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Carlo Martello · May 7, 2025

Volere tutto #13

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Carlo Martello · Carlo Martello

Solo una storielletta. Ogni tanto ci sta. Storielletta tratta da un episodio realmente accaduto.

Sono andato a prendere un caffè alla macchinetta e forse chi non fa vita da impiegat* penserà che si tratta di un’azione banale, sicura, mediocre. Sì, è così. Ma è allo stesso tempo qualcosa che comporta estrema circospezione, perché può comparire senza preavviso un esemplare di collega cacacazzi, categoria che purtroppo comprende la quasi totalità della presenza deambulante qui dentro.

Non bisogna impietosirsi, perché è in quell’attimo di umanità che la bestia azzanna e non molla.

Alla macchinetta c’era già presente un esemplare noto e in quel momento ho commesso il primo errore, ho sottovalutato la sua potenza. Ho schivato i suoi attacchi talmente tante volte che inconsapevolmente ho abbassato la guardia. Così, nonostante la mia esperienza e tutte le classiche precauzioni prese (non incrociare lo sguardo, non parlare, muoversi come se non esistessero, non sostare troppo tempo nello stesso posto), quest’oggi ho commesso un errore da principiante, da neoassunto: ho sorriso a una battuta brutta di un* di loro. Mai sorridere, mai! Sorridere equivale a mostrare il collo al vampiro.

Noi ne parliamo come se fossero uman*, ma hanno oltrepassato quello stato, si tratta piuttosto di creature che di umano conservano le fattezze, la scorza. Dentro sono come zombie affamat* di morte per noia. Ed è quello che fanno, ti annoiano finché non sei crepat*, ti asciugano i sentimenti e quando non è rimasto niente, quando il tuo cervello e il tuo corpo non sono più capaci di provare alcuna emozione, sei come loro, una macchina di morte.

Dopo aver sorriso, altr* di loro hanno annusato la preda. In branco mi hanno quasi circondato, esprimendo parole che hanno inferto colpi durissimi al mio equilibrio mentale. Non ripeterò quelle parole, ma so che non riuscirò a lasciarmele alle spalle con facilità.

Mi sono salvato, ho lasciato il caffè a metà, non dopo aver esclamato testualmente: oddio.

Non sono credente, ma non mi vergogno di confessare la debolezza di essermi rivolto a Dio nel momento della fuga precipitosa.
Nei loro occhi il rimpianto feroce dell’occasione persa, ai lati delle bocche la tipica bava, negli occhi iniettati di sangue il riverbero dei powerpoint.

Oggi mi è andata bene, ma il rischio è stato enorme. Scrivo queste poche righe come testimonianza e soprattutto avviso rivolto a chi può ancora salvarsi. Attenzione costante! Se vi sentite deboli, e sappiamo che otto ore sono lunghe, restate a casa. Meglio una giornata di mutua non retribuita della morte per noia, perché da quest’ultima non si torna indietro. Pensate a voi stess* e alle persone che vi sono care.

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