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Bestiale · Apr 9, 2026

Bestiale #210 - Se la nutria è il problema, il lupo è una delle soluzioni

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Leonardo Mazzeo · Bestiale

Ciao, io sono Leonardo Mazzeo e questa è la puntata numero duecentodieci di Bestiale, che comincia con la questione nutrie.

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Foto di Massimo Greco

Qualche giorno fa, Alessandro dall’Abruzzo mi ha mandato alcuni video video che ritraevano delle nutrie (Myocastor coypus), grossi roditori originari del Sud America che ormai si sono stabiliti in pianta stabile in Italia. Questa specie invasiva e alloctona è presente sul nostro territorio in numeri incalcolabili: siamo sulla scala di milioni di esemplari, secondo alcune fonti.

Partiamo dal presupposto che le nutrie sono animali, e come tali meritano amore e rispetto: figuratevi, ve lo dico io che li amo tutti. Però con gli animali ci tocca convivere, e alcuni fanno più danni di altri: è un fatto, non viviamo nel mondo delle fate e bisogna affrontarlo. Come quando hai casa invasa dalle formiche: ti fa piacere? No. Devi trovare un modo per toglierle da lì? Sicuramente sì. Perché l’equilibrio uomo-natura sta proprio nel trovare un modo per coesistere, funzionale per noi e rispettoso per loro.

Le nutrie prima le abbiamo sfruttate e allevate per le pellicce, poi ci siamo stancati e allora ovviamente le abbiamo liberate. Problema risolto, lontano dagli occhi lontano dal cuore, ma vicino agli argini: e allora ecco i danni strutturali e il rischio idrogeologico; oppure quelli alle colture, ma anche alla biodiversità. Le nutrie, non a caso, sono state inserite tra le 100 specie aliene più dannose: sono formidabili, si adattano, competono per le risorse e rappresentano un’autentica “minaccia per gli ecosistemi”.

E come si risolve il problema nutrie, allora? Bella domanda. Pigliarle a fucilate mi sembra poco simpatico, oltre che poco utile: i piani di contenimento, sporadici e frammentati, non hanno dato grandi risultati, visto i numeri delle nutrie in Italia. Così come proporre soluzioni cavernicole e populiste tipo “mangiamocele” - cosa che in alcune culture viene fatta, certo - ma insomma, non mi sembra una gran soluzione pratica (tra l’altro, c’è chi mette in dubbio anche la sicurezza di cibarsi di nutrie).

Sarebbe bello se la natura facesse il suo corso e si equilibrasse da sola: in questo senso, i predatori naturali aiutano sicuramente. Sono diverse le foto di lupi beccati dai fotografi con le nutrie in bocca, pure le volpi fanno la loro parte. Il problema è che spesso i predatori, nei dialoghi, finiscono nello stesso calderone delle prede invasive (leggere per credere): il cortocircuito è evidente, non si possono mettere sullo stesso piano lupi e nutrie, quando si parla di specie invasive e dannose. È semplicemente è sbagliato, oltre che ingiusto.

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Foto di Giorgio Badiali

Insomma, io non sono un esperto e non ho voce in capitolo, per fortuna. Ma forse incentivare un minimo i predatori o almeno evitare di demonizzarli, continuando a mettere in atto piano di contenimento efficaci e il meno crudele possibile (ad esempio, con la sterilizzazione degli esemplari), potrebbe essere un bel modo per cominciare. Poi ci sono da valutare costi, risorse e via dicendo, certo (ad esempio, come si acchiappano e con quali mezzi si sterilizzano milioni di roditori in tutta Italia?). Ma almeno proviamo a mettere i discorsi sui giusti binari.

Ricordandoci sempre che manco le nutrie hanno alcuna colpa, in tutto ciò: se sono qui e fanno danni, la responsabilità è solo nostra.

