Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la duecentodiciassettesima puntata di Bestiale, che comincia con la storia di Zeus.
L’alba è alle porte, il sole sta per sorgere. Per Zeus non c’è più tempo: deve trovare una preda, prima che si faccia giorno. Ha girato tutta la notte, aguzzando la sua vista formidabile, ma la fortuna non l’ha assistito. Ha fame, Zeus. Posato sul ramo di un albero californiano, stringe il legno con gli artigli e scatta con la testa, provando a scorgere un movimento nella penombra della notte che muore.
Sta per rassegnarsi, quando finalmente gli sembra di vedere qualcosa. Subito si getta a capofitto, spicca il volo leggero. Fa vibrare in aria le sue piccole ali silenziose verso il giardino di una casa, poi devia la traiettoria verso il portico. Annebbiato dalla fame, vola dritto e senza remore, davanti a lui c’è il vuoto o almeno così sembra.
Stomp.
Zeus si schianta. Un muro invisibile ha frenato la sua corsa. Il suo piccolo ed esile corpo si accartoccia, la faccia premuta contro il nulla, che però ha fatto male, un male atroce. Adesso è a terra, Zeus. Prova ad aprire i suoi occhi forti e vispi, ma vede poco, pochissimo, quasi niente. Barcolla, si accascia di nuovo. Si sente debole, sfinito. Ha dolore ovunque. La sua vita sembra sfumare in sogno. Sta spuntando l’alba, eppure gli sembra di vedere le stelle. Sono tante, luminose. Poi i contorni si perdono. E arriva il buio.
Qualcosa lo solleva da terra, e Zeus pensa: ci siamo, è il momento. Lascio il mondo e volo in cielo, per sempre. Passo ad un’altra vita, senza schianti, senza rumore, senza dolore. E invece proprio quello torna, prepotente, forte. Un dolore intenso, ma vivo. Apre di nuovo gli occhi, Zeus, ma vede solo contorni sfocati, dietro un muro di stelle. Eppure sa he quel tocco delicato è quello di un essere umano. Non riesce a spiegare perché ma, pur non vedendo nulla, si sente al sicuro.
Questa è la storia di Zeus, un assiolo americano occidentale (Megascops kennicottii) salvato dal Wildlife Learning Center, poco fuori da Los Angeles, nel 2010. Dopo un probabile schianto contro la finestra di una casa, Zeus ha praticamente perso la vista. I suoi occhi, però, sono diventati famosi in tutto il mondo: l’assiolo sembra nasconderci una galassia dentro, moltitudini di stelle lontane nei suoi ricordi di notti passate a cacciare.
Il Wildlife Learning Center ha accudito Zeus per quindici anni, da quelle parti era diventato una star, una stella, appunto. L’assiolo è venuto a mancare esattamente un anno fa, il 28 maggio del 2025.
La finestra di un essere umano, uno dei pericoli maggiori per i volatili, gli ha tolto la libertà, insieme alla vista. Sempre gli esseri umani, però, gli hanno concesso anni di cure, di attenzioni, di vita. In Zeus era racchiuso tutto il male e tutto il bene che possiamo fare al mondo animale.
Ho una galassia nell’armadio, canta Nicolò Carnesi, mentre Zeus ce l’aveva negli occhi. Chissà cosa vedeva, chissà cosa immaginava. Non sapeva cosa aveva intorno, ma una cosa è certa: sapeva d’essere amato.
A proposito di notte, di sogni e di galassie: ho trovato questo studio curioso, condotto in Botswana su due elefanti africani, che ha fatto luce sul sonno dei pachidermi. I ricercatori hanno analizzato il loro sonno per 35 giorni e hanno scoperto che, in media, dormivano appena 2 ore per notte. Inoltre, è stato registrato un periodo di 46 ore senza riposo per uno dei due elefanti (forse perché disturbato dalla presenza di leoni e bracconieri).
Di elefanti che non dormono parla un albo illustrato per bambini che mi sento di consigliarvi: una storia piccola ma potente, con illustrazioni oniriche che mi sono piaciute un sacco. Si intitola “L’elefante a mezzanotte” e si può acquistare sul sito di Camelozampa o dove preferite voi.
Qualche tempo fa al Chora Festival abbiamo parlato di corvidi che ricordano i volti e attaccano le persone, e in questi ultimi giorni a Roma e dintorni il problema delle cornacchie aggressive è tornato di moda: all’EUR hanno bersagliato persone con cani al seguito, mentre a Ostia l’esperienza negativa di madre e figlia ha portato Adkronos a titolare: Tremate tremate le cornacchie son tornate.
In quest’ultimo caso c’era di mezzo un piccolo caduto dal nido: l’attacco infatti è avvenuto dopo il ritrovamento, con le cornacchie adulte che hanno preso di mira le due malcapitate. L’atteggiamento aggressivo era quindi dovuto con tutta probabilità alla volontà di proteggere il piccolo.
