Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la duecentoventunesima puntata di Bestiale, che comincia con un granchio sorprendente.
Sei piccolo, minuscolo, microscopico. E lo sai. Ti muovi di soppiatto sul fondale sabbioso, intorno a te ombre giganti si muovono, ti spaventano. Un lampo, qualcosa di grosso guizza sopra di te. Sposta l’acqua, ti fa ruzzolare tra la sabbia. Voleva mangiarti, ti ha mancato per un pelo.
Sei troppo esposto, devi scappare, correre veloce, trovare riparo. Sei un granchio appena nato, solo e disarmato di fronte all’oceano spietato e inesorabile. Intorno a te non vedi via di scampo. Se torna il pesce, sei morto, ancor prima di diventare grande.
Poi la vedi. Non la riconosci, ma d’istinto ti avvicini. Una tana, possibile? Ma è trasparente, e si muove. Non riconosci quell’oggetto, sembra non appartenere al mare. Ti avvicini, tocchi con le chele, la sabbia fa attrito, ma senti resistenza: il materiale è duro.
L’ombra torna sopra di te, l’acqua si muove, la sabbia si alza: uno dei tanti predatori sta per mangiarti. Cerchi alla svelta di nasconderti sotto l’oggetto, ma si muove, è liscio, non va bene. Insisti, non ti arrendi, la tua salvezza è lì e finalmente la trovi: c’è un’apertura.
Senza pensarci due volte, entri dentro. Sei abbastanza piccolo da passare per quel foro circolare. Il pesce famelico, invece, è troppo grande. Adesso lo vedi, è lì che ti punta, gli occhi fissi su di te, vitrei e spietati. Attacca, si muove rapido, taglia l’acqua. Ripari il carapace con le chele, o almeno ci provi, ma non serve: l’attacco del pesce si schianta contro la tua nuova tana trasparente.
Sei salvo. E allora decidi che quello è il tuo posto nel mondo. Trovare da mangiare è più facile del previsto: da quel foro, qualcosa passa sempre. Giorno dopo giorno ti lasci trasportare nel vasto oceano dal tuo nuovo scudo invisibile, i predatori sono increduli, tu gongoli e continui a mangiare, a ingrassare, a star bene.
Poi, quando ti senti grande abbastanza, decidi che è il momento di uscire e affrontare il mare. Ti avvicini al foro da cui sei entrato, un cerchio perfetto, sempre delle stesse dimensioni. Ma tu sei cambiato. Sei più grosso, e te ne rendi subito conto: da lì non passi più. Ci provi, ti sforzi, comprimi il più possibile il tuo corpo di granchio, ma niente da fare. Realizzi: sei dentro e ci resterai, finché qualcuno non ti troverà.
Questa che vi ho raccontato è una storia vera, l’ha resa nota uno uno studio pubblicato su Ecosphere. Due ricercatori dell’Università di Hiroshima, a largo delle coste del Giappone, si sono imbattuti in un granchio della specie Portunus sanguinolentus intrappolato in una bottiglia di plastica. L’animale era visibilmente più grande del foro di entrata, segno che era cresciuto lì, dopo esserci entrato, forse per rifugiarsi.
Per sopravvivere si è nutrito di alghe che crescevano dentro la bottiglia e di piccoli pesci che entravano accidentalmente. Come scrive Salvatore Ferraro su Kodami, a tutti gli effetti quello era diventato un “microhabitat galleggiante”. Il granchio ha passato due mesi là dentro.
Per capirlo, i due ricercatori l’hanno ucciso ed esaminato il contenuto del suo stomaco. Ecco, su questo: quando l’ho letto (nonostante io sia una persona che segue la scienza e i suoi studi) mi si è stretto il cuore. Mi è sinceramente dispiaciuto: so che serviva per capire meglio cosa fosse successo, ma immaginare che quel granchio abbia vissuto miracolosamente lì dentro per poi morire una volta recuperato… che dire, ho un cuore anche io. E ho provato sincera empatia, non posso farci nulla.
E poi la plastica, quanta plastica: 8 milioni di tonnellate finiscono in acqua ogni anno, un numero spaventoso, visibile, tangibile ogni volta che andiamo in spiaggia, facciamo il bagno, leggiamo le notizie, bollettini di guerra ecologica. E gli animali allora si adattano come possono, i cirripedi si attaccano sopra, le alghe crescono dentro le bottiglie, dove finiscono pure le bestie. Che ogni tanto sopravvivono, altre volte soccombono. Sempre e comunque per colpa nostra: noncuranti dei danni che facciamo, troviamo granchi e li ammazziamo per capire come siano sopravvissuti al nostro male. Di nuovo, da una parte lo capisco, ma dall’altra non posso fare a meno di stringere le labbra, abbassare lo sguardo e pensare che c’è qualcosa di sbagliato, in tutto ciò.
