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Bestiale · May 7, 2026

Bestiale #214 - Il caso di Osso, il cane di Michele Serra ucciso dai lupi, può insegnarci qualcosa

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Proviamo a fare ordine attorno a un fatto drammatico.

Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la puntata numero 214 di Bestiale, che comincia con una storia triste.

Osso (Michele Serra)
Osso, il cane di Michele Serra (via Il Post)

Ho una grande stima per Michele Serra. Mi piace il suo stile di scrittura, mi piace il modo in cui ragiona e spesso condivido il suo pensiero. Molti anni fa ho anche intrattenni con lui qualche scambio di mail, che pubblicò una mia lettera nella sua rubrica sul Venerdì di Repubblica. Avevo vent’anni e la sensazione che nessuno dei “grandi” mi ascoltasse. Michele Serra lo fece e, ancora oggi, gli sono grato.

Faccio questa premessa perché oggi sono qui a commentare la morte del suo cane Osso (a cui aveva dedicato anche un libro), che Serra stesso ha raccontato nella newsletter Ok Boomer! realizzata per Il Post. Vi invito a leggere il pezzo: non si può non provare empatia per un uomo che perde il suo cane, che lo ritrova sbranato in un campo. Un estratto:

Quando abbiamo trovato Osso erano le undici di mattina di sabato 2 maggio. La luce era stordente, il sole già alto, il cielo azzurro e immenso, e mentre una fitta di angoscia mi bloccava lo stomaco e il dolore mi picchiava alle tempie ho avuto la sensazione, precisa e impressionante, di vedere la scena dall’alto: nel mare di verde, di boschi, di campi quella radura era minuscola, e la morte solo una briciola invisibile.

Serra ha tutta la mia solidarietà per l’accaduto, non oso immaginare cosa abbia provato davvero e cosa significhi per lui questa perdita. Dalle sue parole emerge tanto, tantissimo dolore.

Ma arriviamo ai lupi.

Foto: A. Calabrese

Serra stesso scrive:

Si raccomanda, dove ci sono i lupi, di tenere chiusi i cani, ma non è oggettivamente possibile, se si vive sulla cima di un crinale o in mezzo ai boschi, farlo in modo rigoroso e continuativo. I miei cani all’imbrunire sono dentro la casa o nel recinto loro destinato.

Il nocciolo della questione sta tutto qua. “Non è oggettivamente possibile farlo in modo rigoroso e continuativo”, scrive Serra. E invece deve essere possibile, per chi è proprietario di un cane, custodirlo a dovere. I cani non vanno mai lasciati liberi nei boschi, in campagna, o da nessun altra parte. E quando si esce con loro vanno sempre tenuti sotto controllo. Tutto questo sia per il bene dei cani stessi, che possono correre rischi come cadute o incontri con predatori come il lupo, sia per il bene di chi può imbattersi in quei cani e pagarne le conseguenze, vale a dire esseri umani e fauna selvatica.

A Michele Serra ha risposto con una lettera aperta Daniele Ecotti, presidente dell’associazione Io non ho paura del lupo, che più volte ho citato qui. Riporto un estratto:

Anch’io, per anni, ho pensato che vivere nei boschi significasse poter regalare ai miei cani libertà. I miei cani hanno sempre vissuto in casa con noi. Ma durante il giorno potevano uscire, andare nei campi, nei prati, nei boschi anche in autonomia. Ogni tanto le loro scorribande duravano ore. Non mi preoccupavo. Pensavo che quella libertà fosse parte del regalo che potevo fare loro.

Poi ho iniziato a vedere le cose in modo diverso. Ho capito che là fuori non ci sono solo spazi aperti e boschi. Ci sono lacci, bocconi avvelenati, strade, cacciatori, altri cani, animali selvatici, pericoli che non controlli. Ho iniziato a chiedermi come mi sarei sentito se un giorno uno dei miei cani non fosse tornato.

E ho preso atto anche di una cosa che spesso rimuoviamo: i nostri cani sono comunque predatori. Liberi di vagare possono disturbare, inseguire, ferire, mettere in difficoltà la fauna selvatica. Non sono presenze neutre.

E poi ci sono i lupi. Un cane può essere un competitore, un intruso, a volte anche un compagno, ma altre volte anche una preda. È una cosa difficile da accettare emotivamente, ma dal punto di vista ecologico non è un’anomalia. Il lupo fa il lupo.

Da allora ho cambiato modo di gestire i cani. Niente più scorribande da soli. Fuori sì, nei boschi sì, nei prati sì, ma con noi. Sempre sotto controllo. Non perché io abbia smesso di amarli liberi, ma perché ho capito che la libertà, senza custodia, può diventare esposizione al rischio.

Anche qui, il mio consiglio è di leggere la lettera per intero: spiega per filo e per segno cosa ci sia di sbagliato attorno alla narrazione del lupo in Italia. E si chiude in maniera magistrale:

Tu hai dovuto seppellire Osso, e questo dolore merita rispetto. Ma proprio perché quel dolore è vero, ti chiedo di non lasciare che diventi una scorciatoia. Usiamolo, semmai, per chiedere più responsabilità: più governo, più prevenzione, più presenza, più conoscenza. Solo così possiamo continuare a vivere quassù: con gli allevatori, con i cani, con i lupi.


La megattera Timmy è tornata in mare, ma…

Vi ho aggiornato ogni settimana sulle vicende di Timmy, la megattera che era rimasta spiaggiata per diverso tempo nelle basse acque del Mare del Nord. Per lei sembravano non esserci speranze, invece contro ogni pronostico ha resistito alle difficoltà e infine è stata riportata in mare aperto attraverso una nave speciale, ossia una chiatta in grado di trasportarla (sotto trovate la foto).

