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Carlo Martello · Apr 17, 2025

Vogliamo tutto #12

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Carlo Martello · Carlo Martello

Mi piace tantissimo stare qui perché è davvero pieno di cose molto interessanti e fatte con cura, tuttavia ho interessi forse troppo ampi e non riesco a seguirvi tutt*. Non è per cattiveria e cerco di leggere tutt*, ma è umanamente impossibile. Però mi piacete, sul serio.

Partiamo subito, perché i libri sono tanti e per tutti i gusti.

Alert: sono tutti libri che io NON ho letto, non ancora quantomeno. Dal momento che sappiamo che i libri bisogna che vendano nel primissimo periodo della loro breve e amara vita, e in considerazione che le autrici e gli autori sono tutte persone che conosco e che so come scrivono - spesso hanno pubblicato anche per Malgrado le mosche oppure no, ma insomma ci si può fidare - i libri li consiglio lo stesso. La responsabilità è poi da suddividere 30% a me che consiglio, 70% a loro che hanno scritto. Per esempio, la parola “vaffanculo” che casualmente è composta da dieci lettere andrà suddivisa in “vaf” (io capirò) e “fanculo” (il 70% non si può proprio fraintendere). Iniziamo.

Aboliamo il carcere. Immaginare un futuro senza prigioni, di Giulia De Rocco, Eris Edizioni

Di questo testo vorrei parlare su Malgrado le mosche, immagino che succederà presto, perché è un tema che sento/sentiamo vicinissimo e urgente, al quale teniamo davvero tanto. Nel frattempo si può comprare dal sito di Eris Edizioni.

La scheda, che ricopio, dice: “L’abolizione del carcere è un progetto concreto. Giulia De Rocco ce lo racconta immaginando un futuro prossimo in cui si è realizzato. Mescola saggistica e narrazione, concentrandosi sui passaggi individuali e collettivi che hanno tracciato le tappe di questa trasformazione. Non si parla solo del superamento degli istituti di detenzione: è un processo che parte dalla nostra intimità, dalle nostre relazioni e dalle nostre comunità per stravolgere quegli assunti che ci sembrano irrinunciabili come i binomi vittima/carnefice, innocente/colpevole. Assunti che sottendono la logica punitiva che guarda solo alla violenza privata, interpersonale, soggettiva, senza guardare a contesto, cause, strutture di potere di cui istituzioni e mercati hanno bisogno per sopravvivere. Abolire il carcere significa lavorare per il superamento delle oppressioni e la decostruzione dei sistemi di potere. Significa abbandonare la punizione per una giustizia che trasforma e guarisce basata su benessere e cura. Soprattutto bisogna iniziare dall’alleanza tra chi è dentro e chi sta fuori. Per rendere quei muri sempre più permeabili sino a farli sparire.

Rosso profondo, di Antonio Paolacci e Paola Ronco, Ubagu Press (che sarebbero 66thand2nd e nottetempo)

True crime. Dice, no cazzo, un altro? Ma questo è fatto bene perché Antonio Paolacci e Paola Ronco sono due che studiano come l3 pazz3 e sanno scrivere. Caffè Doppio è il loro substack.

La storia che hanno scelto di raccontare è interessante di suo e in più, come dovrebbero fare i true crime, dice molto sulla società degli anni ‘90 e su quella di oggi. La storia è quella dell’omicidio di Franca Demichela, uccisa a Torino evidentemente da qualcun* ma non si sa da chi.

Non sono un amante del genere, ma nemmeno i gialli mi piacciono di solito e invece i loro sì (qui una vecchia intervista che facemmo insieme per il primo romanzo della serie dedicata al Vice questore aggiunto Paolo Nigra).
Sono libri evidentemente molto diversi, ma se vi piace come scrivono Paolacci e Ronco è possibile recuperarli, si trovano tutti e quattro i romanzi della serie con facilità.

Proprio ieri ho assistito alla presentazione del libro a Genova e due cose posso dirle con sicurezza: la storia di Franca Demichela è assolutamente incredibile, per una quantità di ragioni che non posso rivelare e che fanno parte del lavoro di studio pazzesco che hanno fatto Paolacci e Ronco. Oltre a questo, c’è una soluzione narrativa inconsueta e che dai frammenti che sono stati letti ieri sera mi è sembrata geniale e anche politicamente azzeccatissima. Dico anche politicamente perché il true crime è un genere, a mio parere, tra i più politici per caratteristiche connaturate. In questo senso Paolacci e Ronco sono una garanzia assoluta.

Uomini pallidi, di Giovanni Peparello, Zona 42

Peparello non l’ho mai visto, però mi ricordo di questo suo racconto nientemeno del 2021, Rituale per l’evocazione di una scimmia. Era già pazzissimo <3
Se ha rispettato sé stesso, e Zona 42 in questo è una garanzia, il romanzo dev’essere uno sballo.

Dalla scheda: “Con atmosfere di volta in volta epiche e grottesche, e con un ritmo narrativo serrato, Uomini Pallidi accompagna chi vorrà addentrarsi tra le sue pagine lungo la discesa che conduce ai piani inferiori di Tunguska, l’azienda che ha risolto – per sempre! – il problema della fame nel mondo.
Al suo esordio narrativo, Giovanni Peparello è riuscito a confezionare un romanzo sorprendente, capace di divertire e appassionare, di passare dal silenzio asettico degli uffici di una multinazionale al rombo sordo della carneficina, raccontati dalla viva voce degli uomini e delle donne che ne attraversano i segreti e ne pagano le conseguenze.
Uomini Pallidi è il racconto di un incubo che infesta l’umanità, generato dalla carne-non-carne di Tunguska, gustosa, economica, saporita, e capace di racchiudere nei suoi meccanismi di produzione un mistero sbalorditivo.”.

