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Balena · Sep 13, 2024

Serve educare?

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Tiziana Palmieri · Balena

L’inizio del nuovo anno scolastico, dopo quei pochi o molti giorni che ci separano dal vecchio, è l’occasione ideale per riprendere consapevolezza di qualcosa che diamo per scontato, a cominciare dalla scuola e dalla sua funzione.

Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare

Il buongiorno si vede dal mattino

Dovete sapere che all’inizio di ogni anno scolastico, il nostro Arcivescovo, manda al mondo scolastico un messaggio augurale, invitando a guardare una figura emblematica che possa accompagnare il percorso del personale e degli studenti piccoli e grandi. Dopo don Milani e don Pino Puglisi, ci ha proposto il beato Carlo Acutis, che "quest’anno avrebbe compiuto 33 anni, ma è morto appena quindicenne, lasciandoci l’esempio di un ragazzo con tanta voglia di vivere ed che tutti vorrebbero accanto, per volare alto". Volare alto, è questo invito che vorrei cogliere quest'anno per trasferirlo al personale e agli studenti.

Per educare, infatti, non basta enunciare le regole, né basta ripetere il richiamo allo studio.

Occorre una cornice di senso: ho chiaro lo scopo e lo condivido con i miei alunni. Ecco, "volare alto non è soltanto prendere bei voti - che non sono certo da disprezzare - ma vivere una vita che sia piena di positività, di amicizia, di altruismo". Confesso che non so moltissimo di Carlo Acutis e leggere queste parole mi incuriosisce e mi spinge ad approfondire:

Carlo diceva che tutti nasciamo originali, ma poi alcuni finiscono per essere fotocopie, quando non hanno fiducia nei propri talenti e pur di piacere agli altri fanno delle sciocchezze che rattristano noi e chi ci vuole davvero bene.

Carlo, mi sembra di capire, volava alto ed è questa la cornice di senso in cui anche le regole possono essere accettate e rispettate e lo studio può essere amato.

Ma occorre anche una relazione, in cui l'adulto offre se stesso come guida autorevole: le ragazze e i ragazzi percepiscono il mio atteggiamento verso di loro e verso la vita. Lavorando su se stesso, preparandosi, proponendo, chi insegna può diventare testimone di ciò che chiede ai ragazzi o ai bambini, mostrando loro un metodo, una strada per arrivare alla meta. Carlo diceva che la nostra meta deve essere l'infinito e non il finito: è proprio una prospettiva che apre gli orizzonti e ci fa alzare lo sguardo. Questo, del resto, vale per i giovanissimi, ma vale anche per chi sta in cattedra o dietro la scrivania della segreteria o della presidenza: senza alzare lo sguardo soffochiamo fra burocrazia digitale e carte da firmare.

A questo serve l’educazione: ad alzare lo sguardo. Oltre noi, oltre i confini geografici o politici, oltre i limiti temporali. La realtà tutta ci aspetta e volando alto la si potrà apprezzare in tutta la sua estensione.

Isolotti libri come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti

Cambiamo la scuola di Chiara Foà e Matteo Saudino

A cosa serve la scuola pubblica? Inizia così questo libricino di una sessantina di pagine, incentrato su un ripensamento globale della scuola. Il sottotitolo ci dà un orientamento: per un’educazione a forma di persona. Già, perché

I sistemi educativi non possono prescindere dall’idea di persona, di relazioni umane e di società verso cui tendere. L’essere umano, in quanto animale culturale, produce orizzonti di senso del suo vivere sia individualmente che come parte della collettività; l’educazione in questa prospettiva, ne costituisce il pilastro fondativo, la bussola orientativa.

Pertanto, ancor prima di parlare di risorse e metodi, è fondamentale interrogarsi sui fini dell’educazione scolastica per poi concentrarsi sui mezzi più efficaci e adeguati per provare a realizzarla.

Insomma, prima di parlare dei mezzi di trasporto, nel viaggio educativo ciò che conta è la meta.

La lettura prosegue con un’analisi affilata della situazione scolastica italiana, che sembra soggiacere a immagini riduttive: la scuola azienda, la scuola centro commerciale, la scuola burocratica… modelli da abbandonare in modo deciso, a favore di una scuola vitruviana, umanista, socratica, ecologica, laboratoriale, politica. Una scuola per una testa ben fatta. 

Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso

Quattro consigli per favorire un sereno rientro a scuola dei figli, da Save the children: adattare gradualmente orari e ritmi, ispirare curiosità, condividere timori e esperienze, stabilire regole chiare.

Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione

Un paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere. Italo Calvino

Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica

Partiamo dalla cima da raggiungere, dicevamo dalla meta: questo numero della newsletter di Simona Sessini, in arte @2kgdiscuola, conferma che senza obiettivi realistici si procede a tentoni. 

Qualche spunto, corredato da format, per affrontare la programmazione.

Ma attrezziamoci anche con gli strumenti giusti, a partire da Canva, che può avere mille utilizzi in classe: questo blog (in inglese) offre idee e tutorial ben fatti.

Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili

Ti servono strumenti efficaci per sensibilizzare i tuoi studenti sui temi della cooperazione allo sviluppo, la cittadinanza attiva, il volontariato e la solidarietà? Il sostegno a distanza e i progetti di AVSI possono aiutarti. AVSI collabora in Italia con più di 250 istituti scolastici di vario grado con progetti educativi e strumenti didattici personalizzati, creando relazioni tra le scuole italiane ed estere, facendo dialogare gli studenti e coinvolgendoli in gesti di solidarietà concreta, attraverso i due programmi Green Support e Sostegno a distanza. Il primo propone a una classe – o a un istituto – di creare una relazione tra gli studenti in Italia con uno o più bambini in Kenya, Uganda, Libano, Palestina o Ruanda attraverso il sostegno a distanza. Gli studenti coinvolti parteciperanno a un percorso per approfondire tematiche legate alla tutela dell’ambiente grazie a schede didattiche, video, incontri di persona o on line e interagendo direttamente con il bambino o i bambini sostenuti per scambiare esperienze e spunti di riflessione e realizzare da ambo le parti attività di educazione ambientale e mitigazione dell’impatto del cambiamento climatico. Con il secondo, una, più classi o una scuola intera si fanno carico per un anno delle spese per permettere a un ragazzo dall’altra parte del mondo di frequentare la scuola, instaurando con lui e la sua classe un rapporto di conoscenza e scambio. Lo spiega una docente che ha aderito al progetto: “Gli studenti si sono molto affezionati ai ragazzi ugandesi che la nostra scuola sostiene. Sono molto coinvolti e si rendono conto che davvero il mondo è molto più ampio. Ad esempio, si sono accorti che avere un pasto caldo a casa non è scontato per tutti i bambini. Si stanno anche interessando a come un ragazzino della loro età, in circostanze completamente diverse, può vivere la vita quotidiana. Scrivendo ai ragazzi sostenuti in Uganda, i nostri alunni non hanno l'impressione di fare un esercizio di lingua, eppure migliorano la loro scrittura e imparano velocemente nuovi vocaboli in inglese.”

Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta

Sulla Letterina di Stefano Mirti (@stefi_idlab) ho letto che in Danimarca esistono biblioteche dove è possibile “prendere in prestito” una persona anziché un libro per ascoltare la storia della sua vita per trenta minuti. L'obiettivo è combattere i pregiudizi. Ogni persona ha un titolo: disoccupato, rifugiato, bipolare… ma, ascoltando il suo racconto, si comprende quanto sia sbagliato fermarsi ai pregiudizi. Il è attivo in più di 50 paesi e si chiama La Biblioteca Umana.

Sul sito di Pirati in viaggio, poi, ho letto che nel 2025 con soli 9 giorni di ferie si possono rimediare 38 giorni di vacanza. Come? Leggete qui.

Infine, su Il Post ho letto di libri sul camminare. Lo scrittore Enrico Brizzi riflette sulla mania del cammino: “ora, non sfugge né a me né a voi che questa faccenda del camminare sta dilagando come non mai.” Non solo verso Santiago di Compostela, ma anche in Italia. Perché? Dietro all’impennata di popolarità dei cammini – storici, religiosi, di rilievo naturalistico o civile – non c’è solo il desiderio di stare all’aria aperta, ma in primo luogo un’esigenza di stringere, o tornare a stringere, rapporti umani autentici. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.” E i libri? Cosa c’entrano? Ecco qui l’articolo per intero.

Foto: la prima da Unsplash (@timmossholder), la seconda è mia, la terza da AVSI.

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