Tempo di bilanci nelle scuole, alla fine di un anno costellato da notizie allarmanti di aggressioni, violenze (ne abbiamo parlato anche qui), dentro un contesto caotico che sembra votato all’autodistruzione, in cui i primi a risentirne sono i più giovani. Ma noi adulti quali responsabilità abbiamo?
Nessuno dà ciò che non ha
La scuola è il primo e spesso l’unico luogo in cui ragazze e ragazzi se la sentono di raccontare e di raccontarsi. O comunque è quello in cui, più facilmente, la persona di minore età di fatto viene allo scoperto e viene osservata da adulti non familiari. Non solo perché a volte il disagio ha origine nella famiglia, ma più comunemente perché risulta più difficile confidarsi con i genitori, per paura del giudizio o per mancanza di un ascolto empatico.
Paradossalmente non solo il distacco, ma anche un atteggiamento iper-protettivo rende difficile il dialogo. La “sindrome dell’eccesso di cura” vede padri e madri sentirsi responsabili della felicità dei figli, continuamente in allerta per evitare che qualcosa possa diminuire la loro serenità. Ma intervenire in modo continuo non aiuta i figli a crescere e spesso impedisce ai genitori stessi di osservare i figli in modo sincero. L’eccessiva ricerca dell’approvazione dei figli, poi, impedisce alle figure genitoriali di stabilire confini o di intervenire in maniera opportuna e per tempo quando si tratta di chiamare a una responsabilità.
Nel frattempo, i bisogni urgono. La scuola ha bisogno di aiuto per gestire una crescente diffusione di disagio mentale, dall’attacco di panico e dalla fobia scolare fino a episodi di autolesionismo e pensieri suicidari già in tenera età. In questo contesto
il metal detector o la repressione delegano al controllo funzioni propriamente relazionali ed educative, laddove le evidenze scientifiche ci informano che la sicurezza non si fonda sul controllo, ma sulla fiducia che circola nelle relazioni interpersonali capaci di offrire spazi e tempi a quel sentire a volte così grande per un adolescente solo (da qui).
“Vanno creati spazi in cui sia possibile dire non sto bene prima che sia troppo tardi”: la persona in crescita ha bisogno di percepire adulti interessati, uno sguardo buono su di sé che non la lasci sola con il groviglio delle emozioni e delle difficoltà.
Sicuramente occorrono politiche che diano sostanza agli sforzi che le scuole più virtuose stanno già mettendo in atto per offrire uno sportello psicologico scolastico, impiegare risorse per referenti che si occupino del disagio e farsi carico di diverse problematiche in collaborazione con altre istituzioni, supplendo a una rete sociale che è sempre più sgretolata.
Ma occorre soprattutto che gli adulti si educhino. Mi ci ha fatto pensare un articolo che provocatoriamente propone di togliere i social non ai giovani ma ai grandi: sono questi, infatti, che “lanciano shitstorm, che mandano a pezzi i loro rapporti di coppia con Whatsapp, che ingrassano fake news e condividono spazzatura tossica”, sono loro che scrollano schermi mentre i figli chiedono attenzione o che mettono in mano smartphone ai bambini già in età prescolare. Ecco, “nessuno dà ciò che non ha”, diceva Tommaso d’Aquino:
nessun adulto può educare i più giovani se non prende consapevolezza di essere egli stesso bisognoso di educarsi e lasciarsi educare. (...) non siamo coscienti che la vera crisi è più profondamente una crisi degli adulti. Non siamo forse noi adulti ad aver perso la bussola? Non siamo noi ad aver assorbito appieno una cultura dove è diventato tutto relativo, instabile, liquido? Perciò non siamo più in grado di proporre mete, ideali, valori, per cui vale veramente la pena impegnarsi, vivere e morire. (da qui)
La neve in fondo al mare di Matteo Bussola
I protagonisti sono un padre e un figlio che non si riconoscono più, l’uno incapace di comprendere, l’altro trincerato dietro un disturbo del comportamento alimentare. Attorno a loro altri genitori e altri giovani, accomunati dal ricovero nello stesso reparto di neuropsichiatria: “adolescente e adulto sono due facce della stessa moneta. Hanno addirittura la medesima radice. Però adulto è un participio passato. Mentre adolescente è un participio presente. Capisce cosa voglio dire?”
