Questo numero, all’inizio di un nuovo anno scolastico, vuole essere un aiuto per riposizionare lo sguardo (il resto viene di conseguenza). Non mi resta che augurarvi buon anno!
Oceani idee generative per una scuola che vuole ricominciare a nuotare in alto mare
Le belle classi di una volta
Una delle idee più diffuse anche dentro le sale docenti e più dure a morire è “che la scuola italiana di “ieri” – quella degli anni Cinquanta, Sessanta prima del ‘68 – fosse un sistema coeso, culturalmente alto e capace di formare una “classe dirigente d’élite” che avrebbe proiettato il Paese ai vertici economici mondiali, mentre la scuola “di oggi” sarebbe invece il frutto di riforme disastrose, di derive sindacali e di un relativismo pedagogico che avrebbe depotenziato l’autorità del docente.” (Mila Spicola). Mentre
i dati mostrano che la scuola degli anni precedenti agli anni Settanta – autoritaria, selettiva, socialmente classista – produceva tassi di dispersione scolastica superiori al 50%, analfabetismo funzionale diffuso e un accesso all’istruzione secondaria riservato a una minoranza, prevalentemente maschile e appartenente alle classi medio-alte. La presunta “alta qualità” era il risultato di un meccanismo di esclusione profondamente anticostituzionale che lasciava fuori ampie fasce della popolazione, non di un migliore livello medio di apprendimento. Il livello medio di apprendimento degli italiani era profondamente inferiore, proprio per le ampie fasce di popolazione sistematicamente buttate fuori dal sistema d’istruzione.
Se ne è occupata Mila Spicola su Huffington Post in un articolo ben circostanziato, nato come risposta alla pedagogista Loredana Parla che sulla Stampa sosteneva che il modello progressista di scuola andasse archiviato.
È facile parlare di alta qualità della scuola se si ha a che fare con un ristretto target di benestanti, alunni che si auto selezionano a seconda della zona in cui è ubicata la scuola e della provenienza sociale delle famiglie o della scelta del tipo di istruzione superiore:
la scuola di oggi, pur con tutti i problemi che nessuno vuole negare, ha ampliato profondamente e progressivamente l’accesso, ridotto l’abbandono scolastico sotto il 10% (Eurostat, 2024) dal 65/50 che era negli anni 60 e portato la stragrande maggioranza degli studenti al completamento del ciclo secondario. Significa la quasi totalità al diploma con tutte le ricadute in termini di benessere e prevenzione di ogni genere calcolabili e calcolati.
Insomma,
le “belle classette di una volta” erano tali perché tenevano fuori dal sistema scolastico il 50% degli italiani e soprattutto delle italiane non per rigore didattico (per rigore didattico intendo le qualità didattiche dei docenti) ma per autoritarismo disfunzionale. Attenzione, ripeto, non per rigore didattico.
Non per rigore didattico, perché lavorare con classi disfunzionali, con alunni difficili, con background migratorio o disagio comporta maggiori qualità didattiche da parte di chi insegna. In conclusione:
la sfida adesso è portare ogni ragazzo e ogni ragazza alla piena sufficienza e a un sempre maggiore numero di eccellenze, ma il mezzo per arrivarci è esattamente l’opposto di quanto auspicato da Perla e altri. E cioè la scuola progressista. Dati alla mano. Cercando di archiviare bias cognitivi di bassa lega. E, per favore, non perdiamoci nei distinguo, di mio nonno, mio zio e mia bisnonna, statisticamente e a livello di sistema è così. Checché ne pensiate o ne abbiate percezione.
Isolotti libri, film, documenti come terre emerse dove riposare, interessanti per chi insegna, per chi desidera approfondire educazione, didattica, inclusione, apprendimenti
Elogio del ripetente di Eraldo Affinati
Pinuccio non fa i compiti. Mirko gioca col cellulare.
Davide rompe le penne. Romoletto scrive “vado ha casa”. Siamo di fronte a vecchi Pinocchi o nuovi somari? Cosa succede nella testa di molti adolescenti di oggi? Perché è così difficile coinvolgerli nelle attività didattiche? Per rispondere a queste domande non basta analizzare le statistiche dell’abbandono scolastico o interpretare i risultati delle prove di verifica. Bisogna indagare sulle emergenze sociali e culturali del nostro mondo, legate alla rivoluzione digitale, alla crisi della famiglia, alla frantumazione informativa, alla decadenza di principi morali un tempo ritenuti invalicabili.
