Come parlare di pace oggi a scuola? Serve farlo? Si tratta solo di parole vuote o sogni di pochi illusi? La newsletter di oggi vuole provare a rispondere a queste domande.
Scuola avamposto di pace
Il 5 dicembre scorso è stato pubblicato dalla CEI un documento dal titolo significativo, Educare a una pace disarmata e disarmante, in cui sono contenuti molti suggerimenti su come educare alla pace. Partiamo da alcune note di contesto. La dinamica di escalation dei conflitti e degli armamenti “distoglie risorse alla costruzione di un mondo abitabile, libero dalla fame ed orientato ad uno sviluppo davvero umano, contribuendo invece al degrado ambientale, anche con le emissioni climalteranti”. È lo scenario di “guerra mondiale a pezzi”, evocato da papa Francesco.
Che fare? Come favorire la pace nel nostro quotidiano di persone di scuola? I suggerimenti concreti sono diversi. Occorre “proseguire il cammino di quanti, dopo la guerra, scelsero con coraggio una via di pace da costruire insieme (...), ricercare vie diverse, di immaginare modi differenti di abitare un tempo denso di conflittualità”:
un’educazione alla pace dovrà partire anche da qui: da una resistenza al negativo che si annida anche nelle relazioni più fondamentali e deborda in ogni ambito, rischiando di diventare cultura dominante. Educare ed educarci alla pace significherà imparare a guardare in modo diverso ai conflitti: realtà che appartengono alla quotidianità umana, ma da gestire con saggezza, perché non siano occasioni di insorgenza della violenza ma di crescita in umanità. È una sfida che investe anche la cura di sé e del proprio sentire (che significa «disarmo del cuore»? come imparare a gestire la rabbia senza lasciarla prevalere?); essa tocca le relazioni familiari e quelle sociali e interessa la comunicazione nello spazio pubblico, nella politica e nei mondi social.
Ma come?
Approfondendo lo studio di alcune figure chiave, come Francesco d’Assisi con il suo saluto di pace affidato ai suoi frati, mandati a cantare il Cantico di Frate Sole, per invitare al superamento del conflitto che lacerava la città. Riprendendo la tradizione di nonviolenza che il pastore battista Martin Luther King aveva appreso alla scuola del Mahatma Gandhi. Anche in Italia la nonviolenza ha riferimenti importanti, in Aldo Capitini e Alexander Langer. Numerosi anche i soggetti che anche oggi operano in tale direzione.
Ma non è un compito solo da docenti di materie umanistiche.
Anche il web e i media devono diventare luoghi in cui coltivare la pace, contrastando la polarizzazione, promuovendo linguaggi rispettosi, educando al discernimento e aprendo spazi di dialogo autentico, in cui la cura reciproca prevalga sulla logica dello scontro.
E, non ultimo:
dobbiamo avere il coraggio di porre fine alla nostra guerra alla terra e fare con essa la pace. Questo significa, come in ogni pace, fare assieme il cammino che abbiamo davanti, avendo cura della terra. (...) La sfida è quella di costruire una democrazia planetaria non centrata sul dominio di una cultura sulle altre ma sulla convivenza di tutte le «tribù della terra» in una solidarietà globale.
Per questo occorrono educatori che siano artigiani di pace, “soggetti che da un cuore pacificato sappiano trarre le energie per operare per essa nella storia e nel tempo, a tutti i livelli.”
Mi rifiuto di obbedire di Jean Giono
Dal 1919 non c’è stato un solo momento della mia vita in cui non abbia pensato di lottare contro la guerra. Avrei dovuto lottare contro di essa nel periodo in cui mi tratteneva, ma in quel momento ero un ragazzo intimorito dai poeti della borghesia. Il mio cuore, che era stato forgiato e costruito da mio padre, un ciabattino dall’animo semplice e puro, il mio cuore non accettava la guerra, e camminavo nel paese da assaltare con un fucile ostruito. Adesso me ne pento.
