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Balena · Jun 11, 2024

Insegnare è generativo

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Tiziana Palmieri · Balena

Con questo numero, che è un po’ più ampio perché ospita alcuni contributi provenienti dal #teamdocenti di Instagram (non tutti, purtroppo, ho dovuto fare una cernita), vi auguro una buona rigenerazione estiva e vi do appuntamento a settembre.

Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare

Essere generativi: per Erik Erikson è uscire dall’adolescenza (il mondo ruota intorno a me) e, entrati nell’età adulta, essere pienamente coscienti del proprio essere relazionali, del tutto in cui si opera e desiderare di lasciare traccia nel mondo. I quattro verbi della generatività - così come spiegati da Mauro Magatti (ne parliamo più avanti) - sono applicabili e più che calzanti per descrivere il mestiere di insegnare: desiderare, far nascere, accompagnare, lasciare andare. Ne abbiamo discorso su Instagram con alcuni docenti, a cui chiedevo di scegliere il verbo che più li descrivesse:

Questi verbi, tutti bellissimi, subito mi hanno fatto pensare all'immagine della semina e della fioritura, ma un attimo dopo ho pensato ai costruttori medievali di cattedrali, che sapevano immaginare qualcosa di magnifico, vertiginoso nella sua possibilità di ergersi verso il cielo nonostante la gravità, e dopo anni di lavoro insieme sapevano che non avrebbero visto, direttamente, il risultato finale del loro impegno. @nora_orsi

Sul verbo desiderare:

Desiderare. Il desiderio è la molla della creatività, infatti anche l'amore (in ogni sua forma) è un atto generativo perché creativo. È la scintilla che poi muove lo studio, la ricerca, l'allenamento per la nostra identità. @beacristallireal 

Su far nascere:

A me piace molto far nascere che è sinonimo di generare. Per me infatti insegnare significa generare perché l'insegnamento è un atto di creazione continua. Quando insegniamo, non trasmettiamo solo informazioni, ma creiamo un ambiente in cui la curiosità può prosperare, le idee possono fiorire e la conoscenza può crescere. Attraverso l'insegnamento, accendiamo passioni e costruiamo le basi per il futuro. Ogni lezione, ogni spiegazione e ogni discussione sono semi che piantiamo, sperando che un giorno germoglino e portino frutto. In questo senso, insegnare è un atto di generazione, un processo in cui contribuiamo alla formazione e allo sviluppo di individui capaci di pensare, innovare e trasformare il mondo che li circonda. @profontheroad

Far nascere. È un continuo chiedermi in che modo posso far nascere domande, riflessioni, autostima, pensiero critico. Ogni articolo, ogni canzone, ogni pubblicità, ogni cosa che mi colpisce mi obbligatorio a pensare: in che modo posso usarla per far nascere? @teacher.barbara 

Accompagnare è stato citato da diversi:

A me piace tantissimo accompagnare, probabilmente perché la associo alla figura di Virgilio rispetto a Dante. Virgilio lo accompagna nel suo viaggio ultraterreno, gli chiarisce le cose difficili ma lo lascia libero di esplorare. Questo è quello che dovremmo fare noi docenti. @damiano_franzosi 

Accompagnare, come fare un pezzo di strada insieme, lo trovo bellissimo. Perché insieme, impariamo, scrutiamo nuovi paesaggi, tracciamo nuovi orizzonti. Poi, lasciar andare, che è un gesto davvero difficile, talvolta. Ogni ragazzo, ogni ragazza, resta in qualche modo impigliato nel nostro cuore e lasciar andare è quel gesto tanto difficile quanto importante che ogni adulto che educa dovrebbe saper affrontare. A volte è più complicato di altre, ma sempre necessario e, se abbiamo camminato bene insieme, vediamo tante splendide persone capaci di andare autonomamente per le strade della vita. @lindatralerighe 

Soprattutto insieme a lasciare andare:

L'insegnamento è un'arte delicata che si equilibra tra la guida e il rilascio, un viaggio che inizia con l'accompagnare passo dopo passo e si evolve nel lasciar andare, permettendo all'allievo di camminare con le proprie gambe. La vera maestria risiede nella capacità di essere presente senza sovrastare, di offrire sostegno senza creare dipendenza. Accompagnare come una bussola che indica la direzione ma non il percorso esatto. È dare gli strumenti per costruire e non le istruzioni dettagliate. Accompagniamo quando ascoltiamo, quando ci adattiamo al ritmo dell'allievo, quando celebriamo i suoi piccoli successi e offriamo conforto nei momenti di dubbio. Lasciar andare, invece, è un atto di fiducia nel processo educativo e nella capacità intrinseca dell'individuo di crescere. Significa anche resistere alla tentazione di intervenire, di correggere ogni errore, di proteggere da ogni possibile fallimento. Lasciar andare è permettere all'allievo di sperimentare, di rischiare, di imparare dalla propria esperienza. In questo equilibrio dinamico, bisogna saper riconoscere il momento giusto per intervenire e quello per fare un passo indietro, non perdendo di vista quello che è l'obiettivo: rendere l'allievo autonomo, capace di pensare criticamente e di agire in modo indipendente. @maestraconsuelo 

Scelgo il verbo accompagnare perché, dall'etimo, indica uno spostamento comune, ma anche la condivisione di qualcosa di essenziale. Come dico sempre, una buona lezione non dipende solo da me, ma dai miei compagni, che sono gli studenti della classe. E vedo molto anche l'insegnamento come il condividere un pezzo di strada, accompagnarli dalla prima in poi, fino alla fine del ciclo. @teozenoni

Lasciare andare appare particolarmente significativo: 

In questo periodo così impegnativo per noi insegnanti questi verbi sono punti cardinali importanti. Io da sempre ho un certo debole per lasciare andare, perché mi sembra faccia da indicatore dell'obiettivo primario: diventare in un certo senso inutili per loro. @giuliale82 

Mi sento particolarmente legata a lasciar andare, che credo definisca l'azione dell'educare più di altre. Accompagnare, accendere di/il desiderio, ma anche riuscire a capire quando è il momento di fare un passo indietro, di consegnare l'altro alla sua responsabilità. È un verbo dolceamaro, come del resto lo è tutta l'educazione. @epea.pteroenta

Qualcuna, comprensibilmente, ha valorizzato tutti i verbi a disposizione:

Nel percorso della secondaria di primo grado tutto avviene in poco tempo; sono anni portatori di grandi cambiamenti ed evoluzioni eppure volano in un soffio. I verbi sono tutti e quattro ricchi di significato e capaci di generare e di dare vita. Desiderare, generare speranze, sogni, nuovi orizzonti. Accompagnare, dare vita a relazioni, a legami, a dialogo. Lasciare andare, mostrare le strade che si possono percorrere, dare scarpe capaci di camminare su ogni strada, dare la forza di continuare ad andare. Dare vita, tirare fuori curiosità, interessi, sicurezza, sorrisi. @maria.rollo.74

Mi lascio catturare dall’aggettivo generativo perché, in qualche modo contiene tutti i quattro verbi citati. Ma anche perché questo aspetto generativo dell’insegnare è trascurato, mentre è urgente, concreto e carnale. @2kgdiscuola 

Tutti importanti perché parte di un processo. Mi sembra che siano racchiusi dalla parola speranza. @antichistapuntigliosa 

Speranza  e generatività, in effetti, non possono che andare insieme. Chi lavora in classe sa che perdere la speranza è la fine.

Isolotti libri come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti

Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi di Mauro Magatti e Chiara Giaccardi

Il potenziale umano nascosto nelle società avanzate è un giacimento in buona misura ancora da esplorare. Se solo si riuscisse a valorizzare più pienamente l’intelligenza, l’umanità, la creatività che giacciono sepolte in molti di noi, lo sviluppo farebbe un enorme balzo in avanti.(...) Liberi, possiamo finalmente edificare un mondo più umano. Ma possiamo anche costruire un inferno.

Cosa ci salva dall’inferno? Il prendere consapevolezza del nostro essere in relazione. I più recenti sommovimenti dell’ordine mondiale, che sembrano preludere a nuovi e oscuri scenari, ci mostrano che tutto è interconnesso e anche gli eventi che accadono lontano da noi, in realtà ci riguardano, anche materialmente, ma soprattutto ci interpellano come esseri umani. Allo stesso modo la salvaguardia del pianeta: siamo tutti coinvolti e non possiamo restare indifferenti. La generatività si profila, quindi, come un modo di essere che cerca di promuovere, attraverso la cura, la vita propria preoccupandosi della vita degli altri e valorizzandone le capacità di contribuzione.

