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Balena · Feb 6, 2024

Ripensare gli spazi

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Questo numero è dedicato allo spazio come mediatore pedagogico e a quanto l’organizzazione degli ambienti possa influire sul benessere e sull’apprendimento.

Questo numero è dedicato allo spazio come mediatore pedagogico e a quanto l’organizzazione degli ambienti possa influire sul benessere e sull’apprendimento. Se cambia la didattica, infatti, anche lo spazio deve cambiare e il cambiamento dello spazio potrà essere spinta gentile al rinnovamento della didattica. Il rapporto tra edilizia e apprendimento c’è, come ha messo in evidenza il recente rapporto di Banca d’Italia Per chi suona la campan(ell)a? La dotazione di infrastrutture scolastiche in Italia.


Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare

Spazi cristallizzati da rigenerare

Le scuole devono diventare luoghi in cui tutti possano formare e realizzare le proprie aspirazioni di trasformazione,  cambiamento e benessere. Soprattutto, le scuole    devono    permetterci, individualmente  e  collettivamente,  di  realizzare  possibilità  impreviste. 

Così il Rapporto UNESCO Reimagining Our Futures Together. A New Social Contract for Education (2021). Individualmente e collettivamente: già, perché insegnare non è un’attività che si svolge principalmente dietro una porta chiusa. Si innesta invece nell’organizzazione scolastica, come collaborazione con altri docenti e educatori, ma anche come tensione tra dentro e fuori (il fuori dello spazio esterno, della città, del mondo) e come portale verso passato e futuro, il passato ereditato e il futuro da immaginare. L’orizzonte è e deve essere questo. Mentre, troppo spesso la porta rimane chiusa:

In  troppe  parti  del  mondo  i  bambini,  le  bambine,  i ragazzi  e  le  ragazze  stanno  seduti  tutto  il  giorno,  assorbendo passivamente  grandi  quantità  di  informazioni.  Questa  norma è  intrinseca  nell’architettura  scolastica,  nel design degli  arredi e  negli  oggetti  e  materiali  presenti  nelle  aule.  Uno  studente  silenzioso  e  obbediente  è  diventato  sinonimo di concentrazione e produttività. Troppo spesso l’insegnamento qualificato   viene   equiparato   al   mantenimento   dell’ordine   e  all’eliminazione di rumori o di movimenti “inutili”. Quando l’immobilità è considerata un requisito per  l’apprendimento,  la  scuola  e  le  sue  aule  diventano  luoghi  noiosi  e  sgradevoli.  Un’attenzione profonda, immersiva e coinvolta può avere un enorme valore educativo. Ma dobbiamo chiederci se  l’attuale  organizzazione  delle  aule  e  delle  scuole  la  faciliti  nei  modi  giusti. 

L’organizzazione scolastica, insomma, deve tendere a favorire l’apertura di quella porta. Introdurre cambiamenti organizzativi, rinnovare arredi e rigenerare zone dimenticate spinge delicatamente al cambiamento, a modificare l’impostazione della lezione perché facilita, ispira, mostra cosa si può fare. 

Possiamo  immaginare  questi  nuovi  ambienti  scolastici  come  una  grande  biblioteca  dove  alcuni discenti studiano da soli, collegati o meno a Internet, e altri presentano il loro lavoro a compagni, compagne e insegnanti. Altri sono fuori dalla biblioteca, in contatto con persone e mondi esterni alla  scuola,  magari  in  luoghi  lontani.  La  biblioteca  accoglie  un’immensa  diversità  di  situazioni  e tempi spaziali. È un ambiente nuovo, diverso dalla struttura abituale della scuola e dell’aula. Questa biblioteca può essere considerata in senso sia metaforico sia letterale. Ci ricorda che i tempi e gli spazi della scuola devono servire come portali che collegano i e le discenti al patrimonio comune di  conoscenze.

Immagina, puoi. 

P. S. Alla domanda su cosa venga prima, il rinnovo degli spazi o il rinnovamento della didattica, credo di poter rispondere che in principio c’è sempre l’idea. Perché se l’idea manca, anche lo spazio più bello e funzionale non basterà.


Isolotti libri come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti

Placemaker di Elena Granata

Chi sono i placemaker? Sono degli inventori di luoghi, trasformatori dell’esistente a partire da un'esigenza, da un desiderio, da un sogno. “La creatività” che è “il vero capitale umano e l’immaginazione accesa dai problemi reali - infatti - consente di guardare oltre gli ostacoli e di vedere quello che gli altri non vedono.” La principale attitudine dei placemaker è “saper trasmutare una buona idea in un progetto vivo che trasforma un luogo.” Elena Granata, docente di Urbanistica del Politecnico di Milano, racconta molteplici esempi reali di questa creatività: dal CopenHill di Copenaghen, alla High Line di New York, dalle piante di Curitiba ai community gardens.

Ma cosa fanno materialmente i placemaker? Osservano e si prendono cura di uno spazio:

osservare le cose intorno a noi, sentire che ci riguardano, comprendere perché le città, i paesaggi, i contesti di vita si presentano in quelle forme, coltivare un giudizio critico, immaginare che i luoghi possano migliorare anche con il nostro lavoro, agire perché ciò accada.

Anche laddove i margini di manovra sono molto esili, l’inventore di luoghi “ricuce, apre spazi, attiva processi, (...) bussa a tutte le porte, resiste alle pressioni, sbaglia e ricomincia.