🏹 Mentre stiamo qui a discutere del DDL Caccia (ci arriviamo), in Trentino grazie a una delibera della Provincia si potrà cacciare il cinghiale con arco e frecce: i contrari l’hanno già ribattezzata la “legge Robin Hood”.
🗞️ Tornando un attimo al DDL, due cose da La Stampa: un bell’approfondimento a cura dell’etologa Chiara Grasso che spiega perché questa legge non aiuta l’argicoltura; ma anche il parere degli ornitologi, secondo cui la riforma indebolisce la tutela fauna.
🙅♀️ Nel frattempo, come sottolinea Il Post, si sta allargando il fronte dei contrari: anche parte di Forza Italia si sta esponendo in maniera critica.
🐦 Da Livorno, intanto, arriva questa notizia brutta vera: trovati e fotografati piccioni legati vivi, probabilmente usati come richiami per i colombacci.
🤬 Ah, ho avuto la brillante idea di pubblicare anche su Facebook il reel dove critico il DDL Caccia: sono arrivati più di 400 commenti, la maggior parte dei quali non proprio lusinghieri, diciamo così ¯\_(ツ)_/¯
Non contento, ho pubblicato anche un meme:
Mammamia come ci sguazzo, dentro queste notizie. Vi ricordate dell’avvistamento del coccodrillo (con tanto di foto, anche se sproporzionata) nel lago di Maisano? Beh, le ricerche non solo continuano, ma migliorano: adesso è stato chiamato un esperto a controllare il bacino. Cito Il Corriere Fiorentino:
E siccome vale ancora l'antico proverbio toscano “Meglio aver paura che buscarne”, i proprietari del laghetto, profondo una quindicina di metri, che alimenta un vivaio, hanno chiamato a consulto quello che viene presentato come un «mago» dei coccodrilli, il francese Olivier Behra, protagonista di molte missioni in Africa sulle tracce di questi temuti rettili anfibi, che da adesso scandaglia le acque con la sua barca e una gabbia apposita: mission appurare se il rettile acquatico si è introdotto, o è stato introdotto, furtivamente nel lago e in caso positivo catturarlo e renderlo innocuo.
Articolo per ricordarci che anche gli erbivori possono essere animali pericolosi, soprattutto se pesano centinaia di chili e hanno palchi giganteschi. Esempio? L’alce, che è di gran lunga l’animale più pericoloso dei parchi nazionali del Canada. Cito:
Il Canada è una regione in cui vivono specie selvatiche endemiche come gli orsi e spesso sono questi animali i protagonisti delle cronache per incontri indesiderati. Ma secondo un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Conservation Science, su quasi tremila incidenti con animali selvatici nei parchi nazionali canadesi più della metà ha visto come protagonista un alce.
[…] Secondo i dati raccolti, gli alci sono coinvolti nel 62% di tutti gli incidenti. Una delle ipotesi a più alto potenziale di causare incidenti è quella che avviene quando si campeggia: gli alci sono stati coinvolti nell’84% dei casi proprio quando le persone hanno sostato nei parchi con tende e altre formule di campeggio. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’alta stagione del campeggio in Canada coincide con il periodo degli accoppiamenti e delle nascite degli animali, momenti di maggiore aggressività per la specie.
Momento qualche link e poi una foto iconica del nostro impatto sul mondo marino:
🐬 Nell’Adriatico i delfini sono sempre più dipendenti dal pescherecci: li seguono per il cibo, e questo fa pensare che non trovino abbastanza prede.
🐺 In Grecia, alcuni lupi hanno “adottato” un cane: un video mostra momenti di gioco insieme, gli studiosi dicono che è col branco da circa un anno.
🐕 Restiamo in tema, ma con una notizia peggiore: nel 2025 l’ENPA ha recuperato più di 25.000 cani abbandonati, un aumento di oltre il 50% rispetto allo scorso anno.
🦖 In fissa con questo articolo di Marco Signore che indaga sul perché i tirannosauri avessero braccia così corte (intercettato grazie a uno dei follow migliori che abbia mai messo: quello ad Alessia Colaianni).
🐍 In seguito al passaggio del tifone Maysak, in Cina, centinaia di serpenti provenienti da un allevamento sono finiti in acqua: le immagini fanno piuttosto impressione.
Dicevamo:
A giovedì prossimo, ciao!
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