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Paolo Benanti · Aug 9, 2026

Sapremo ancora verificare ciò che non sappiamo più fare

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Paolo Benanti · Paolo Benanti

Sotto quasi ogni articolo di genomica pubblicato negli ultimi vent’anni c’è uno strato di codice che nessuno legge. Non è un modo di dire: sono librerie nate come appendice di un paper, scritte da gruppi piccoli, spesso da persone con un’eccellente formazione biologica e una competenza ingegneristica raccolta per strada, mantenute negli intervalli fra una scadenza e l’altra, impacchettate male e documentate peggio. In genere funzionano. Ma funzionano come funzionano certi impianti idraulici negli edifici antichi: per abitudine, per pazienza di chi li conosce, per una specie di accordo tacito fra il tubo e la mano che sa dove batterlo. Quando quel codice smette di installarsi su una macchina nuova, e capita molto più spesso di quanto la retorica della riproducibilità lasci immaginare, l’edificio non crolla: rallenta soltanto, e il rallentamento si distribuisce su migliaia di persone che perdono giornate a configurare invece che a pensare.

Alla fine di luglio OpenAI ha pubblicato un rapporto esplorativo su otto progetti in cui agenti di codifica sono stati impiegati a rimettere in ordine proprio quello strato: manutenzioni ordinarie, ottimizzazioni mirate, migrazioni di linguaggio, riscritture per architetture di calcolo diverse. I gruppi coinvolti dichiarano accelerazioni notevoli, e lavori che équipe minuscole hanno potuto affrontare senza il supporto ingegneristico che sarebbe stato altrimenti indispensabile. È una buona notizia, e non ho intenzione di trasformarla in cattiva.

La frase che mi interessa, però, non riguarda la velocità. È l’osservazione, ripetuta da quasi tutti i contributori, che il ruolo del ricercatore si sposta: dall’implementazione alla verifica e all’orchestrazione. Specificare che cosa costruire, definire come si misura la correttezza, decidere quando una cosa è pronta. L’uomo resta, così si dice, padrone della direzione scientifica e del livello di qualità, mentre la velocità gliela regala la macchina.

Detta così sembra una promozione. È il tipo di frase che si legge come se descrivesse un avanzamento di carriera dell’intera specie: finalmente liberati dalla fatica dell’esecuzione, potremo dedicarci al giudizio. Vorrei prenderla sul serio abbastanza da chiedere che cosa presuppone. Che tipo di essere è, esattamente, uno che verifica ciò che non ha fatto?

Read the original on benanti.substack.com

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