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Balena · Nov 11, 2025

L'AI al posto della scuola?

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Siamo ancora all’inizio, ma già l’Intelligenza Artificiale sembra promettere cambiamenti epocali, anche (e soprattutto) nel settore dell’istruzione.

Siamo ancora all’inizio, ma già l’Intelligenza Artificiale sembra promettere cambiamenti epocali, anche (e soprattutto) nel settore dell’istruzione. Ci aspetta un’era in cui non ci sarà più bisogno dei docenti?


Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare

Ichiran e l’IA al posto della scuola

Ha ancora senso insegnare? OpenAI ha recentemente presentato la modalità Studio, un sistema di Guided Learning, che dovrebbe in rendere l’apprendimento più semplice e veloce. Ce lo racconta Internazionale che a questi interrogativi ha dedicato un’emblematica copertina (nella foto): il software non si limita a fornire risposte, ma vuole invece incoraggiare l’apprendimento, attraverso un tutor virtuale che aiuti lo studente a testare il livello raggiunto. Per esempio, ponendo domande sul programma da svolgere, proponendo schede per recuperare eventuali lacune e adattandosi alle preferenze del discente:

Il software non personalizza solo il ritmo, ma anche il metodo e si adatta allo stile di ogni utente. Preferisce leggere o vedere video su YouTube? Vuole ascoltare subito contenuti raccolti da varie fonti in forma di podcast? Tutto è possibile. “L’importante è apprendere con successo”, dice Jain (product manager di Google). Le persone devono imparare ad imparare, essere attive, rimanere motivate. Se vogliono cambiare argomento va bene, se hanno bisogno di una pausa anche. Il messaggio del sistema, messo a punto con il contributo di insegnanti, pedagogisti e studenti, è: dipende da te.

Insomma, si può studiare con l’IA anche in modo intelligente: la tecnologia dovrebbe fungere da tutor, compagno di studio e materiale didattico.

Forse è il momento di fare un passo indietro? Certamente, i compiti a casa così come li conosciamo oggi sono destinati a tramontare, per cedere il passo a consegne da svolgere in classe e in tempo reale e così evitare imbrogli. Ma non è solo questo. Probabilmente i test scritti dovranno essere nuovamente sostituiti dalla discussione e dalle verifiche orali. Qualcuno parla di “soluzioni medievali”, riferendosi all’antica pratica della lectio, perché “se i metodi di lavoro riducono lo sforzo mentale, dobbiamo in qualche modo reintrodurre quello sforzo” (C. Shirky).

Quando sono stata in Giappone, una sera abbiamo cenato da Ichiran, catena di ramen nota per il suo concept che prevede sedute individuali separate da pannelli, in cui il cibo viene servito tramite una finestrella quasi senza interazione con il personale. Il ramen è personalizzabile, nessuno ti guarda (e nessuno ti vede), non sei costretto a parlare con altri (i pannelli lo scoraggiano parecchio), ma manca la convivialità. Ecco, al software di Guided Learning manca la comunità scolastica, imparare e discutere insieme, collaborare con persone diverse da me e che non si adattano facilmente a ciò che preferisco io. In questo articolo, la scrittrice Anna Sarfatti ci parla di compagni: la parola compagno deriva dal latino cum panis, la persona con cui condivido il pane. Lo stare a scuola è un nutrirsi insieme. Di pensieri, parole, esperienze e relazioni.


Isolotti libri, film, documenti come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti

La generazione ansiosa di Jonathan Haidt

Riportiamo l’infanzia sulla Terra. Lo chiede Haidt nel raccontare com’è nato il suo libro: doveva essere un saggio su come i social media avessero disgregato la democrazia americana, ma poi, scrivendo il primo capitolo sulla Gen Z, si era reso conto che la tematica dell’influenza del web e dei social sulla salute mentale dei più giovani richiedeva non un capitolo, ma l’intero libro.

Haidt parla proprio di una Grande Riconfigurazione che sta causando all’infanzia e all’adolescenza danni significativi: deprivazione sociale, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione e dipendenza.

Si trattava di qualcosa di enorme, “della radicale trasformazione dell’infanzia in qualcosa di non umano: un’esistenza basata sullo smartphone”. Le proposte per invertire la rotta sono semplici: no smartphone prima della scuola superiore, no smartphone a scuola, no social media prima dei sedici anni, molto più gioco senza supervisione nell’infanzia. Perché

l’infanzia si è evoluta per il gioco fisico e l’esplorazione. I bambini prosperano quando sono radicati in comunità reali, non in reti virtuali incorporee. Crescere nel mondo virtuale favorisce ansia, anomia e senso di solitudine. (...) È tempo di mettere fine all’esperimento. Riportiamo a casa i nostri figli.


Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso

Ma per educare al digitale basta vietare l’uso dello smartphone a scuola? Qui un interessante contributo sull’argomento. Spoiler: non basta. Avendo a che fare quotidianamente con adolescenti, sono piuttosto sicura che il peggior danno lo smartphone lo faccia nella stanzetta, dove il ragazzo è solo e magari tutti in casa dormono, mentre lui continua a scrollare, a giocare e a rimandare il sonno. La maggior parte dei ragazzi dorme meno di quanto necessitino il suo cervello e il suo corpo e questo peggiora la capacità di concentrazione, l’attenzione e la memoria.

Un altro capitolo si dovrebbe aprire sul registro elettronico. Annunciato come il necessario strumento della trasparenza e della semplificazione nel rapporto scuola-famiglia, divenuto irrinunciabile veicolo di comunicazione durante la didattica a distanza, sta cominciando a mostrare qualche falla. Per ora lascio da leggere questo articolo, ma ne riparleremo. Una cosa da fare subito (anzi ieri) è deflaggare la visibilità della media in tempo reale dei voti: si vede un 6 e si ha la percezione che vada tutto bene, mentre ci sono dietro diverse insufficienze. Del resto di tratta di un dato che non ha valore, davvero.

Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione

Il terzo millennio è caratterizzato da una relazione tecno-mediata. Oggi nulla è più complesso, più difficile che intessere una relazione interpersonale stabile e duratura. Tonino Cantelmi

Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica

Un po’ di cose interessanti:

-strategie controintuitive con gli studenti che non fanno nulla in classe

-5 strumenti di AI che semplificano la didattica


Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili

Il sito del Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) raccoglie diverse interessanti risorse oltre che riflessioni e news sull’educazione digitale.

Un bel lavoro di approfondimento sul tema lo fa anche Future Education Modena, Centro internazionale per l’educazione innovativa, con la sua newsletter, che arriva ogni sabato con appuntamenti, consigli, eventi e rassegne per accompagnare alla scoperta del mondo dell’Edtech.


Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta

Un fuori tema da Comune info (con una serie di articoli molto interessanti):

Fuori tema è la politica del fare mostrata da un gruppo di barche che si è messo in mare. Fuori tema è il grido di migliaia di persone comuni che hanno bloccato decine di città. Ma fuori tema è soprattutto pensare che Gaza ci riguardi perché è la vita che ovunque lotta contro la morte, come scrive Enrico Euli, è essere consapevoli che le classi dominanti sono disposte a tutto pur di restare al potere. Fuori tema, aggiunge Lea Melandri, è il volto di una politica meno separata dai corpi.

Immagini: le prime due foto sono mie, la terza è la copertina del libro, le altre sono prese dai rispettivi siti.

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