Intervistato proprio da Adkronos, Marco Dinetti, responsabile Ecologia Urbana Lipu, ha provato a fare chiarezza sull’accaduto:
''Quello che viene comunemente percepito come un 'attacco' è in realtà un comportamento di stretta difesa della prole, legato a precise fasi del ciclo riproduttivo. […] i giovani lasciano il nido pur non essendo ancora provetti volatori, trascorrendo alcuni giorni a terra o sui rami bassi, costantemente vigilati e nutriti dai genitori. In questi frangenti, se un essere umano o un animale domestico si avvicina troppo al nido o al piccolo, anche se mosso dalle migliori intenzioni di soccorso, i genitori possono percepire la presenza come una minaccia diretta e attivare strategie di dissuasione per allontanare l'intruso''.
Insomma: dipende dal periodo, le cornacchie grigie non sono aggressive di per sé, ma possono diventarlo in alcuni casi specifici e limitati. Le strategie di dissuasione dei volatili, tra l’altro, raramente sfociano in attacchi veri e propri. Comunque sia, se si trova un piccolo di cornacchia a terra (già dotato di penne e non è in difficoltà), basta lasciarlo lì dov’è: quasi sicuramente i genitori sono nei paraggi.
Torno anche quest’anno al Green&Blue Festival di Repubblica, sarò sul palco sabato 6 giugno alle ore 15:00 insieme a Nicola Bressi per parlare di animali, di divulgazione e di tante altre cose bestiali. Si può prenotare gratuitamente il proprio posto qui, l’ingresso è gratuito su registrazione. Se passate dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, fate un fischio!
Non so, serve aggiungere altro?
Giusto qualche dettaglio, dai, citando GreenMe:
A quasi 1.800 metri sotto la superficie del Pacifico, dove la luce del sole arriva solo come un ricordo spento, una telecamera ha inquadrato qualcosa di minuscolo che si muoveva sul fondale. Un corpo piccolo, braccia corte, un colore blu così inatteso da far sobbalzare chi stava seguendo le immagini dalla nave. Era il 2015, vicino all’isola Darwin, nel settore più settentrionale dell’arcipelago delle Galápagos. Quel piccolo animale, filmato accanto a una montagna sottomarina, oggi ha finalmente un nome: Microeledone galapagensis, una nuova specie di polpo descritta sulla rivista scientifica Zootaxa.
Nella giornata di lunedì, a Berbenno di Valtellina, un giovane cervo che si trovava in una corte privata, nei pressi della statale 38, è stato abbattuto. Sin dai primi momenti in cui è uscita la notizia, si è capito che qualcosa non tornava. Ora è emerso qualche dettaglio in più, ma la vicenda resta assurda: a quanto pare, un agente della Polizia provinciale avrebbe deciso di abbattere l’animale perché il sedativo che avrebbero dovuto somministrargli era in ritardo. Cito SondrioToday:
In pochi minuti attorno al cortile, situato di fronte alla SS38, si sarebbe formato un capannello di persone, circostanza che avrebbe contribuito ad agitare ulteriormente l’ungulato, rendendo necessario un intervento rapido da parte delle autorità. Il sedativo sarebbe dovuto arrivare tramite i veterinari di Ats della Montagna. Tuttavia, secondo quanto emerso, una serie di difficoltà e incomprensioni nelle comunicazioni telefoniche avrebbe complicato la gestione dell’intervento.
A quel punto, secondo la ricostruzione dei fatti, un agente della Polizia provinciale, valutata la situazione e i possibili rischi per la sicurezza delle persone presenti e degli automobilisti in transito sulla Statale 38, avrebbe deciso di procedere con l’abbattimento dell’animale, esplodendo il colpo che si è rivelato mortale per il giovane cervo.
Resto sinceramente perplesso.
Momento qualche link e poi un’altra foto galattica di Zeus, perché se lo merita:
🐋 Tra i capodogli ci sono delle ottimi ostetriche? Chissà, di sicuro ora sappiamo che collaborano al parto della mamma possono collaborare diverse femmine.
🐄 Qui una roba che starebbe bene su HumAnimals di Edoardo Collarini: a quanto pare le mucche non riconoscono solo il nostro volto, ma pure la nostra voce.
🦀 Ok, adesso un dilemma che ci attanaglia da millenni: ma perché i granchi camminano di lato? Qualcuno può darci una spiegazione? Certo, eccola qui.
🫂 Della serie storie strappalacrime, o lacrime strappastorie: la megattera che ha soccorso la compagna intrappolata in una lenza, difendendola dai predatori e aiutandola a respirare.
🐺 Infine, secondo un nuovo studio, gli sciacalli dorati sono in aumento in Europa anche per via dell’uomo, dato che i centri abitati fanno da scudo ai lupi.
Eccoci:
Ci sentiamo giovedì prossimo, ciao!
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