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Balena · Jan 9, 2026

Quale memoria?

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Tiziana Palmieri · Balena

Il prossimo 27 gennaio ci aspetta la Giornata della Memoria delle vittime della Shoah: cosa significa oggi questa ricorrenza? Come connetterla al presente e ai cambiamenti epocali che lo caratterizzano? Vediamolo insieme…

Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare

Cosa significa il Giorno della Memoria al tempo di Gaza? Per rispondere a questa domanda Clio92, associazione di insegnanti per la didattica della storia, propone un webinar e un momento di riflessione:

Sono passati 81 anni dal giorno in cui nel 1945 le truppe sovietiche liberano il campo di Auschwitz-Birkenau e 26 dall’istituzione del Giorno della Memoria in Italia:

il 27 gennaio 2026 obbliga, ancora una volta, ad uscire dalle convenzioni della retorica, a superare i riti consolatori della memoria, a connettere il passato con il presente e con le drammatiche contraddizioni che caratterizzano le storie in corso.

Contraddizioni che giungono fino a una tendenziale comunanza di vedute tra l’ultra destra e il sionismo. In sostanza, ci si chiede da più parti come sia possibile che, in nome della Memoria, abbiamo collettivamente spalancato le porte al ritorno degli ultranazionalisti in Europa. Su quali basi? Lo chiarisce in un articolo la semiologa Valentina Pisanty:

tra le destre mondiali e quella israeliana (…) esiste anche una forte convergenza di vedute, fondata su islamofobia, nazionalismo esasperato e militarismo. Israele è diventata il sogno delle destre mondiali.

E le vittime dell’Olocausto? Non hanno diritto ad essere tutelate?

una cosa è ricostruire la genealogia che permette di capire perché è così difficile sradicare un pregiudizio di cui si è stati – e si è tuttora – vittime. Altra cosa è trasformare quella condizione in una risorsa da spendere sulla scena pubblica, per affermare una primazia tra le vittime o per rivendicare diritti o licenze speciali. In questo senso le politiche dell’identità sono state nocive.

Quindi attenzione a non fare della memoria di fatti del passato l’occasione per scontri ideologici e faziosità politiche del presente. In particolare,

il conflitto israelo-palestinese ci impegna a trovare le parole per nominare quanto accade oggi, a cercare nella comparazione con il passato elementi di comprensione, di continuità, di differenza e di specificità. Soprattutto ci impone di ri-interrogarci, ancora una volta, sul ruolo del sapere storico nella formazione delle nuove generazioni e su come possiamo renderlo uno strumento efficace di alfabetizzazione della contemporaneità, riflessione critica sul mondo e presupposto di futuro.

In sintesi, la memoria non può essere una clava:

il Giorno della Memoria ha un senso se serve ad affermare che dopo l’Olocausto non possiamo più tollerare nessuna forma di esclusione, discriminazione e oppressione; quindi oggi significa anche manifestare per fermare la distruzione di Gaza e una guerra che sta prendendo dei tratti genocidi. La memoria è il frutto di un’interazione permanente tra passato e presente, non si può conservare in vitro come una reliquia. Se commemorare l’Olocausto significa ricordare il genocidio degli ebrei per separarlo da tutto quello che è avvenuto dopo, o peggio per giustificare la guerra a Gaza, credo sia il modo peggiore di commemorare l’Olocausto.

E la memoria da sola non basta.

Ma per noi, che lavoriamo a scuola, cosa significa connettere la memoria al presente? Che occorre portare la memoria della Shoah nel contesto in cui viviamo, in un mondo in cui, accanto all’antisemitismo di alcuni episodi, stanno dilagando anche l’islamofobia e altre forme di razzismo. Proponendo anche esempi di una storia diversa, testimonianze di pace, superando così “una narrazione fossilizzata nel racconto di tremende atrocità” e cogliendo

l’occasione per ripercorrere storie significative, per imparare a padroneggiare storicamente alcuni concetti importanti (genocidio, crimini contro l’umanità, sterminio di massa, razza, antisemitismo, campi di concentramento e sterminio, ecc.), per sviluppare maggiori consapevolezze sulla realtà, ad esempio per quanto riguarda la discriminazione e la violenza alle quali assistiamo ogni giorno nelle diverse zone del mondo (da qui)

Il 27 gennaio così può diventare una commemorazione “da non sprecare per insegnare a porsi domande ed esercitare il pensiero critico attraverso interrogativi che partono dal passato per giungere fino al nostro presente, all’interno di una dimensione in cui le vicende della Shoah forniscano strumenti di lettura del reale suscitando interesse da parte delle nuove generazioni.”

