Sono cresciuto vedendo i gatti in giro per il mio paese. Non erano di nessuno, o meglio: un padrone ce l’avevano pure, ma erano liberi di girare per le strade e di entrare nei giardini e di sdraiarsi dove volevano. Ero bambino, pensavo: che bella vita, che fanno. E sicuramente c’era una parte di verità, in quel pensiero. Poi però lo stesso bambino usciva di casa e sull’asfalto, ogni tanto, trovava un corpo senza vita. Sulla via di casa mia le auto hanno sempre corso tanto - anzi, troppo. A farne le spese, alcune volte, sono gli animali. Pure quelli domestici.
Oggi sono cresciuto, ho due gatti e vivono in appartamento con me. Non mi sognerei mai di farli uscire di casa senza la mia supervisione, al massimo li porto giù in cortile con le pettorine, niente di più. Li abbiamo abituati da piccoli e non hanno problemi. Ma la loro vita è in casa, tra le quattro mura della domus che fa parte dell’aggettivo che li definisce: domestici.
Alcune volte sento dire: “a casa non stanno bene, sono dei predatori, devono stare all’aria aperta, godersi la vita fuori”. In passato la pensavo anche io così, perché semplicemente non mi ero mai posto il problema. Li vedevo come dei prigionieri. Sbagliavo.
Col passare degli anni, infatti, ho letto e studiato tante cose, e so che invece dentro le quattro mura stanno bene, se gli vengono dati i giusti stimoli. La casa, semplicemente, è il posto migliore per loro. Ora cerchiamo di capire perché.
Prima di tutto, partiamo proprio dalle privazioni. Cosa stiamo togliendo, a un gatto che vive dentro casa? Sicuramente rischi e pericoli concreti, supportati da dati e statistiche. Qui provo a fare un piccolo elenco:
🚗 Il primo sono senza dubbio le automobili: si stima che nel 2022 siano stati investiti e uccisi circa 12.000 animali domestici (il 50% erano gatti), ma è molto difficile realizzare un conteggio accurato perché non tutti gli incidenti vengono segnalati.
🧪 C’è da considerare poi il rischio avvelenamento, visto che non abbiamo idea di dove finirà il nostro gatto e di quello che potrebbe ingerire.
🦅 Occhio anche ai predatori: soprattutto quando sono più piccoli, i gatti sono prede facili per rapaci e altri selvatici, pronti ad approfittare del loro smarrimento.
🗺️ A proposito di smarrimento: il gatto può banalmente perdersi, non riuscendo più a trovare la strada di casa dopo essersi allontanato troppo.
🐈 In giro può imbattersi in altri gatti con cui potrebbe trovarsi a combattere per il territorio o per altri motivi, rischiando di ferirsi o peggio.
🧗♂️ Inoltre c’è il rischio trappole artificiali e cadute: nonostante siano degli abili arrampicatori, i gatti potrebbero ritrovarsi in situazioni impreviste, cadendo ad esempio in intercapedini aperte o in un pozzo, rischiando di non uscirne più.
🪱 Ovviamente c’è da mettere sulla bilancia pure il fattore parassiti e infezioni: uscendo di casa c’è il pericolo che incappi in zecche o acari, tra l’altro riportandoli dentro casa.
Questo elenco è esemplificativo e non assolutamente esaustivo, serve solo a dare un veloce quadro d’insieme dei rischi che corre il gatto girando liberamente all’esterno. Insomma: il prezzo da pagare, per fargli vivere quella che noi pensiamo essere la vita migliore per lui, potrebbe essere altissimo. Non a caso, secondo uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One, i gatti che vivono esclusivamente all'esterno muoiono in media due anni prima rispetto a quelli che vivono in appartamento.
Ovviamente la ricerca citata parla di gatti che escono senza supervisione, diverso è il discorso per quelli fatti uscire al guinzaglio o in un giardino recintato. Dei mezzi per rendere sicuro uno spazio esterno parleremo poco più avanti, ma intanto facciamo un passaggio sul perché (e soprattutto sul come) un gatto sta bene in casa.
Naturalmente l’antenato del gatto viveva all’aperto (probabilmente si trattava del Felis silvestris lybica, il gatto selvatico africano), ma c’è stato quel processo che si chiama domesticazione, per il quale piano piano, anno dopo anno, secolo dopo secolo, i gatti si sono avvicinati sempre di più all’essere umano, che gli offriva cibo e protezione.
