Ciao, sono Chiara Gandolfi: verbal designer e voice actress. Con l’iscrizione a Immersioni hai vinto anche Misticanza di cose di lavoro che è questa newsletter mensile qui in cui dico quello che sto facendo. È la sorella anarchica di Immersioni, la secchioncella che parla dell’universo. Non si toccano mai come in Ladyhawke, ma sono il mio giorno e la mia notte.
A un certo punto della tua infanzia - dice un vecchio adagio - tu e i tuoi amici siete usciti a giocare insieme per l’ultima volta e nessuno lo sapeva.
La stragrande maggioranza delle cose che facciamo per l’ultima volta accadrà senza proclami. A volte, solo a posteriori, riconosciamo i nostri “ultimi” e ci chiediamo perché non abbiamo fatto le cose in modo diverso. Come scrive Michael Singer in The Untethered Soul:
Immagina una persona in un letto d’ospedale a cui è appena stata comunicata una settimana di vita. Se fuori piovesse, vorrebbe sentire la pioggia ancora una volta. Per lei, sarebbe la cosa più preziosa. Ma tu non vuoi sentire la pioggia. Tu corri a ripararti.
Meditare sulle nostre ultime volte può aiutarci ad apprezzare di più ciò che abbiamo, ma credo anche che sarebbe irrealistico aspettarsi che la mente umana lo faccia di continuo. Diventerebbe persino insopportabile: il nostro barista si stancherebbe presto dei nostri complimenti profusi ogni volta che ordiniamo un Negroni sbagliato.
Dell’impermanenza, ce ne accorgiamo a lampi, quello stato di piena presenza, di vitalità abbagliante, arriva a ondate. Negli altri momenti siamo semplicemente noi stessi e c’è un grande divario tra quella mentalità e quella di tutti i giorni. Quando ci troviamo in quello stato esaltato e tenero, forse è il momento giusto per dare seguito ai desideri che continuiamo a rimandare: la cena che vogliamo organizzare, il viaggio dei sogni, la proposta che vogliamo finalmente spedire, scrivere alla ragazza che ci piace da mesi.
Dovremmo farlo perché per il resto avanzeremo di corsa, dimenticheremo, saremo imperfetti, daremo le persone per scontate, saremo preoccupati e troppo impegnate. Proveremo rimpianto, soffriremo, ci sentiremo in colpa. E ritornerà la domanda che proviamo a evitare con tutte le nostre forze: ho vissuto abbastanza? Ho fatto abbastanza?
Negli ultimi mesi ho sentito questa consapevolezza crescermi in grembo: fallo adesso. Ho capito che creo per restare viva. E che, oggi più di prima, farò in modo, il più possibile, che ogni progetto futuro nasca da questo impulso feroce: non voglio rimandare più niente.
Tra i progetti nel cassetto, c’era anche quello di fare un vlog. Quando ho iniziato a pensarci erano altri temi, altre condizioni, un’altra vita. Si tratta di 4 video che escono durante l’avvento, uno ogni sabato. Nascono dall’idea che si possa trasformare il dolore in qualcosa di utile e nel migliore dei casi, di bello. Sulla bellezza devo ancora lavorarci, ma sono pezzi della mia storia donata con vulnerabilità e speranza e sono per chiunque ne avrà bisogno o semplicemente avrà voglia di ascoltarla. La cosa più difficile, lo intuivo, sarebbe stata parlare di me parlando di tutti, bilanciare i dettagli perché non diventasse un diario personale ma fosse credibile e ancorata all’esperienza dandogli quel respiro collettivo che cerco ogni volta che scrivo un’Immersione. Dai commenti sembra che io sia sulla buona strada e questo mi solleva. Continuo. Anche perché l’autobiografia, qualunque mezzo scelga, può essere terapeutica. Intanto questi sono i primi due:
Torna Storione, il corso di scrittura autobiografica: Bologna, 28 marzo 2026. È un laboratorio in cui memoria e immaginazione camminano insieme. Uno sguardo nuovo si allena. Qualcosa si muove, sempre. Scriveremo per ascoltarci, riorganizzare la nostra storia, sciogliere le parole ferme, fare spazio alle possibilità.
C’erano 5 posti a 270 euro e sono volati via per chi si era dentro la lista d’attesa. Ora c’è l’early bird a 330 euro fino al 10 gennaio. Sono rimasti 2 posti. Dai, vieni.
Il 13 dicembre ai Musei Civici di Pesaro inizia After us, una mostra di Susanna Fiona Murray sulle tracce che lasciamo dopo la nostra morte. Io vado perché dentro ci sono domande d’identità e di cultura e perché con Susanna sto immaginando un pezzo di futuro.
A maggio/giugno 2026 vorrei fare una data di mini Storione (mezza giornata) a San Benedetto del Tronto. Starò facendo pace con l’ingombrante terra natia?
Fra due incontri dovrebbe terminare Storione business (sul personal branding e lo storytelling del proprio brand) online ma ci saranno due sessioni extra a gennaio perché il programma è intenso e voglio dare più spazio agli esercizi e alle riscritture. E poi quanta indisciplinatezza in questa classe.
Lo scrivo qui in fondo, così c’è ma non troppo: nel 2026 vorrei organizzare sessioni di scrittura autobiografica a Parigi, in italiano e in francese. Lanciamoci va.
La mia pancia ha preso due biglietti di getto per andare a Bruxelles e Londra/SouthHampton a gennaio.
Andrò al concerto di Dutch Nazari a Bologna a dicembre. Non so più quale era la vera scusa.
È tutto da parte mia. Ma se tu vuoi scrivermi qualcosa, un ciao, un quantunque, mandarmi una fetta di panettone, un ricordo d’amore, raccontarmi di quella volta che volevi andare ma hai perso il treno, sono qui. Puoi anche pagarmi un caffè. Se no, ci troviamo sul fondale nella prossima Immersione.
Prenditi cura di te,
Chiara
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