Ci sono però diversi aspetti che non tornano: ad esempio, adesso Timmy è impossibile da rintracciare, e ci sono dubbi sulla sua incolumità in fase di trasporto (il mare era agitato e potrebbe aver sbattuto contro le pareti). Anche sul rilascio non ci sono certezze: era davvero nelle condizioni di nuotare via da sola? Addirittura i finanziatori del salvataggio hanno preso le distanze sul modo in cui è stata portata a termine l’operazione.

Alcuni esperti ritengono “molto probabile” che sia morta.

La balena prima del rilascio nel Mare del Nord

Le Olimpiadi di canottaggio in Australia hanno un problema (anche) coi coccodrilli

Nel 2032 le Olimpiadi estive si terranno a a Brisbane e nel Queensland, e per la gara di canottaggio c’è un problema - anzi, più di uno. Il fiume Fitzroy, dove gli organizzatori vogliono che si svolga la competizioni, ha forti correnti e potrebbe esondare. Inoltre, è frequentano dai coccodrilli. Ne ha parlato Il Post:

I coccodrilli sono pochi, almeno nella parte di fiume in cui si farebbero le gare, e controllati attraverso il Queensland Crocodile Management Plan. Ma ci sono: nel 2017 a Rockhampton ne fu trovato morto uno di oltre 5 metri, con un proiettile in testa. È parte del motivo per cui chi sta nel Queensland è invitato a essere “Crocwise”, consapevole della possibile presenza di coccodrilli: «Solo perché non lo vedi, non vuol dire che non ce ne sia uno vicino a te», spiega il sito governativo in un’apposita pagina.

Intervistato nel 2025 dal Guardian, Craig Franklin, un esperto di coccodrilli dell’Università del Queensland, si era detto «preoccupato» per «una serie di ragioni», una delle quali è che le gare olimpiche potrebbero far passare il messaggio che sia «ok andare a nuotare» nel Fitzroy, e perché «fare canottaggio nell’habitat della più grande specie di coccodrillo, e verosimilmente la più pericolosa» è una cosa «folle».

A large alligator swimming in a body of water
Foto di David Clode su Unsplash

Il Jova Beach Party del 2022 ora è sotto indagine, mentre il fratino è sempre sotto scacco dell’ignoranza

La notizia è arrivata nei giorni scorsi: la procura di Trani sta indagando sul Jova Beach Party del 2022, in particolare sulla tappa di Barletta del 21 luglio, a cui presero parte circa 30.000 persone. Secondo la procura, quel mega concerto avrebbe alterato all’incirca 16mila metri quadrati di arenile, in una zona protetta da vincolo paesaggistico, con danni alle dune, habitat compromesso e rimozione della vegetazione.

Al momento sono indagate 3 persone con le accuse di inquinamento ambientale colposo, abuso edilizio in area protetta e falso ideologico. Vedremo come andrà a finire, ma il commento migliore che ho trovato è quello di Salvatore Ferraro su Kodami:

Il problema non è Jovanotti, almeno non solo. Il vero problema è un’idea di spiaggia. L’idea che la costa sia una superficie disponibile, sterile, affittabile per qualsiasi scopo, purché si abbia il permesso giusto, si rispetti il cronoprogramma, si lasci tutto come si è trovato, in teoria. Questa idea ha prodotto il 13% di coste artificializzate. Ha prodotto l’88% di dune in cattivo stato. Ha portato il fratino da duemila a cinquecento coppie nidificanti.

I concerti sulla spiaggia non sono la causa prima del disastro, naturalmente. Sono però il simbolo di come lo abbiamo normalizzato e di quanto siamo lontani dal volerlo smontare. Un evento da trentamila persone su un habitat dunale in luglio non è solo una notizia da commentare per qualche giorno. È la fotografia precisa di come abbiamo deciso di trattare uno degli ecosistemi più fragili che abbiamo e la biodiversità che conserva.


Nel frattempo, mi sono imbattuto in questo post sul fratino che mi ha fatto tanto arrabbiare. Cito:

Spiaggia di Punta Aderci, ieri, domenica 3 maggio. I fratini intenti a covare le uova, e a pochi metri i cani liberi, lanciati in corsa dai padroni, all'acchiappo del bastone. Chiedo loro di smettere, per la salvaguardia del fratino, e si fanno una risata.

Una risata. Questa è stata la risposta a chi chiedeva di tenere il cane sotto controllo.

Non si può andare avanti così.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

(Nel primo commento al post Facebook trovate la risposta della Riserva, utile per avere un quadro più completo della situazione a Punta Aderci, nel comune di Vasto)


Momento qualche link e poi vignetta conclusiva

🐑 Una bella storia che arriva da Essere Animali: qui potete vedere Anna, l’agnellina salvata durante il monitoraggio dei camion che trasportano gli animali verso i macelli.

🐢 Ultimamente sta girando questa fake news secondo la quale Johnatan, la longevissima tartaruga gigante delle Seychelles, sarebbe morta a 192 anni: niente di vero, è vivissima!

🐅 Qui trovate una mia breve intervista su Green&Blue di Repubblica su un tema importante: la minaccia alla fauna dovuta all’overtourism. In India, per proteggere le tigri, sono arrivati a vietare gli smartphone durante i safari.

🐕 A Livorno scatta l’obbligo di pulire la pipì dei cani in strada diluendola con l’acqua: per chi non lo fa, multe fino a 500 euro.

🪦 A Perugia, invece, arriva il necrologio degli animali: iniziativa lodevole, anche se non ho capito cosa ci faccia lì un “diavolo della Tasmania”.


Dicevamo:

New York Time Magazine

A giovedì prossimo, ciao!

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