Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la puntata numero duecentododici di Bestiale, che comincia con una lumaca bella pazza.
A casa nostra avevamo un vampiro e lo scopro soltanto ora. Però non è proprio Dracula, col colletto alto e i dentoni sporgenti. Tutt’altro: è una lumaca. Una lumaca vampiro, mediterranea, nostrana. Misura circa 3 cm e non la troviamo in giardino dopo la pioggia, ma sott’acqua: è un gasteropode marino e il suo nome scientifico è Cumia intertexta. Vabbè, ma perché “vampiro”? Perché è ematofaga, ossia si nutre del sangue. Di pesci, nello specifico. Del pesce pappagallo (Sparisoma cretensis), se proprio deve scegliere: pare sia la sua vittima preferita.
La lumaca vampiro di giorno si nasconde negli anfratti, di notte esce a caccia di sangue: in questo, non differisce per nulla da un villain da romanzo gotico. Ma come fa, nella pratica, a nutrirsi? Beh, ha una proboscide che si estende fino a 10 volte la lunghezza della conchiglia, grazie alla quale si attacca alla preda tramite dei dentini pensati ad hoc per questo scopo. Poi inizia a mangiare. Yummy!
Bonus: per nutrirsi senza farsi sgamare dal malcapitato pesce, mentre succhia il sangue inietta nel corpo della vittima non solo sostanze tipo anticoagulanti e antiaggreganti per mantenere fluido il sangue, ma anche neurotossine che anestetizzano il pesciozzo. Il quale esce da questa sessione di estrazione rimbambito, ma vivo.
Finito il pasto, la nostra lumaca vampiresca si ritira nel suo antro, in attesa di uscire di nuovo a caccia.
Vi ho parlo di lei anche perché… sta partecipando ad un concorso! Come spiegato su Wired Italia (sigh), il gasteropode nostrano vuole vincere il premio di mollusco dell’anno 2026, un concorso lanciato dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte, insieme alla Unitas Malacologica. La lumaca vampiro è tra i cinque finalisti, per il vincitore c’è in palio il sequenziamento del genoma, che servirà per studiarne l’evoluzione, “ma anche per favorire il progresso della venomica, la disciplina che studia i veleni e i sistemi veleniferi in natura”.
Se volete votare per il nostro gasteropode succhiasangue, qui c’è il link: avete tempo fino al 26 aprile, correte come correrebbe una lumaca!
I lupi uccisi nel Parco Nazionale D’Abruzzo sono un attentato alla convivenza
Ogni settimana mi trovo qui ad aggiornare il numero di lupi ammazzati dalla mano dell’uomo, mentre là fuori continuo a leggere di gente che crede che siano stati reintrodotti in Italia da chissà quale piano malefico. In più continuano ad essere dipinti come dei mostri quando i mostri, manco a dirlo, siamo noi: nei giorni scorsi sono stati trovati in tutto 18 lupi morti nel PNALM, in un’area protetta, dove dovrebbero in teoria vivere in pace. E invece.
Invece qualcuno ha lasciato deliberatamente delle esche avvelenate, un modo vigliacco e pericolosissimo (per noi, per l’ambiente, per altri animali) per far fuori predatori percepiti come un fastidio. Diciotto lupi ammazzati. Una strage. Per un approfondimento sul tema e sulla gravità della situazione, rimando a questo post dello zoologo Davide Rufino.
Facciamo in modo che l’orribile caso di Orelha generi del bene
Mi dispiace continuare su questa scia, ma purtroppo mi tocca parlare ancora di quanto possiamo fare schifo come specie. Dai maltrattamenti ai gatti delle scorse settimane passo ad un caso che mi era sfuggito e che mi è stato segnalato da : Orelha era un anziano cane randagio, viveva a Praia Brava, in Brasile, in pace con la comunità del posto, che l’aveva adottato.
Due mesi fa è stato sottoposto a indicibili sevizie, tanto gravi che, una volta che i soccorsi sono intervenuti, non hanno potuto fare altro che porre fine alle sue sofferenze. L’eutanasia è stato il gesto più gentile che ha ricevuto.
