Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la centoventiduesima puntata di Bestiale, che comincia con un saluto a Sam Neill.
Lunedì 13 luglio per me e per tantissime altre persone in giro per il mondo è stato un giorno triste. Qui in Italia ci siamo svegliati con la notizia della scomparsa di Sam Neill, attore di fama mondiale, stimato e apprezzato a ogni latitudine. Tra i suoi tanti ruoli, ce n’è uno che mi è rimasto nel cuore: è stato lui a dire volto, corpo e vita al paleontologo Alan Grant, nato dalla penna di Michael Crichton. Insomma, sì: parliamo di Jurassic Park.
Come ho già avuto modo di scrivere, la mia passione per gli animali nasce dai dinosauri, e la mia passione per i dinosauri nasce da Jurassic Park (proprio nella scorsa puntata, rispondendo ad un commento, dicevo che quel film era uscito neanche un mese dopo la mia venuta al mondo). E se penso a Jurassic Park penso immediatamente a lui, ad Alan Grant, al paleontologo più famoso del mondo.
Citazione dopo citazione, con mia sorella ogni tanto ci capita di ripetere le sue battute ricordando i giorni felici in cui lo vedevamo prima spaventare un ragazzino che aveva definito il velociraptor “un tacchino” (mostrandogli come funzionava l’artiglio del dinosauro), poi consolare il piccolo Tim che aveva vomitato dopo un ruzzolone all’interno dell’iconica Jeep del parco. E ancora: la scena del fumogeno, quella del brontosauro, quella col triceratopo. Una sequela di momenti memorabili che mi fanno tornare bambino ogni volta.
Burbero ma dal cuore d’oro, navigato ma allo stesso tempo capace di meravigliarsi come nessun altro alla vista della sua passione che prendeva letteralmente vita. Nei vari film dell saga, però, nonostante lo stupore, è anche quello che mantiene la lucidità, che teneva la barra dritta, che sapeva cosa fare. Per me era un mito, anzi: per me è un mito. Senza Alan Grant, Jurassic Park non sarebbe lo stesso. E senza Sam Neill, Alan Grant non sarebbe lo stesso.
E allora se oggi, mosso dalla mia passione per gli animali, sono qui a mandare mail ogni giovedì mattina, parte del merito è anche di Sam Neill, a cui va il mio più forte pensiero questa settimana. Ho letto anche commenti di altri, come Andrea Bonifazi di Scienze Naturali, che hanno detto più o meno la stessa cosa: la loro passione è nata da lì, da quel ruolo iconico interpretato da Sam Neill. Perché in fondo siamo tutti e tutte Alan Grant. Per fortuna, direi. E allora stringiamoci forte, clicchiamo su play e facciamo ripartire di nuovo quella pellicola che ha segnato un’epoca, una generazione, una categoria di persone che si meraviglia di fronte alla natura e agli animali.
Sull’attacco di un lupo ad Arrone
Tocca parlare di questa storia, bisogna farlo perché è importante dire come stanno le cose, senza nascondersi. Giovedì scorso, di sera, ad Arrone (provincia di Terni) secondo quanto riportato da diverse fonti, una bambina di 4 anni sarebbe stata aggredita da un animale identificato poi come un lupo, che era stato già visto girovagare in quelle zone. La bambina, secondo quanto riportato, è stata morsa e poi trascinata per qualche metro, poi grazie all’intervento di alcuni adulti l’animale è fuggito via. La bambina sta bene e non ha riportato conseguenze gravi, al di là del grosso spavento.
Lo dico subito: ci sono pochi dubbi, quasi sicuramente l’attacco è stato opera di un lupo. Mi sbilancio anche perché ho letto pareri di altri esperti, come lo zoologo Davide Rufino che ha parlato dell’accaduto con la solita bravura. Sposo quanto dice lui: il lupo ha attaccato, è vero, ma va pure detto che le aggressioni di questo tipo si verificano molto raramente in Italia. E ovviamente se accadono parte della colpa è nostra: il lupo entra in paese perché ormai considera quel posto come potenziale fonte di cibo, per via di immondizia abbandonata o di cibo per domestici lasciato in giro, ad esempio. L’uomo si espande sempre di più, gli spazi per gli animali selvatici si riducono, le occasioni di interazioni aumentano.
Va detta anche un’altra cosa: purtroppo quello specifico esemplare di lupo va individuato e rimosso. Le autorità si sono già attivate. Io ero di questa opinione anche nel caso dell’orsa JJ4: un animale che considera l’uomo una preda o una minaccia va rimosso per il bene dell’intera specie, è una questione di convivenza con l’essere umano. Cito proprio lo zoologo Davide Rufino:
In un clima medievale di odio crescente nei confronti del lupo, l’ultima cosa di cui c’è bisogno è un lupo che se ne va in giro a morsicare le persone. Pessimo ambasciatore della sua specie, potenzialmente in grado di distorcere ulteriormente la percezione – già di per sé alterata a causa di una campagna terroristica e disinformativa vergognosa – che la popolazione ha di questi animali.