I perduti di Bosco Rosso, di Arianna Cislacchi, 256 Edizioni

Con Arianna Cislacchi ci conosciamo ormai da tempo, perché il primo racconto con Malgrado le mosche lo abbiamo pubblicato anche in questo caso nel 2021, poi ne abbiamo pubblicati altri due, sinceramente pensavo di più.

La sua scrittura è pulita, limpida e la sua immaginazione allo stesso tempo molto concreta.

Dalla scheda: “Tra il popolo Ren e Bosco Rosso vige da secoli un antico legame: la natura dona e l’uomo riceve, in cambio di rispetto. Un giorno, durante una battuta di caccia, i Ren scoprono i Cervo-Volpe, creature capaci di rigenerare con il sangue l’essenza vitale di chi lo consuma. I cacciatori scatenano una violenza gratuita che porta allo strappo: l’equilibrio muore e lo Spirito protettore del Bosco riemerge dal terreno per lanciare una maledizione: i bambini del villaggio sono destinati a perdersi per sempre tra le fronde della boscaglia. Ma la piccola Sophie resiste al richiamo e, mentre il panico dilaga, qualcosa nel suo cuore si risveglia.”

Silvia Tebaldi mi consiglia Infami, di Luis Reynaldo Pérez, Edizioni Arcoiris. Lei l’ha letto perché ne ha scritto l’introduzione, io non ancora.

Arcoiris, nonostante abbia pubblicato anche un mio racconto, fa dei libri bellissimi. Vanno acquistati dal loro sito. C’è davvero ampia scelta, specie di autori e autrici sudamerican3 altrimenti introvabili in Italia.

Tornando a Infami, dalla scheda: “è un’opera che trasporta il lettore nel cuore oscuro di Santo Domingo, una città rappresentata come un labirinto di corruzione e disperazione. Con uno stile asciutto e incisivo, Pérez costruisce un mosaico narrativo fatto di sangue, violenza, marginalità e degrado, componendo una mappa noir in cui il male sembra essere la regola e non l’eccezione.
I personaggi che animano i racconti sono frammenti di un’umanità decadente, figure che incarnano le diverse sfumature del male e della fragilità. Con maestria, Luis Reynaldo Pérez esplora le loro vite e le loro scelte, mostrando come ognuno di loro contribuisca alla costruzione di un affresco tragico e avvolgente
”.

L’ultimo romanzo di Barbara Fiorio è un libro per ragazz3. Ovviamente, come tutti i libri per ragazz3, è anche un libro per persone adulte, mature e perfino vecchie. Non fa distinzioni d’età, né di razza o religione. Si intitola La palestra dei desideri, l’ha pubblicato Rizzoli.

Colpa mia sicuramente, ma la scheda non mi piace perché ha quel tono dei libri per ragazz3, però, in sintesi, La palestra dei desideri è proprio quello che suggerisce essere, ovvero un posto in cui si impara, di nuovo, a desiderare, ma a desiderare davvero dei desideri importanti, non desideri da quattro soldi. Dentro il romanzo, ovviamente, c’è tantissimo del mondo reale ma anche innumerevoli omaggi a personaggi fantastici, invenzioni sorprendenti e la solita abilità di Barbara Fiorio di fare bene le cose e impacchettarle a dovere affinché tutto sia come una scatola magica che si rinnova. Di questo libro sembra che ne sappia di più, ma non ho letto nemmeno questo - sì, lo farò, come per gli altri -. Ne so un tantinello di più perché ho assistito alla presentazione ed è stata gestita con particolare acume, per cui si è capito davvero di che parla questo libro, che stile ha, quali sono i sentimenti che intende affrontare, i temi che vuole raccontare (no, perché a me le presentazioni piacciono tantissimo, ma spesso è come guardare in un tubo vuoto ed è frustrante. Sarebbe bello se alle presentazioni dei libri si parlasse, non dico esclusivamente, per carità, ma anche del libro in questione. Aiuterebbe).

Il verso di Ade, di Gunther Maria Carrasco, declic edizioni

Declic fa delle cose veramente molto belle, ne parlo talvolta con l’amico del cuoricino Pippo Balestra e questo libro di Gunther Maria Carrasco non dovrebbe fare eccezione.

Il buon Carrasco nelle mail è molto simpatico, tra i più simpatici, e con Malgrado le mosche ha pubblicato un racconto assai bello nell’ormai mitico Numero 0 cartaceo erbaceo, con sentore di liquirizia che abbiamo già venduto, ma siccome siamo delle brave persone e crediamo nell’umanità, nonostante tutto, l’abbiamo messo anche gratis da scaricare - eccolo! -.

Dalla scheda: “Volevano solo fare colazione, Pardo e sua figlia Ade. Ed ecco che la piccola scompare in modo oscuro.
Pardo si mette in cerca, e non lui solo.
La quête sarà popolata da un satiro su una poltrona a rotelle guidata dalla forza di volontà, da un dubbio maresciallo con il suo inseparabile pappagallo, da una nonna nottambula e da un nonno sognatore.
E la mamma? Dov’è finita la mamma?
La mamma adesso è No. Una cosa alla volta.
A complicare il tutto, un’epidemia di versi in volo.
E Manichino, scusa, non lo dici?
Sicuro, Ade, anche Manichino, ma non nella sinossi: un po’ più in là.

Resterebbero due pubblicazioni, ma qui mi dicono che sto finendo lo spazio, l’ansia bestiale che mi fate venire.
Vuol dire che ci sarà uno speciale amic3 numero 2.

Mio malgrado, è tutto.

Arrivederci.

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