Il caso Orelha ha fatto parecchio rumore e ancora oggi ci sono movimenti che chiedono giustizia: mi unisco alle loro voci, qui potete firmare una petizione, mentre per un approfondimento rimando proprio al post di Sascha Camilli sul tema.
I procioni diventeranno i nuovi gatti?
Proviamo a passare ad un tema più leggero. Riprendo un articolo di Lucy sui Mondi che spiega perché (e come) i procioni stanno andando sempre di più verso la domesticazione. Un dato che è più di un dettaglio: “il muso di quelli che abitano le aree urbane è circa il 3,5% più corto rispetto ai loro conspecifici che vivono in habitat rurali”. Il tutto p dovuto ad una modifica di specifiche cellule, come viene spiegato nel pezzo:
La tesi è avvalorata dal fatto che tra i tessuti derivati da queste cellule ce ne sono alcuni deputati alla produzione di ormoni, come le ghiandole surrenali, che hanno un ruolo centrale nella regolazione degli ormoni legati allo stress e alla risposta “attacca o fuggi” che si innesca davanti a un potenziale pericolo. Negli esemplari più mansueti la risposta allo stress è ridotta, per un minor numero di NCC nelle ghiandole surrenali. Questo implica una diversa produzione di alcuni ormoni che regolano proprio i processi legati allo sviluppo della paura e porta, ad esempio, a una maggior confidenza verso l’uomo, tipica delle specie domestiche.
Come la guerra in Iran sta impattando sulla vita degli animali
Ecco, dopo un pezzo leggermente più puccioso, torniamo a parlare di quanto facciamo schifo, con le nostre azioni terribili che si riflettono sugli animali anche quando non vorremmo: la guerra è questa roba qui, devasta tutto ciò che incontra, e anche gli animali ne fanno le spese.
Due esempi dall’Iran:
Ovviamente con il conflitto in corso si sono fermate le attività di conservazione dei ghepardi asiatici. Si stima che in natura ne siano rimasti circa 27. La loro situazione era già drammatica, la guerra potrebbe porre fine alla loro esistenza.
Discorso simile per gli animali che vivono nello stretto di Hormuz, come ad esempio delfini, megattere, tartarughe, squali, coralli e dugonghi. Un disastro su larga scala.
Un libro per riconciliarci col mondo marino e non solo
Ma passiamo a qualcosa che mi ha fatto stare bene: Selina di SeliNature mi ha mandato il suo nuovo libro, “Un soffio nel blu” illustrato da Giada Ungredda, edito da Aboca Kids. L’ho letto con piacere, Selina è stata particolarmente brava soprattutto in un aspetto: sembra davvero di essere con lei sulla barca, mentre racconta le varie specie che abitano il Mediterraneo. Ideale per i bambini, ma anche gli adulti possono apprezzarlo.
Una boccata d’ossigeno, con delle illustrazioni… immersive 🤿
Momento qualche link e poi vignetta castoresca:
🏟️ Questi gabbiani evidentemente non stavano apprezzando la partita di calcio tra Melbourne Victory e Newcastle Jets: invasione epica nel recupero.
🐒 Morto a 98 anni l’etologo Desmond Morris, autore del famoso saggio “La scimmia nuda”. Curiosità: aveva apprezzato Occidentali’s Karma di Gabbani, dove la sua scimmia nuda ballava.
🦞 Uno studio ha dimostrato che le aragoste provano dolore, mentre un’altra ricerca ci dice che se vediamo animali disegnati in mensa accanto ai cibi, scegliamo di più le verdure.
🐋 Provo ad aggiornarvi sempre sulla situazione di Timmy, ma non ci sono buone notizie: era riuscita a muoversi e a liberarsi, ma si è arenata di nuovo. La sua vita è sempre appesa a un filo.
🐍 Di recente per lavoro sono stato a Lugo, vicino Ravenna, quindi mi ha colpito la storia del pitone reale trovato in quelle zone, abbandonato: probabilmente qualcuno si era stancato di averlo in casa. Evito di commentare.
Dicevamo:
Ci sentiamo presto, ciao!
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