Ovviamente non sono contento di questa conclusione e dell’eventuale rimozione del lupo (che verrà o ucciso o relegato a cattività permanente, come successo a JJ4). Ma bisogna pensare al bene della specie, non del singolo. Solo così possiamo convivere davvero e iniziare a ragionare senza sbraitare, da una parte e dall’altra.
Gabbiani against the machine a Camogli
Notizia che mi ero colpevolmente perso e che invece racconta molto dei nostri tempi, dei rapporti tra l’uomo e i suoi manufatti vs la natura e i suoi vassalli più fidati, come quei casinisti dei gabbiani, sempre pronti ad attaccar briga. O ad attaccar droni, all’occorrenza. Cito ANSA:
Un fotografo stava scattando con il drone alcune zone caratteristiche della costa quando a sorpresa il suo apparecchio è stato attaccato da una decina di grossi gabbiani preoccupati del passaggio di un volatile non identificato in una zona di nidificazione. In pochi attimi i gabbiani sono riusciti a colpirlo più volte fino a farlo precipitare, a pezzi, in mare.
Game, set, match.
Una roba brutta contro gli uccelli, in Argentina
Ora io capisco tutto, il decoro urbano e via dicendo, ma davvero avevamo bisogno pure dell’architettura ostile contro gli uccelli? La vicenda, in breve, spiegata su Kodami:
A Rafaela, città della provincia di Santa Fe in Argentina, il Comune ha installato reti attorno alle chiome di alcuni alberi del centro per impedire agli uccelli di posarsi sui rami. L’intervento fa parte di un piano per mitigare la presenza eccessiva di uccelli e, secondo l’amministrazione, serve soprattutto a limitare l’accumulo di escrementi su marciapiedi, arredi urbani e vetrine dei negozi nelle zone a maggiore passaggio pedonale e commerciale.
Per capirci, parliamo di questo obbrobrio qui:
Siamo di fronte ad un esempio lampante di negazione della convivenza: piuttosto che trovare un modo sano per vivere insieme agli animali in città, li respingiamo. E la biodiversità, invece di un valore aggiunto, diventa un problema da risolvere. Ancora Kodami, che spiega le argomentazioni di chi contesta questa misura:
Il punto centrale della contestazione è che il sovrannumero di uccelli dipende in realtà da trasformazioni molto più profonde dell’ambiente cittadino: disponibilità di cibo, gestione dei rifiuti, presenza di alberature adatte come dormitorio, scarsità di habitat alternativi e alterazione delle dinamiche ecologiche. In altre parole, per chi critica il progetto, spostare semplicemente gli uccelli da un albero all’altro non risolve il problema. Inoltre, alcuni uccelli potrebbero finire per rimanere incastrati con le zampe nelle reti.
Se solo lo venissero a sapere i gabbiani di Camogli.
Momento qualche link e poi un ultimo saluto ad Alan Grant:
🦬 Un turista in visita al parco di Yellowstone è stato scaraventato in aria da un bisonte, il quale probabilmente era in preda ad un picco di testosterone, tipico di questo periodo. L’uomo ha riportato fratture multiple, ma non sarebbe in pericolo di vita.
🐦⬛ Dal parco di Yellowstone arriva anche una ricerca sui corvi: prima pensavamo che seguissero i lupi per approfittare delle carcasse lasciate indietro, invece ora sappiamo che imparano direttamente le zone di caccia grazie alla loro memoria spaziale.
🪱 Amici tassidermisti all’ascolto, c’è una possibile svolta nella vostra professione: ecco i supervermi che puliscono uno scheletro in poche ore! Nel frattempo, restando in tema, Haaland rientra in Norvegia con un procione imbalsamato.
🐙 Uno studio pubblicato su Current Biology lo scorso anno ha dimostrato che anche per i polpi può verificarsi la sindrome dell’arto fantasma.
🐾 Chi invece sa benissimo quanti arti ha è Toby, il gatto da record con 28 dita e 30 artigli: ha anche un musetto molto carino, se è per questo.
Dicevamo:
A giovedì prossimo, ciao!
PS: Sam Neill comparirà sul grande schermo (e vicino a creature giganti) ancora una volta, visto che a marzo 2027 uscirà Godzilla e Kong: Supernova. Lui è nel cast, le riprese sono già state ultimate e io sarò lì ad aspettare di vedere che ruolo avrà 🧡
Bestiale è un progetto indipendente sugli animali, che si regge sul lavoro di una sola persona. La newsletter resterà sempre gratuita: chi la scrive vuole garantire che la divulgazione sia sempre accessibile per tutti e tutte. Il lavoro di ricerca e scrittura, però, costa tempo e fatica. Per questo, se apprezzi Bestiale e vuoi supportarmi con una piccola donazione, puoi farlo qui:
Ad ogni caffè offerto mi ricorderò che ne vale sempre la pena.
Se hai domande o se vuoi fare segnalazioni, puoi contattarmi all’indirizzo leonardomazzeo1@gmail.com, oppure via Instagram, dove mi trovi su @leonardomazzeo e @bestiaaale.
Se ti è piaciuta la puntata puoi lasciare un ❤️ qui sotto, mi fai felice.
E grazie, come sempre.

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.