 Occorre passare dall’atteggiamento predatorio dei takers a quello aperto dei givers, “coloro che sanno spendersi per ciò in cui credono” e “in rapporto agli altri – tendono a essere più capaci di unire soddisfazione e realizzazione”: dal consumismo alla generatività. Non si tratta solo di generazione biologica:

È generativo un educatore che aiuta i ragazzi a “venire alla luce” facendosi – nella bella espressione di Michel de Certeau, “ermeneuta della poesia del senso nascosto”. È generativo l’imprenditore che investe nel futuro della sua impresa non solo per perseguire un profitto (che, in se stesso, è soltanto un indicatore di efficienza), ma anche e soprattutto per realizzare qualcosa di bello e di grande insieme ai propri collaboratori. Sono generativi l’artigiano e l’artista quando amano quello che fanno e, attraverso la loro maestria, aggiungono bellezza al mondo. (...) È generativo il professionista che, senza essere geloso della propria competenza, si rende disponibile a impiegarla non solo per la propria convenienza personale, ma anche per far trionfare la giustizia. È generativo il professore che non si lamenta dei propri allievi, ma cerca di ascoltarli e di rivedere il proprio sapere alla luce delle loro domande spesso inespresse, consapevole che ciò che ha raggiunto può sopravvivere solo nel lavoro altrui È generativo l’amministratore locale che sa porsi come punto di aggregazione delle tante energie presenti sul territorio, diventando il volano per la mobilitazione di risorse diffuse capaci di rinsaldare i legami comunitari. 

Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso

-Open Polis fornisce dei dati sul disagio giovanile, per uscire dalla solita concezione emergenziale, con numeri impietosi:  i minori che vivono in famiglie in povertà assoluta sono arrivati a 1,3 milioni nel 2023 (oltre un terzo dei figli di non diplomati si trova in deprivazione materiale); 1 su 2 i giovani che hanno visto diminuire la frequenza con la quale vedono amici/amiche. In diversi casi si è registrato un peggioramento nel benessere psicologico dei minori. Ma anche qualche buona notizia: sono il 6,4% i giovani tra 14 e 17 anni che nel 2022 hanno prestato attività gratuite in associazioni di volontariato, in crescita rispetto all’anno precedente (3,9%).

-rispetto al passato oggi si ha maggiore consapevolezza sull’esposizione dei bambini sul web: guardate questo video sull’argomento (segnalato da Pillole di felicità):

Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione

Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo vi aggiunge qualcosa e così l’umanità va avanti. Don Milani  

Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica

-l’Università di Parma, in collaborazione con Amore per il Sapere ETS, offre a tutte le scuole l’opportunità di partecipare al primo torneo di disputa regolamentata Age Contra – Università di Parma, rivolto alle classi del triennio delle scuole secondarie di II grado per svolgersi  tra ottobre e dicembre 2024. 

-Pino, un’intera collana di Topi Pittori dedicata alla natura. È l’acronimo di Piccoli Naturalisti Osservatori. “Che a osservare si capiscono le cose - segnala Linguetta, una newsletter che amo molto - e quelle che non si capiscono stanno nello spazio incomprimibile del non-so-ancora.”

Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili

-a proposito del recente Salone del Libro di Torino, questo articolo incentrato sulla domanda: le fiere del libro sono per i lettori?

-volete qualche notizia in più sul perché dopo l’estate alunne e alunni sembrano aver dimenticato tutto? C’entra anche con i divari sociali. Si tratta di Summer Learning Loss.

Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta

Qualche buona notizia. La mancanza di opportunità lavorative adeguate rimane uno dei principali motivi per cui i giovani lasciano le Madonie; eppure sul territorio, spesso grazie ai fondi di coesione Ue, qualcosa si muove. Alcune interessanti storie di rigenerazione urbana che possono essere utili per il programma di geografia per l’anno prossimo.

Foto: la prima è mia, la seconda di Brett Jordan, la terza di Adam Winger, la quarta da IBS

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