In questo primo numero del 2024 parleremo del linguaggio guerresco spesso associato alla valutazione: occorrerebbe abbandonare la scuola dei “non si può” e delle sanzioni e deporre finalmente le armi, soprattutto ora che ci avviciniamo alla fine del primo quadrimestre.
Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare
Smilitarizzare la scuola
Ogni anno, puntualmente, arriva una certa notizia che ripropone al dibattito pubblico la questione della condotta degli studenti o del loro rendimento e di quali “armi” abbia una scuola considerata ormai troppo buonista, tutta diversa da quella di qualche decennio fa quando, a detta del pensatore di turno, le cose erano senz’altro migliori. E giù di voto di condotta sì/no, voti al primo grado sì/no, predella sì/no… in uno stanco ripetersi di posizioni non ben giustificate. Lo chiarisco subito: questa newsletter è un luogo smilitarizzato. Siamo d’accordo, infatti, con Gianfranco Zavalloni, che racconta:
quello degli insegnanti dovrebbe essere un corpo “smilitarizzato”. Mi è capitato di dover troncare una discussione iniziata da un docente in sede di scrutinio, con questi toni e questi termini. Ho spiegato a lui e ai suoi colleghi che “a scuola non siamo né in guerra né in battaglia e che proprio per questo non servono armi”. (da La pedagogia della lumaca)
Le “armi” principali dovrebbero essere il voto punitivo o il voto di condotta.
Mi sembra importante dirlo a poche settimane dalla fine del primo quadrimestre (o subito dopo la conclusione del primo trimestre): agli scrutini capita ogni tanto di ricordare, invece, la libertà e la discrezionalità della valutazione rispetto alle gabbie della media e del voto. Se il voto sommativo fosse solo il risultato di un’operazione aritmetica basterebbe pubblicare appunto la media che viene fuori dal calcolo del registro. E invece occorre valutare, esercitando la discrezionalità, che non è affatto una brutta parola. Essa è facoltà di agire, di decidere secondo il proprio giudizio, nell’orizzonte di una visione ampia del percorso dell’alunno e alla luce di criteri il più possibile chiari a tutti. Esiste anche un principio giuridico che definisce la discrezionalità come la facoltà di scelta tra più comportamenti giuridicamente leciti per il perseguimento dell’interesse pubblico stabilito dalla legge, o comunque il potere di individuare, sulla base di una valutazione di opportunità, il modo migliore per raggiungere un fine rispondente alla causa del potere esercitato.
Non si tratta di una bussola che va impazzita all’avventura, quindi, ma sicuramente neanche di un calcolo di dadi, perché nelle cose umane la perfezione aritmetica non torna quasi mai (Montale docet).
Isolotti libri come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti
Valutazione per l’apprendimento nella scuola di Paul Weeden, Jean Winter e Patricia Broadfoot
Ogni buon dirigente scolastico sa che c’è un momento nella vita della scuola in cui arriva come un nodo al pettine la questione della valutazione e non è, nonostante ciò che si possa credere, un momento conclusivo. Oserei dire, anzi, che si deve proprio cominciare da là, dal “liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto”, che poi è il sottotitolo di un libro di cui parleremo, ma non oggi. Questo perché la valutazione ha una funzione-guida nei processi di insegnamento-apprendimento:
promuovere l’apprendimento dei ragazzi è l’obiettivo principale della scuola. La valutazione è il cuore di tale processo. È in grado di fornire la cornice entro cui collocare gli obiettivi educativi e descrivere e tracciare una mappa dei progressi degli allievi. (...) Dovrebbe far parte integrante del processo educativo, fornendo continuamente feedback e feedforward.
I benefici della valutazione formativa, una volta intrapresa questa via, sono evidenti, con una ricaduta positiva proprio sui voti. Come fare allora?
-tenendo presente lo scopo (migliorare l'apprendimento, non appena misurare né tantomeno sanzionare)
-guardando i cavalli in modo da aiutarli a ingrassare (non si dice che "l'occhio del padrone ingrassa il cavallo”), coinvolgendoli direttamente nel processo (autovalutazione)
-orientandosi verso le evidenze, raccogliendo dati utili
-conoscendo le caratteristiche personali di ogni allievo
-ponendo chiaramente gli obiettivi (WILF the dog -What I’m Looking For- e TIB the cat -This Is Because, dicono gli inglesi). I commenti orientativi sono molto più importanti del voto:
Una persona che sta imparando a cucinare non si aspetterebbe che le si dicesse: “Quella salsa è da 4”. Vorrebbe dei consigli sul suo sapore, sulla sua consistenza e su cosa fare per migliorarla.
Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso
Come affrontare a casa il momento delle pagelle? Questo articolo dà dei semplici spunti di riflessione. Anche i genitori dovrebbero deporre le armi: lo chiarisce questo articolo.
Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione
Non esiste riorganizzazione del curricolo, innovazione didattica, cambiamento nell’organizzazione scolastica, inasprimento degli standard, revisione della formazione o della retribuzione degli insegnanti che possa avere successo se gli studenti non vanno a scuola interessati e disponibili ad apprendere. R. Steinberg
Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica
Innanzitutto un articolo che mette in chiaro alcuni passaggi per lavorare sull’aspetto valutativo. Questo invece, un po’ datato ma utile, principalmente per la scuola primaria (ma non solo).
Sulla differenza tra valutare e misurare è intervenuto anche l’Invalsi.
Vi sono molti modi per verificare il livello raggiunto dagli allievi e raccogliere dati utili a una valutazione formativa: qui 25 modalità (in inglese).
I commenti valutativi, infine, andrebbero resi sempre fruibili per gli studenti: Shirley Clarke propone di utilizzare dei cartoncini (io, conoscendo il disordine tipico di molti dei nostri alunni, suggerirei un quadernetto ad hoc) su cui fissare gli obiettivi mirati e circoscritti da raggiungere, ad es. verifica l’ortografia prima di consegnare, da avere sempre a disposizione, corredati magari da minibook o prontuari con le regole principali da controllare.
Sulla pratica di alzarsi in piedi quando entra un docente o il dirigente.
Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili
-la newsletter Gessetti, della cui redazione faccio parte, per uno sguardo da dentro sul mondo della scuola. In particolare nell’ultimo numero la riproposizione dei the best of del 2023, con un’intervista con il dirigente Alfonso D’Ambrosio sull’innovazione del mondo scolastico.
-la newsletter di Simona Sessini, in arte @2kgdiscuola, Il caffè del lunedì. È gratis: riceverai ogni settimana un piccolissimo spunto per affrontare la settimana a scuola, una carica di energia come un espresso da gustare con calma.
-le Botteghe dell’Insegnare di Diesse: per ogni disciplina una pagina dedicata con proposte, eventi e documenti utili.
Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta
Non la solita frivolezza questa volta, ma il racconto della mia “digressione” in Egitto durante le festività appena trascorse: primo giorno, secondo, terzo giorno uno, due e tre, quarto, la prima, la seconda e la terza tappa del quinto giorno, le visite nella Valle dei Re del sesto giorno (la prima, la seconda, la terza), qui il tempio di Hatshepsut, il pomeriggio del sesto giorno qui e qui, il tempio di Karnak, il museo di Luxor, arrivo al Cairo con il suo Museo Egizio, il Quartiere copto, Old Cairo, una meravigliosa moschea, una dimora storica inaspettatamente bella, il souk, l’ultima mattina. Buon viaggio!
(foto da Unsplash, il libro da IBS, l’ultima è mia)
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