Ed eccoci oggi con una specie tutta nuova che ronfa sul nostro divano, il Felis catus. Ma passiamo alla casa in sé, che appunto non va valutata solo nel suo essere quattro mura e qualche porta: conta tantissimo cosa c’è dentro casa e quali attività può svolgere il gatto durante il giorno. Paradossalmente, un appartamento può dare più stimoli di un prato verde e curatissimo.
Altro giro, altro elenco puntato: perché il gatto sta meglio in casa?
💆🏻♀️ Zero rischi = zero stress: se ci spostiamo dentro casa, non dovendo più affrontare i rischi di cui sopra, il gatto può evitare fonti di stress dirette che impattano negativamente sulla sua salute.
🥫Alimentazione controllata: mentre fuori non sappiamo quello che può ingerire (prede portatrici di malattie, esche avvelenate, immondizia), nell’appartamento riceve solo cibo selezionato da noi e scelto per le sue esigenze.
🏠 Arricchimento ambientale: ecco, questo è importante. All’esterno il gatto ha molti posti dove giocare, nascondersi e osservare dall’alto. L’obiettivo è quindi far in modo che in casa abbia le stesse possibilità, potendo sfogare i suoi bisogni di saltare, graffiare e via dicendo. Dobbiamo, quindi, rendere l’appartamento a misura di gatto.
🎣 Stimoli e contatto umano: infine il gatto dentro casa deve riuscire a soddisfare i suoi bisogni da predatore (cacciare, rincorrere, saltare, acciuffare), oltre a ricevere le giuste attenzioni. Il gioco è fondamentale per far sì che resti attivo, mentre la nostra presenza lo rassicura e lo fa sentire… a casa, appunto.
Tra l’altro, per chi ha un balcone o una finestra che affaccia fuori casa e vuole rendere quello spazio sicuro per il proprio gatto, ci sono realtà come Baffisalvi che offrono l’opportunità di installare un’apposita rete sicura, funzionale e che non rovina la vista dal balcone. Un modo intelligente per sfruttare anche uno spazio all’aria aperta, ma con zero rischi annessi.
In più, tenendo il gatto in casa riusciamo anche a contenere il suo impatto negativo sulla fauna selvatica: il nostro animale domestico, lasciato libero di vagare indisturbato per strade, boschi e campi, rappresenta una concreta minaccia per la biodiversità. Il gatto è infatti un predatore formidabile, che però non uccide per fame: lo fa solo per sfogare il suo istinto, andando a togliere la vita alle creature più disparate tra piccoli mammiferi, uccelli, rettili. Tutti animali uccisi senza motivo, alcuni dei quali a rischio estinzione. Tra l’altro, il gatto nella predazione entra in competizione con altri animali, come le volpi ad esempio, che invece hanno bisogno di mangiare per sopravvivere.
Per darvi una dimensione della portata devastante del fenomeno: secondo uno studio svolto negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Nature, i gatti lasciati liberi in natura ogni anno uccidono tra 1,3 e 4 miliardi di uccelli e tra i 6,3 e 22,3 miliardi di mammiferi. Sì: parliamo di miliardi di animali sterminati ogni 12 mesi, solo negli USA. Ora moltiplicate questi numeri per tutti i Paesi del mondo. Una strage incalcolabile.
Insomma, anche per il bene della fauna selvatica, teniamo i gatti in casa: è una scelta che va a vantaggio di tutti, dei nostri pet in primis. Che in questo modo possono vivere una vita senza rischi, lunga e soddisfacente.
Per oggi è tutto, ringrazio Baffisalvi che ha scelto di supportare Bestiale condividendo la missione di questa newsletter. Se avete un gatto o state pensando di adottarne uno, vi suggerisco di fare un salto sul loro sito: troverete diverse soluzioni per rendere la casa più sicura.
Noi ci sentiamo come sempre giovedì prossimo. Ciao!
Per domande o segnalazioni, c’è l’indirizzo mail leonardomazzeo1@gmail.com, oppure Instagram: mi trovate sia su @leonardomazzeo che su @bestiaaale.
Per farmi felice, invece, basta un ❤️ qui sotto.
E grazie, come sempre.

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