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Carlo Martello · Jul 30, 2025

Volere tutto #17

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Carlo Martello · Carlo Martello

Dopo un breve, davvero breve, pippone iniziale, questo numero è non solo leggero, ma dedicato, pensato espressamente per tutte quelle persone che hanno bisogno di una pausa, perché vivere circondat* dal dolore, dalla morte e dal fallimento di qualsiasi idea umana non fa bene a nessun*.

Il momento è veramente duro, durissimo.
Molto brevemente: le cose sono collegate, sempre, da sempre, non perché ci sia chissà quale fantomatico complotto (ogni tanto ci sono, ma sono piccoli, concreti. In Italia ne abbiamo avuti, ci sono delle sentenze in proposito), ma perché il mondo è fatto di relazioni.
Quando parliamo di intersezionalità parliamo di questo, del fatto che le lotte sono la stessa lotta, ma meglio di me hanno detto sul sito di NUDM nel 2017, quasi 2018.
Che significa femminismo intersezionale? Qui è spiegato bene.

Siccome le lotte sono collegate, anche il diritto alla pausa fa parte della lotta. Così, in questo numero solo cose belle, secondo me almeno.

Philip Kwame Apagya è un fotografo ghanese molto quotato. Trovo interessante il posizionamento delle persone ritratte davanti a dei fondali evidentemente dipinti, perché mi sembra che restituisca, di volta in volta in una singola immagine, enormi pezzi di storia coloniale.

Di seguito alcune foto. Sono tutte di Philip Kwame Apagya.

A un primo sguardo le fotografie di Philip Kwame Apagya sono allegre, colorate. Se si asseconda questo sguardo possono apparire addirittura buffe e in questo caso consiglio vivamente di riflettere sul proprio colonialismo interiorizzato. Se si guarda con più attenzione le stesse fotografie diventano disturbanti. E lo diventano perché interrogano la nostra storia coloniale, non solo quella del Ghana.

Sì, avevo detto numero leggero, ma non è che possiamo parlare dei fratelli Vanzina.

Su Raiplay, che tanto già paghiamo tutt* con la bolletta della luce, è pieno di monnezza, pieno. Però il catalogo è talmente vasto che è pieno pure di cose molto molto interessanti e dimenticate.

Per esempio, esiste una sezione di film che va sotto la dicitura Fuori Orario (quel Fuori Orario, la trasmissione notturna che ha cresciuto praticamente tutt* l* cinefil* di questo Paese): lì si trovano titoli pazzeschi, che di tanto in tanto cambiano. Al momento c’è molto Ozu, un po’ di Chaplin minore, qualche film che non ho mai sentito e che sembra meritevole. Tipo, questo Badou Boy, di Djibril Diop Mambéty sembra molto interessante. Dello stesso autore è disponibile anche Contras City, che sembra altrettanto interessante. Questi due titoli sono film comici, il che li rende per me ancora più meritevoli di attenzione, per una serie di considerazioni che rimando a un prossimo numero.

Sempre a proposito di comicità, su Raiplay ci sono anche le puntate di una delle trasmissioni più belle e surreali che abbiamo avuto in Italia, ovvero Il caso Scafroglia.

Il caso Scafroglia è la trasmissione, per dirne un paio, che ha lanciato Fascisti su Marte, il massone che interrompe la messa in onda per parlare con i fratelli. Guzzanti, sì. Non l’ho detto, la trasmissione è soprattutto guzzantiana.

Girlhood - in un corpo di ragazza, di Melissa Febos, uscito da un bel po’ per nottetempo (casa editrice che sta facendo tanti libri molto belli) e che ho letto solo da qualche giorno è un libro veramente molto profondo, fecondo, ricco. Sì, sono le cose sue, auto-cazzisuoi, come si dice, ma non è ombelicale. Questa cosa però, meglio di me, l’aveva già detta Carola qui:

Partiamo subito dal presupposto che fa parte della sterminata categoria del libro dei cazzi miei. Ultimamente siamo circondati da questo genere di narrazioni e la tentazione che possono avere molti lettori è allontanarsi a gambe levate. Che palle la lana nell’ombelico altrui. Se siete questo genere di lettori fate uno sforzo. Capisco il sacrificio che vi viene richiesto ma un libro di cazzi miei non è necessariamente un male. Tutto dipende da come è scritto e questo è scritto molto bene.

Potrebbe risultare respingente anche perché è un libro di cazzi miei di un’autrice queer. Da qualche anno ho il mio appuntamento annuale con questo tipo di storie. Ho iniziato nel 2018 con Fame di Roxane Gay. A 38 anni ho fatto i conti con una storia in qualche modo simile alla mia, scritta su un libro che non voleva classificarmi né trattarmi da personaggio. Ho continuato a imbattermi in libri che mi causavano lo stesso senso di sgomento e di liberazione, nonostante il peso specifico dei fatti narrati. Olivia Laing, Saddy Doyle, Lydia Yuknavitch sono state letture casuali ma tutte accomunate dalla sensazione di sazietà che mi arrivava alla fine. Melissa Febos è l’ultima dell’elenco, ma mi ha dato una chiave di lettura importante che dagli altri nomi non è venuta; parlando della sua fidanzata, la descrive come quella che, mentre guarda i film porno, va avanti veloce per capire se tutti i convenuti hanno avuto un orgasmo. Pur non essendo io una fruitrice di porno, credo che questa definizione sia l’ennesimo specchietto appiccicato alla mia struttura rotonda. Io sono fatta così. E voglio pensare che davvero tutto questo dolore, i traumi, le cose brutte che succedono, siano funzionali a qualcosa, fosse anche un’attitudine per vedere meglio dentro di noi. Prendendo un dialogo dal suo libro successivo (Questa mia carne, sempre edito dalla splendida Nottetempo) “devo vedere che alla fine si sarebbe sistemato tutto”.

Last but not bast’: con Caterina Iofrida e Amanda Rosso abbiamo mandato in onda una puntata speciale estiva caciarona mangiata con le mani di I.B.A.N. Baretto, ovvero la trasmissione in cui iniziamo a parlare di film con il proposito di essere brevi e finiamo a parlare di politica per ore.

Non dovrei dirmelo da solo, ma secondo me puntatona!

Direi che è tutto. Il mondo è una merda. Pausa finita.

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Read the original on carlomartello.substack.com

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