Vivere accanto a un figlio con un disagio disorienta, perché “scoprire la profondità della tristezza di un figlio è come trovare qualcosa in un posto dove non te lo saresti mai aspettato. Come trovare la neve in fondo al mare. In fondo al mare non ci dovrebbe stare la neve, no?”
Cosa dovrebbe fare allora un genitore di fronte a un figlio che si sta lasciando morire? “Servono occhi attenti, desiderio di conoscere, capacità di mettersi in discussione e nessuna soluzione pronto uso.” Per ricomporre i frantumi di una storia in cui, quasi inavvertitamente, qualcosa si è spezzato e per rimettere insieme i pezzi di un’umanità ferita:
amare un figlio, o una figlia, vuol dire amare un tradimento, voler loro bene soprattutto quando sono molto diversi da ciò che si era sperato. Forse si diventa padri, si diventa madri, proprio per imparare quel tipo di amore lí, unico e irragionevole, che non si può sperimentare in nessun altro modo, in nessun altro tipo di relazione. Forse il vostro compito è quello di riuscire a farci scorgere la bellezza anche nel progetto che non riesce, nella promessa non mantenuta. Nella provvisorietà del bene. Nel crollo che ci svela cos’era a tenerci in piedi.
Possono essere utili questi consigli redatti dall’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma per genitori sulla salute mentale dei figli. Il primo suggerimento è esserci.
Qui una guida sulle agevolazioni fiscali per figli con DSA.
-In un campus sportivo, mentre i ragazzi erano impegnati nelle varie attività motorie, è stato proposto ai docenti di partecipare a un laboratorio di intelligenza emotiva, con Artedo, in particolare attraverso il metodo autobiografico creativo. Dico solo che alla fine eravamo tutti più consapevoli di noi stessi e di avere bisogno prima di tutto di imparare per poter insegnare.
-La pratica della Mindfulness può essere di grande aiuto nel contesto attuale, anche con bambini e ragazzi, che si trovano di fronte a momenti di stress e preoccupazione legati agli impegni scolastici: qui una guida gratuita in pdf, con una sintesi teorica e brevi e facili attività da provare anche in classe.
-Digitale e outdoor learning di pari passo: lo strano connubio di Ecologia digitale con Superverme, una proposta didattica per l’infanzia
-un ebook gratuito su Costruire un attaccamento sicuro nel sistema 06, una guida per educatrici, educatori e insegnanti di nidi e scuole dell’infanzia, curata da Percorsi formativi 06
-queste due iniziative residenziali di Teste fiorite:
-Territori Educativi ci offre un articolo particolareggiato per uno sguardo sui libri di testo della scuola primaria e, in particolare, su come abbiano recepito le indicazioni ministeriali.
-l’idea è quella di mettersi comodi a leggere, accompagnati dalla musica: lo Stadio Palatino, l’Ara Pacis, Villa Torlonia, il Mattatoio di Testaccio, il Teatro dell’Opera di Roma e piazza del Campidoglio diventano la location delle Tempeste silenziose, raduni pensati per leggere tutti insieme lo stesso libro. Occorre prenotarsi, al resto (compreso il libro) ci pensano loro
-il miele non è solo un prodotto alimentare, è l’espressione del rapporto fra essere umani, territorio e mondo naturale. Per conoscere meglio questo rapporto, UNAAPI invita tutte le persone a partecipare all’evento Mielerie Aperte, in programma per domenica 17 maggio
Le immagini sono tratte da Canva AI la prima, la seconda dal sito Feltrinelli.
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