alle 21.00, ma dal vivo, a Milano, la città delle zeppole fritte, parliamo invece di Onoralamadre, antologia che esplora in più direzioni il tema della madre, quello della maternità, le relazioni che genera. Il libro, edito da Edizioni Low, sta girando ormai da mesi e contiene racconti davvero molto potenti e interessanti, oltre che scritti con grande proprietà.
    Ci sarò io, ma soprattutto ci saranno Chiara Bersani e Nadia Busato, autrici di un racconto cadauna (i termini del contratto erano quelli) molto diversi tra loro ma accomunati da una ricerca stilistica molto interessante e da sguardi originali e compiuti allo stesso tempo. Con noi, per fortuna, anche Barbara Belzini, curatrice dell’antologia.

  • il 30 gennaio, poi il mese è praticamente finito, oltretutto il 31 è sabato, a Genova l’appuntamento è alle 22.30 con la terza puntata di Chiamata alle arti, un podcast (anche dal vivo, nessun* zombie!) di Paola Ronco e Antonio Paolacci, con le musiche di Maurizio Mongiovì, le incursioni di Michele Vaccari e me stesso che alla fine mi approfitto delle domande del pubblico per fare il cretino.

    Ospite di questa puntata Maura Bloom, comica, attrice, scrittrice, se la cercate l’avete già vista.

    Maura Bloom terrà il suo spettacolo, Bambolotto, sempre al Teatro Stradanuova, alle 21.00. Poi finisce, si fuma una sigaretta, se fuma, fa la pipì, se ha la vescica, si deterge il volto, e una salvietta deve uscire fuori, delle certezze ci vogliono, poi attacca con Paola e Antonio Chiamata alle arti.
    Bambolotto costa 20 euro. Chiamata alle arti costa pure 20 euro. Totale 40? Nonsignore! Con le sudate venti euro di Bambolotto potete restare a vedere anche Chiamata alle arti. E vi facciamo fumare pure la sigaretta, fuori dal teatro s’intende.

  • il 13 gennaio, che è già passato e non ritorna più, ho chiacchierato con il buon Gian Marco Griffi di Digressione, il suo secondo romanzo. Ormai abbiamo chiacchierato già. Il libro è di 1000 pagine, ma si può leggere, che lo so che un* si spaventa. Invece è interessante, divertente, stimolante. Ne vale la pena.

    È un romanzo ambizioso e come suggerisce il titolo è ricco di digressioni, ma contiene soprattutto delle riflessioni non banali su alcuni concetti, come dire, sempreverdi, ovvero quello di colpa, di ricerca di senso, di gioco (un tema di cui colpevolmente mi sono dimenticato di chiedere il 13), di morte e di amore.

    Ho detto tutto, ma tornerò.

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Read the original on carlomartello.substack.com

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