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Buvette · May 5, 2026

Ancora bonus, ancora sottosegretari, ancora in infrazione

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Il Governo sta tentando di ridestarsi dallo stallo in cui è caduto dopo il referendum ma ancora non ha ottenuto un risultato che possa segnare un netto giro di boa.

Cadere nelle sabbie mobili non è simpatico. Più ci si agita per liberarsi, più si sprofonda e si rimane bloccati. Più si rimane bloccati, più si va nel panico e ci si agita. E così via. Il rischio non è tanto quello di essere inghiottiti come in certi film di infima categoria, quanto quello di rimanere lì, in balia degli eventi.

In questo caldo inizio di primavera, il Governo pare essersi gettato di testa nelle sabbie mobili del referendum e si trova ora nella difficile situazione di doversi rifare della sconfitta. Tanta agitazione, tante iniziative che non fanno altro che peggiorare il problema: un decreto Sicurezza che ha aperto lo scontro con il Quirinale, una grazia che ha distrutto la fiducia con il Capo dello Stato, dei risultati economici mancati per uno zero virgola o quasi.

Così mentre il Governo si dibatte per uscire dalle sabbie mobili il rischio non è la crisi, ma la paralisi che potrebbe accompagnarci fino alla fine della legislatura. Per fortuna c’è il nostro Parlamento, che ci prova:

  • come fai, sbagli;

  • una ventata d’aria fresca;

  • parliamo di soldi.


La passione per i bonus proprio su tutto

Il DL Sicurezza è diventato ormai parte del panorama legislativo italiano. Il Governo Meloni ne ha già approvati tre, nel 2023, 2025 e 2026, ogni volta inventando nuovi reati e nuove restrizioni. Quest’anno però le cose sono andate molto peggio del solito.

Fin dalla sua ideazione, il decreto è stato pieno di problemi. Lo scudo penale per gli agenti di polizia inizialmente ventilato dal Governo e giudicato da molti di primo acchito incostituzionale è stato trasformato già prima dell’arrivo in Consiglio dei Ministri. Si è arrivati ora a una diversa procedura per gestire i casi di legittima difesa: il PM iscriverà il nome non nel normale registro degli indagati, ma in un elenco separato che dovrebbe evitare lo stigma della notizia pur garantendo le medesime tutele legali. Il testo approvato aveva poi causato molto scompiglio tra le associazioni di cacciatori, subacquei e fungaioli, per i divieti imposti su alcuni tipi di lame in maniera molto pasticciata.

L’iter del testo non è stato meno problematico, con una lunghissima permanenza in Commissione Affari Costituzionali del Senato che ha obbligato a una corsa per l’approvazione: la proposta è arrivata alla Camera a una settimana dalla scadenza, obbligando a chiedere la fiducia e a svolgere una seduta fiume iniziata alle 15 del 22 aprile e terminata alle 13.33 del 24 aprile, per evitare l’ostruzionismo delle opposizioni.

Ed è proprio in questa dinamica che si è inserito il problema, quello grosso. Durante l’esame in Aula al Senato, la maggioranza ha approvato un emendamento sulla gestione delle migrazioni, per assegnare un bonus agli avvocati che avessero consigliato ai propri assistiti di accettare il rimpatrio volontario. Si trattava di una norma evidentemente incostituzionale e il Quirinale l’ha fatto notare al Governo, invitandolo a trovare una soluzione. Altrimenti, Mattarella avrebbe rimandato il testo alle camere, cosa che avrebbe però fatto decadere l’intero decreto, sempre per il ritardo di cui sopra.

L’ingegnosa soluzione governativa è stata approvare un nuovo decreto-legge, entrato in vigore lo stesso giorno della legge di conversione, per modificare l’articolo incriminato. Non è la prima volta che accade, ma rende evidente una crisi del sistema legislativo che è ormai la norma: abuso di decreti-legge, monocameralismo di fatto, uso del voto di fiducia per accorciare i tempi, marginalizzazione del parlamento, tensione con gli organi di controllo, incluso lo stesso Quirinale.

Nonostante questo quadro non molto edificante, restano poi nel testo molte altre norme che hanno sollevato critiche per la riduzione degli spazi di libertà e per la tendenza alla criminalizzazione del dissenso e all’inasprimento delle pene. Ed è sfuggita pure una modifica fatta a un comma che era già stato cassato dalla Corte costituzionale: molta sciatteria per un testo che non aveva niente di urgente.


