Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la duecentotredicesima puntata di Bestiale, che comincia con un uccello dalla grande capigliatura.
Fughiamo immediatamente ogni dubbio: questo pennuto stiloso qui sopra è verissimo, altro che AI. Si tratta di un esemplare di aracari dalla testa riccia (Pteroglossus beauharnaisii), e indovinate un po’ qual è la sua particolarità? Esatto: il becco! No, scherzo, la testa riccia.
Lungo poco meno di 50 cm in tutto e pesante un paio d’etti, si fa notare per la sua acconciatura pazza: sembra una persona con la tinta che ha appena deciso di cambiare la sua vita, un po’ come lo stiloso cinghiale dalle verruche di Visayas. Quelle che ha sulla testa e sulla nuca, comunque, sono a tutti gli effetti delle piume, soltanto che sono arricciate. Contrariamente a quanto accade per gli esseri umani, sono i maschi ad avere le capigliature più folte.
A me i suoi capelli ricordano un po’ delle caramelle alla liquirizia, ma comunque lo trovo davvero stiloso e affascinante. Giustamente chi lo ha condiviso su Instagram lo ha paragonato a Bad Bunny: in effetti, i ricci neri hanno un non so che del cantante portoricano, anche se in realtà l’aracari dalla testa riccia si può trovare in Brasile, Perù e Bolivia. Comunque, una cosa è certa: in giro ci sono tante immagini che lo ritraggono, ma non bastano mai. Decisamente Debí Tirar Más Fotos, avremmo dovuto scattare più foto. Ma niente paura: per ora è a rischio minimo di estinzione, quindi siamo ancora in tempo.
In provincia di Ravenna, a Punta Marina, la cittadinanza da 12 anni ha un problema coi pavoni. Nel 2014 ce n’erano una dozzina, la loro presenza era circoscritta in una zona specifica. Poi nel 2020, col Covid, la situazione è degenerata: hanno iniziato a girare indisturbati per il paese e lo hanno “conquistato”. Oggi se ne contano tra i 100 e i 120. Cito Il Resto del Carlino:
La loro presenza, da anni, divide: c’è chi scatta foto e ammira la loro scenografica ruota, e chi non ne può più tra coppi spostati nei tetti, infiltrazioni, richiami rumorosissimi nella notte e giardini danneggiati. Tra le criticità sulla loro gestione, c’è il fatto di non essere animali selvatici, ma da giardino, senza però alcun proprietari.
Ora, per iniziare, pare verrà fatto un censimento ufficiale. Poi si capirà il da farsi.
Ok, mi rendo conto che a leggere certi titoli, effettivamente può venire il dubbio che uno squalo mako abbia “attaccato” un’imbarcazione a largo delle coste di Gallipoli.
Invece, manco a dirlo, non è successo niente di tutto ciò. Di vero c’è che un’imbarcazione si è imbattuta in uno squalo mako, che per qualche momento ha curiosato un pochino attorno al mezzo, poi se n’è andato. Nessun “terrore” per i pescatori, che erano assolutamente al sicuro. Tra l’altro, conviene ricordarlo, gli squali non hanno gli esseri umani nella loro dieta.
Insomma: la solita disinformazione che demonizza gli squali, ma che ci vuoi fare, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine ¯\_(ツ)_/¯
"Abbiamo già intercettato oltre 25 esemplari tra campagna e città".
Lo ha detto l’etologo Andrea Lunerti riguardo i ritrovamenti di tartarughe azzannatrici tra Roma e provincia negli ultimi anni. Si tratta di una specie aliena, invasiva e potenzialmente pericolosa per via del suo potente morso. Nella riserva di Torre Flavia, tra Ladispoli e Cerveteri, qualche giorno fa ne sono state ritrovate altre due. Cito SkyTg24:
Nella riserva di Torre Flavia, gli esperti ritengono plausibile che gli ultimi esemplari siano nati direttamente in loco, forse discendenti di una femmina individuata anni fa. L'assenza di predatori naturali le rende una minaccia per la biodiversità, perché competono con le specie autoctone e alterano gli equilibri dell'ecosistema.
Per catturarle, si utilizzano sistemi come le basking trap, “piattaforme galleggianti che intercettano gli animali quando emergono dall'acqua per scaldarsi al sole”.
La notizia, in breve: a Pompei, due turiste americane, spinte dalla compassione, hanno acquistato tutti gli astici da un ristorante e li hanno liberati nelle acque di Castellammare.
Ovviamente quegli animali erano destinati a morire, quindi di per sé lo scopo nell’ottica delle due turiste era “nobile”. C’è un problema, però: rilasciare animali di allevamento in natura non è mai una buona idea, visto che possono arrecare danni all’ambiente in cui vengono immessi.
Come se non bastasse, forse quegli astici in questo modo soffriranno ancora di più: sono passati da un ambiente controllato, dove hanno sempre vissuto, a delle acque sconosciute, con una salinità diversa e una temperatura diversa, dove si trovano predatori pronti ad attaccarli e altre specie pronte a competere per le risorse. Insomma, tra stress e shock termico, messa così è stato proprio un favore.
Va ricordato: la reintroduzione di animali in natura può essere effettuata solo da personale esperto e preparato, che sa quello che fa. Altrimenti, pur partendo da buone intenzioni, si possono fare più danni che altro.
Beh, questa è strana e per ora inspiegabile. Comunque sia, lo studio condotto in 5 città europee e pubblicato sulla rivista People and Nature parla chiaro: gli uccelli volano via più in fretta, se ad avvicinarsi è una donna. Ne parla Kodami, che cito:
I ricercatori hanno chiesto a volontari uomini e donne, simili per altezza e abbigliamento, di camminare in linea retta verso gli uccelli che vivono nei parchi e nelle aree verdi. L’obiettivo era misurare la cosiddetta distanza di fuga, ovvero quanti metri un animale lascia tra sé e una potenziale minaccia prima di scappare via.
[…] Il risultato è stato però del tutto inaspettato: in media, gli uomini riuscivano ad avvicinarsi di circa un metro in più rispetto alle donne prima che gli uccelli prendessero il volo.
Momento qualche link e poi vignetta ragnettosa:
🐇 Il miglior testimonial (suo malgrado) contro lo sfalcio compulsivo del verde è questo leprotto ferito da un tosaerba: per fortuna sta bene, ma tagliamo meno spesso!
🐋 Estremo tentativo per salvare la megattera Timmy: è stata caricata su una chiatta per essere trasportata in acque più profonde, speriamo bene.
🐻 “Sapere che esistono ancora persone che usano tali strumenti per colpire gli animali deve far riflettere e tremare”. Storia di un orso con un cappio al collo da quasi un mese.
🦛 Anant Ambani si è fatto avanti per salvare gli 80 ippopotami di Pablo Escobar destinati ad essere abbattuti: il magnate indiano ha messo a disposizione il suo centro di conservazione.
🐒 Se le bertucce di Gibilterra hanno iniziato a mangiare la terra, potrebbe essere colpa nostra: la “geofagia” servirebbe proteggere il sistema digestivo dal cibo spazzatura dato dai turisti.
Dicevamo:
A giovedì prossimo, ciao!
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