Uno dei capitoli è intitolato Ripensa la scuola come luogo dei luoghi:

dobbiamo ripensare spazi che siano adeguati all’intelligenza emotiva e creativa, relazionale e persino manuale. I ragazzi sono portatori di contenuti, di domande, sono capaci essi stessi di produrre sapere e conoscenze.

La loro attitudine alle domande, all’immaginazione del nuovo, alla creatività non dovrebbe spegnersi certo a scuola. Ogni aula dovrebbe diventare un laboratorio, gli spazi all’aperto un luogo di apprendimento (e non solo di gioco), il “fuori” la scuola - il territorio -  una meta normale nel corso della settimana.

Gli spunti di riflessione del libro sono molteplici e risvegliano quella capacità di immaginazione che più o meno possediamo tutti, spingendo a interessarsi dei luoghi che frequentiamo o svelando anche a  noi stessi che siamo già, senza saperlo, dei piccoli o grandi placemaker.


Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso

Sulla voglia di rigore che periodicamente risorge a proposito della scuola, questo articolo di Raimo e Boffa. Un altro articolo sul perché la dispersione non fa mai notizia: vi do uno spoiler, perché non interessa i ricchi.


Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione

Non dobbiamo apparire democratici, dobbiamo esserlo. Questo è estremamente importante nelle classi e ha molto a che fare con lo spazio, che può essere democratico o antidemocratico. Credo fermamente che dobbiamo sperimentare classi nuove e nuovi contesti educativi che facciano percepire un senso di comunità. M. Acaso


Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica

Concretamente, come riorganizzare il setting d’aula? Per prima cosa muovendo gli arredi. Perché, come dice Franco Lorenzoni, i mobili si chiamano così perché possono essere spostati. Per farlo però occorre cambiare la postura mentale. 

Da un’aula progettata per supportare l’insegnamento direttivo, esplicito e con un approccio “uno a molti” (scatola statica con arredi fissi, banchi e sedie disposti in file di fronte alla cattedra dell’insegnante e una lavagna, di ardesia o interattiva, fissata al muro) si può all’occorrenza e abbastanza facilmente passare a un ambiente di apprendimento dinamico, pensato per imparare a imparare, per l’auto-gestione dell’apprendimento da parte dello studente, come sostegno alla collaborazione e alla creatività.

L’aula-scatola era un modello valido per una società semianalfabeta da preparare in modo agile a entrare nell’era industriale. Da quando l’acquisizione della conoscenza e delle competenze è diventata multimediale, reticolare e globale, la scuola basata sulla trasmissione del sapere è entrata in crisi ed è diventata inadeguata. 

Il metodo storico-narrativo con il quale si spiega (mediando di fatto il libro) e che rimanda poi alla lettura del libro di testo a casa e ai compiti individuali, mostra oggi tutti i suoi limiti nel difficile coinvolgimento degli studenti, nella discontinua considerazione delle differenze di background e nella gara perduta in partenza con le intelligenze artificiali. 

Lo spazio si può modificare e adattare o si troverà uno spazio adatto per l’attività da svolgere. La flessibilità della posizione di banchi e sedie permette agli studenti di lavorare individualmente, in piccoli gruppi, occasionalmente in un gruppo più grande e agli insegnanti di lavorare con gli studenti individualmente, con diversi gruppi di studenti che lavorano su progetti diversi.

Qui un vademecum per le scuole dei piccoli, ma non solo. Un video con un esempio concreto, il Circolo didattico san Filippo di Città di Castello. Da leggere anche le Linee guida per il ripensamento e l’adattamento degli ambienti di apprendimento di European Schoolnet.


Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili

-Leggere ai ragazzi, corso di formazione di Pordenone legge, su piattaforma Sofia (iscrizioni entro il 10 febbraio), che affronta – in lezioni tematiche tenute da docenti di prestigio – alcune delle istanze più forti da parte di insegnanti ed educatori: come costruire e sostenere la voglia di leggere, come far appassionare le ragazze e i ragazzi alle storie, come scegliere al meglio le letture da proporre a loro. 

-Sperare nell’umano, convegno annuale de Il rischio educativo (in collaborazione con Diesse, Portofranco e altre realtà), che si svolgerà sabato 24 febbraio all’Università Cattolica di Milano e in alcune sedi in collegamento.


Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta

Siamo in periodo di sconti, quindi parliamo di shopping. Durante la pandemia credo di aver comprato per l’ultima volta fast fashion, eccettuata qualche incursione per acquisti di cose basic. Da allora ho comprato meno, ma meglio. Scegliendo piccole realtà italiane, capi più duraturi e meno legati alla tendenza del momento, ma anche rivolgendomi al mercato del second hand. Quest’ultima opzione spazza via la scusa che di solito si accampa per non abbandonare la moda usa e getta: il mio budget non me lo permette. Tra l’altro, nonostante si basino sullo sfruttamento di donne e minori come manodopera a basso costo (o dovrei dire schiavi?), anche le grandi catene di abbigliamento hanno aumentato i prezzi, che non sono più così low cost. E non solo: si tratta di un settore molto inquinante e il prodotto che indossiamo può nuocere alla nostra salute. Riflettiamoci, smuoviamo qualcosa con il nostro piccolo grande potere di consumatori.

[Immagini mie: la prima della scuola svedese con cui abbiamo condiviso un progetto Erasmus, la terza di un alunno della scuola, la quarta della mostra di Pistoletto a Milano la scorsa primavera]

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