Una bella infornata di nuovi sottosegretari

La primavera è, si sa, periodo del cambio di stagione. E così anche al Governo si sono persuasi che fosse il momento giusto per qualche novità, senza però rivoluzionare troppo, che c’è sempre il rischio di andare a casa.

Mercoledì 24 aprile hanno giurato a Palazzo Chigi i nuovi sottosegretari del governo. Paolo Barelli diventa sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, venendo così ricompensato per le dimissioni da capogruppo di Forza Italia alla Camera. L’avvicendamento tra gli azzurri era stato richiesto direttamente dai Berlusconi ma già la scorsa volta vi avevamo rassicurato sul futuro dell’alleato di Tajani: detto, fatto.

Massimo Dell’Utri (Noi Moderati), omonimo ma non parente dell’altro, va al Ministero degli Esteri, dopo le dimissioni di Giorgio Silli, divenuto presidente dell’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana. Alberto Balboni (FdI) prende il posto di Delmastro (sapete perché) alla Giustizia e Mara Bizzotto (Lega) quello di Bitonci (neo-assessore in Veneto) al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Infine, Pietro detto Giampiero Cannella (FdI) sostituisce alla Cultura Mazzi, promosso nel frattempo Ministro del Turismo.

Un bel giro di nomine che porta il totale tra ministri e sottosegretari di nuovo a 65, ovvero il massimo previsto per legge. Saremo contenti di incrociare facce nuove ai ministeri durante le nostre poche ma produttive peregrinazioni.


Mancava veramente poco

Abbiamo già detto dell’obiettivo mancato del Governo sul deficit, che resta anche nel 2025 sopra la soglia del 3%. Andare sotto avrebbe permesso forse una maggiore flessibilità per la prossima manovra pre-elettorale, ma con i tempi che corrono qualsiasi previsione sarebbe stata imprudente. Il Governo ha quindi dovuto presentare un documento di finanza pubblica un po’ mesto, ma avremo occasione di parlarne a tempi maturi.

Comunque sia, non sono questi gli unici soldi che girano in politica. E dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti tenere d’occhio le fonti di finanziamento è diventato un po’ più complesso. Quindi se mai vi siete chiesti che fine fanno i soldi del 2x1000 delle vostre dichiarazioni dei redditi o se vi siete indignati per gli stipendi da capogiro dei politici, potete adesso controllare i dati in maniera molto comoda su questo sito. Donazioni, bilanci e redditi dei parlamentari: si tratta in realtà di dati già pubblici, ma li trovate sistematizzati e in formato aperto. Vedete un po’ voi che farvene, ma ci sono chicche interessanti, da usare nella vostra prossima serata quiz.


Non c’é sempre tutto questo bisogno di votare, a volte basta solo discuterne.

ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Io ho scarsa dimestichezza con i lavori parlamentari, ma credo che, nel momento in cui il Governo pone la fiducia, automaticamente decadono tutti gli emendamenti che sono stati presentati. Allora, atteso che io già so che il Governo porrà la fiducia e che quindi decadranno tutti gli emendamenti che sono stati presentati, su che cosa sto intervenendo io, signor Presidente? No, è una domanda e non so se lei mi può aiutare, perché sono convinto che emendamenti esistono ma…

PRESIDENTE: Allo stato gli emendamenti esistono. Quindi, è una domanda che si può fare subito dopo.

ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Sì, Presidente, le assicuro che ci arrivo anch’io. Però, dico che esistono gli emendamenti, ma una volta almeno il fatto che il Governo poneva la fiducia avveniva dopo che noi la farsa l’avevamo almeno interpretata nel migliore dei modi. […] Questo è anche un fatto che rimarrà probabilmente fotografato nelle cose divertenti che accadono in quest’Aula.


Che poi ci sarebbe anche un altro sito legato alle finanze e molto interessante che vi invitiamo a visitare e consigliare. Non siate timidi, che la casa a Cortina del nostro magnanimo Editore non si paga da sola.

Comunque sia, se mai doveste veramente finire nelle sabbie mobili, il modo per uscirne c’è. E poi non diteci che non facciamo servizio pubblico! Ci rivediamo qui, immobili, tra due settimane. A presto!

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