Da qui prende l’avvio questo libricino, uscito nel 2013 ma ancora attualissimo. Eraldo Affinati, sull’onda della proposta educativa di don Milani, nel 2008 insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la Scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti.
“In tanti anni di insegnamento - scrive - il ripetente mi ha regalato il maggior numero di soddisfazioni. Non lo dico per il gusto del paradosso. la ragione è molto semplice: siccome parte da zero, basta poco per fargli compiere un movimento utile. Spesso si rifiuta di avanzare anche di un solo millimetro, ma proprio per questo bisognerebbe riconoscergli ogni minimo progresso.” Insomma, “bisogna premiare il movimento, prima ancora del risultato”:
la sufficienza raggiunta da Alessio, il quale, oltre ad essere rapido e intuitivo, ha una famiglia unita e acculturata, è cresciuto in un quartiere benestante, sin da piccolo ha ascoltato le favole che la madre gli raccontava prima che si addormentasse, vale meno di quella conquistata da Marco, dalla comprensione un po’ lenta, che ha i genitori separati e chissà perché abita con il padre, resta seduto tutto il pomeriggio insieme agli amici sulle panchine della sua borgata, non va mai in centro.
Marco è come se avesse preso 8 (e allora diamoglielo!). Il ripetente è “la cattiva coscienza di alcuni docenti. Il nodo che viene al pettine”. Tocca a noi attuare per lui quanto recita un inarrivabile articolo della Costituzione:
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.”
Alzando l’asticella di Alessio e abbassando quella di Marco.
Correnti lungo le quali anche i genitori potranno ricaricarsi, seguendo il flusso
Per chi è convinto che la scuola deve preparare alle asperità della vita consiglio di ascoltare questo reel di Enrico Galiano:
Per i genitori che utilizzano lo smartphone come baby sitter, qualche riflessione su come funziona veramente la dimensione sociale del nostro cervello.
Scandagli citazioni alla ricerca di ispirazione
Se nasci in certi posti, in certi palazzi, è solo a scuola che poi sperate di vedere una strada diversa. Ma se pure lì ti mollano, che ti rimane? Allora, te cresci in questa strada e le regole sono diverse. (dal podcast L’abbraccio che ripara)
Onde strategie, attività, progetti per movimentare la didattica
A proposito di rimuovere gli ostacoli, segnalo questa promettente iniziativa di Roma Capitale, a sostegno delle famiglie con background migratorio. Ancora attuale, a proposito, il Protocollo del Comune di Bologna per l’inclusione degli alunni stranieri. E a Milano il progetto Scoop - Scuola Cooperativa di Prossimità - vuole contrastare la segregazione scolastica, mettendo in contatto le scuole tra loro.
Immersioni proposte e segnalazioni di iniziative e cose utili
Che poi, i divari danneggiano proprio il cervello: lo spiega questo articolo di Arianna Brancaccio su Lucy sui mondi:
secondo gli scienziati, l’ambiente in cui cresciamo, quello quotidiano – fatto di strade, scuole, famiglie, relazioni e risorse – lascia una nitida impronta nella struttura del nostro cervello. Non metaforica ma fisica. Un’impronta che costringe a rimettere mano al concetto di “merito” e a chiederci se tutto sia, davvero, merito del merito.
Su Nature un importante studio sul gender gap nello studio della matematica.
Lo dico, infine, ai docenti che cominciano le lezioni domandando agli alunni come abbiano passato le vacanze: i divari sociali segnano anche l’estate. Uno studio iniziato nel 1982 e durato oltre 20 anni due ricercatori di Baltimora hanno dimostrato che il momento in cui gli studenti e le studentesse in difficoltà rimangono più indietro rispetto a quelli considerati “bravi” non è tra i banchi di scuola durante le lezioni, ma a casa nel proprio quartiere, in particolare a casa durante i mesi estivi. E un terzo delle famiglie con figli non può permettersi nessuna vacanza.
Deviazioni digressioni, sconfinamenti, frivolezze; perché abbiamo bisogno di uscire fuori dai margini delle mappe, magari perdendoci, per poi ritrovare la rotta
I netturbini turchi che hanno creato una vera biblioteca da libri scartati:
Si può creare qualcosa di bello anche da ciò che altri considerano spazzatura.
Immagini da Unsplash (@ummano) e da Mondadori.
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