Isolotti libri, film, documenti come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti

Il buio oltre la siepe di Harper Lee

La piccola Scout, voce narrante fresca e originale, attraverso le scorribande con il fratello e l’amico Dill (un giovanissimo Truman Capote) ci conduce tra le vie e le case di Maycomb, cittadina di fantasia dell’Alabama degli anni Trenta dello scorso secolo. Un contesto in cui i pregiudizi razziali e la discriminazione della popolazione nera sono un dato di fatto che pare inconfutabile. Come lo è l’accusa lanciata contro Tom Robinson, condannato già in partenza e strenuamente difeso da Atticus Finch, che molti identificheranno mentalmente come il Gregory Peck della versione cinematografica dell’opera. Si tratta di un libro che ci riguarda e che andrebbe letto, in versione integrale o adattata all’età: sarà infatti facile suscitare domande pregnanti e riflessioni attualissime. Da dove nasce la diffidenza nei confronti del “diverso”? Perché sopravvivono in noi i pregiudizi del contesto in cui viviamo? Cosa dà speranza all’avvocato Finch, nonostante la palese sconfitta? L’aver obbedito alla coscienza prima che all’opinione della maggioranza e nonostante le conseguenze personali da pagare. Ma non solo. Un nuovo modo di pensare si trova già in atto a Maycomb: vive nei nobili cuori dei giovani protagonisti e in uno sparuto ma coriaceo gruppo di concittadini e concittadine, liberi dagli stereotipi, sensibili all’umanità dei soggetti coinvolti, a prescindere dal colore della pelle.

Segnalo una recensione che ho trovato particolarmente interessante, de La letteratura e noi.

Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso

Cosa dice la tragedia di Crans Montana, con l’incendio che ha causato la morte di giovanissimi che si divertivano per il Capodanno, a una generazione di “genitori geolocalizzatori”? Quale atteggiamento di fronte al mondo stiamo comunicando ai figli? Ne parla Pellai su Famiglia cristiana.

Un dialogo intergenerazionale sano richiede un cambio di postura… e di vocabolario. Per ottenerlo, è utile fare continuo riferimento a una serie di punti chiave, per esempio evitare i “voi giovani” (che generano difesa e non un confronto reale) e non usare i social come strumento di sorveglianza: ecco qui un interessante approfondimento da leggere a cura di Parole O_stili.

Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione

Mi rifiuto di accettare l’idea che l’umanità sia incatenata con nodi tragicamente indissolubili alla notte senza stelle del razzismo e della guerra, al punto che l’alba luminosa della pace e della fratellanza non possa mai diventare realtà. Credo che la verità disarmata e l’amore incondizionato avranno l’ultima parola. Martin Luther King

Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica

-il resoconto di un interessante modulo di didattica della storia, in particolare sull’uso critico delle fonti, per sviluppare capacità di ragionamento storico e competenze digitali in modo integrato (con materiali condivisi utilizzabili e bibliografia). Punto di riferimento è il lavoro condotto dal Digital Inquiry Group, il gruppo di ricerca non-profit nato nel 2024 dallo Stanford History Education Group (SHEG). Tra i percorsi realizzati, sperimentati e resi disponibili on-line, si segnalano il curriculum Reading Like a Historian e il Civic On-line Reasoning (COR)

-una riflessione circostanziata su come intelligenza artificiale e algoritmo stia modificando la fruizione del sapere storico

-i libri di testo riservano spesso delle sorprese, adatte anche a sviluppare negli studenti uno sguardo critico. Interessante, per esempio, come viene tratteggiata la Palestina nei manuali israeliani: ad affrontare l’argomento il saggio La Palestina nei testi scolastici di Israele – Ideologia e propaganda nell’istruzione di Nurit Peled-Elhanan, qui recensito. E come trova posto la visione di Israele nei testi scolastici italiani? Come si intreccia il presente conflitto con una prospettiva largamente eurocentrica e coloniale? Qui un interessante articolo per riflettere.

Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili

-un agile dizionario delle parole chiave per comprendere l’attuale conflitto ideologico, da antisemitismo a genocidio fino a Davide e Golia

-Letteratura e noi propone un approfondimento sulla pericolosa sovrapposizione tra antisemitismo e antisionismo

-E a proposito di didattica della storia:

Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta

Qui solo belle notizie, per prendere respiro:

-gli highlights del WWF dei progressi globali nella protezione degli oceani, delle foreste e di specie chiave (come tartarughe marine e grandi mammiferi) in tutto il mondo (su segnalazione di Rudi Bressa, nella sua newsletter EcoNews)

-la storia di un progetto contro la solitudine che funziona straordinariamente bene, per accogliere insieme anziani e giovani rifugiati, in un condominio svedese che non assomiglia per nulla a un ospizio.

credits: foto dal sito di Clio ‘92, di IBS, da Unsplash (Tom Hermans e Neelakshi Singh)

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