Pure se alla fine, a quanto pare, la causa della morte (avvenuta 5 mesi dopo il fattaccio) è stata un’altra, di sicuro l’idea di dipingere un elefante interamente di rosa per uno spettacolo non era proprio delle più brillanti. O meglio: la dice lunga su come continuiamo in lungo e in largo a considerare gli animali come una nostra proprietà, da addobbare dunque a nostro paicimento. Da SkyTG24:

Ha generato un’ondata d indignazione la morte, avvenuta in India, dell’elefante Chanchal, una femmina di 65 anni recentemente al centro di un servizio fotografico della fotografa russa Julia Buruleva, durante il quale l’animale era stato interamente dipinto di rosa. Le autorità forestali hanno avviato un’indagine per verificare il rispetto delle norme sul benessere animale durante quel servizio fotografico, realizzato a Jaipur, nello Stato del Rajasthan. L’elefante è morto a febbraio e, secondo il proprietario Shadik Khan e la stessa fotografa, il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali legate all’età e non correlate allo shooting.

Che dire? Boh.

India, elefante dipinto di rosa muore 5 mesi dopo, fotografa russa sotto  accusa: “Non è arte, ma abuso" - La Stampa
Credits: Instagram / julia.buruleva

Rimando a un reel dell’ottimo Vincenzo Rizzi per un ulteriore approfondimento sull’argomento.

Vicino all’isola di Poel, in Germania, c’è una balena che da molti giorni si è arenata sul fondale sabbioso. Pesa 12 tonnellate, sono stati fatti diversi tentativi per metterla in salvo, ma Timmy non è riuscita a spostarsi dalla baia. Affondare nella sabbia per una balena è devastante: il peso del corpo può schiacchiare gli organi interni, causando danni fatali. La situazione è disperata, tanto che gli esperti hanno infine deciso, sostanzialmente, di “lasciarla morire in pace”. Già si discute su come smaltire il corpo, ma al momento la megattera è ancora in vita.

Si parla di un estremo tentativo di salvataggio attraverso uno speciale catamarano, ma non si sa neanche se Timmy sopporterebbe un viaggio simile.

La megattera arenata all'isola di Poel, in Germania. (Marcus Golejewski/dpa via AP)
Fonte Marcus Golejewski/dpa via AP

Detta così può essere un po’ spiazzante, me ne rendo conto, ma ha senso. E c’entra la scala mobile per l’estinzione, ossia la tendenza di alcuni animali a spostarsi sempre più in alto per adattarsi ai cambiamenti climatici, in una “migrazione verticale” che prima o poi troverà la sua fine. Tornando al sudore, cito Il Dolomiti:

Quando la temperatura in quota supera i 15 gradi, lo stambecco cambia comportamento: entra in una sorta di siesta forzata. Non potendo far conto sulla sudorazione – strategia per termoregolare il corpo – è costretto a rimanere fermo, per poi riattivarsi quando cala la notte. Alle quote dove vive lo stambecco si prevede che entro il 2070 saranno oltre cinquanta le giornate estive in cui la temperatura supererà i 15 gradi.

Per lo stambecco vuol dire quasi due mesi di immobilità. Per questo il suo adattamento lo porterà a diventare un animale notturno. Ma muoversi di notte senza luna significa essenzialmente avere un occhio strutturato per la visione al buio, come molti mammiferi, sia predatori (per esempio il lupo) sia prede (per esempio il cervo). Lo stambecco, no. Al buio, come noi, è in balia del mistero. “Così - conclude Marco Albino Ferrari - la sua sopravvivenza starà nell’imparare a decifrare anche le ombre più scure”.

Momento qualche link e poi vignettozza per chi non migra:

🐺 In Germania, dopo essere stato munito di radiocollare per monitorarne gli spostamenti, è stato liberato in natura un lupo che aveva ferito una donna.

🫶 Beh, come faccio a ringraziarvi? Il panel Gli animali sono capaci di odiare? che si terrà domenica al Festival di Chora è andato sold out 🥹 qui per iscriversi alla lista d’attesa!

🦆 Flavia mi segnala questa domanda bellissima posta (con risposta, ovviamente) da Lucy Sulla Cultura: come fanno gli animali a non perdersi quando migrano?

📰 La storia della gatta violentata a Roma è di uno squallore difficilmente spiegabile: per fortuna adesso è fuori pericolo e cammina e mangia da sola.

🐣 Ma chiudiamo con una bella notizia: nati proprio il giorno di Pasqua i pulcini di Giò e Giulia, la coppia di falchi pellegrini che vive sul Pirellone.

Dicevamo:

A giovedì prossimo, ciao!

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