Sono le semplici parole di un giovane finito in mezzo alle trincee della Prima Guerra Mondiale, in combattimenti voluti da adulti che invece “erano perfettamente informati (...), uomini, invecchiati, che conoscevano la vita e le astuzie, e che sapevano esattamente cosa bisogna dire ai ragazzi di vent’anni affinché accettino il salasso”.
La guerra - ci dice Giono - è sempre sbagliata perché è inutile:
inutile per me. Inutile per il compagno che sta con me sulla linea di tiro. Inutile per il compagno di fronte. Inutile per il compagno che sta accanto al compagno di fronte sulla linea di tiro e che avanza verso di me. Inutile per la fanteria, per la cavalleria, per l’artiglieria, per l’aviazione, per il soldato, il sergente, il tenente, il capitano, il comandante.
Ma allora a chi serve? Ebbene,
la guerra non è una tragedia, è un modo per governare. Lo Stato capitalista non conosce uomini che cercano ciò che chiamiamo felicità, uomini che altro non fanno che essere ciò che sono, uomini in carne e ossa; conosce soltanto la materia prima per produrre capitale. E, in certi momenti, per produrre capitale ha bisogno della guerra, utilizza la guerra come un falegname la pialla.
-contenuti webinar gratuiti per educatori (anche per genitori) che comprendono un percorso formativo con videolezioni + slide o dispense, non hanno scadenza e prevedono il rilascio di un attestato, sui temi più caldi dell’educazione e lo sviluppo infantile nello 06
-interessante anche la newsletter Semi di Crescita, che arriva una volta al mese con comunicazioni sui contenuti gratuiti, i corsi e le varie iniziative per educatrici, educatori, insegnanti e genitori.
Segnalo alcune attività significative da utilizzare in classe, adattandole alle età delle classi:
-a partire da un'uscita sul territorio, da una testimonianza o dallo studio delle fonti di fatti avvenuti nella propria città o nella propria regione, si invitano gli studenti e le studentesse a raccontare e rielaborare l'esperienza, riscoprendo così luoghi significativi legati ai temi della guerra e della pace: qui la scheda didattica
-un laboratorio che invita a mettersi nei panni dell’altro, a guardare il mondo con occhi diversi e a trasformare l’aula in un luogo di ascolto, inclusione e solidarietà, a cura di Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi
-una strada da percorrere è certamente quella della narrazione, cioè la proposta di storie di pace e di resilienza. Allo stesso link l’idea di far vivere in classe le decisioni di un trattato di pace per offrire una prospettiva operativa e coinvolgente che va al di là dei concetti teorici.
-è appena trascorsa la Giornata internazionale della donna. Siamo ancora in tempo per informarci su a che punto è la parità di genere, leggendo il rapporto IPSOS
-un corso gratuito per alunni su SOFIA per integrare informatica e TIC nella didattica quotidiana, in modo da aiutarli nell’acquisizione di queste essenziali competenze
-varie occasioni di formazione disciplinare offerte da Loescher
-la fondatrice di Parole o_Stili racconta la nascita del progetto come risposta urgente all’odio verbale sia online che offline, descrivendo il Manifesto della comunicazione non ostile:
Qualche deviazione “pacifica”:
-uscito nell’agosto 2025 per Nintendo Switch e PC, il videogioco cozy Tiny Bookshop ha fatto innamorare librai, lettrici e lettori, con la sua assenza di frenesia, di competizione e lotte. Al centro c’è invece la gestione di una piccola libreria ambulante in una cittadina utopica, Bookstonsbury. Il fine del gioco è appunto dare a ciascuno il libro giusto in grado di rendere felici
-neanche le malattie si combattono
-le bonding benches, panchine di legame, introdotte da English Heritage per aiutare i visitatori a dialogare, avviando attività comuni per le giovani famiglie e organizzando passeggiate con passeggini e fasce, guidate da volontari del NCT (National Childbirth Trust) in siti selezionati.
foto: la prima è mia, la copertina del libro viene da Einaudi, la foto del videogioco dal sito Nintendo.

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